Pil "piatto", misure sbagliate e allarme spread: da Istat e Bankitalia avviso di sfratto al Governo

Mai così male dal 2013: il giorno nero dei conti economici. Se l'Istat vede la stagnazione, Bankitalia sbertuccia il governo su Reddito di cittadinanza, Quota 100 e decreto dignità. Ma quali sono dunque le prospettive? Per Visco serve uno shock fiscale

Perché prima delle elezioni i dati Istat parlavano di una mini ripresa -per quanto debole- mentre una settimana dopo il voto lo stesso istituto di statistica ha rivisto al ribasso tutti gli indicatori economici? Una domanda che temiamo resterà senza risposta ma che si aggiunge a dipingere un quadro di previsioni sbagliate (ricordate la nota di aggiornamento al primo Def del governo gialloverde?) e impegni di spesa superiori alle prospettive di crescita come peraltro ricordato dall'Europa che - come un buon padre di famiglia - ha raccomandato all'Italia di non aumentare a dismisura il proprio debito pubblico con un deficit fuori controllo.

Questo e molto altro c'è sottotraccia nel nuovo racconto del quadro economico italiano che si evince dagli ultimi dati che provengono da Istat e Banca d'Italia nel giorno della relazione del Governatore Visco.

Dati Istat, l'Italia in stagnazione

Andiamo per ordine: per l'Istituto nazionale di statistica -esaminati i conti economici del primo trimestre 2019 - il Prodotto interno lordo è diminuito dello 0,1% nei confronti del primo trimestre del 2018, inoltre la variazione acquisita per il 2019 risulta nulla. Ovvero stagnazione economica, l'Italia non cresce più. E non accadeva da fine 2013.

Con questa revisione, le stime per il 2019 condannano l'economia italiana a una lunga fase di stagnazione con il rischio di ricadere in recessione. Inoltre, una crescita più bassa peggiora automaticamente i rapporti deficit/Pil e debito/Pil, quelli monitorati attentamente dalla Commissione Europea che deve decidere nei prossimi giorni se aprire contro il nostro Paese una procedura di infrazione per debito eccessivo.

pil dati istat-2Un dato negativo tanto più se confrontato con i nostri partner europei: nel complesso infatti il Pil dei paesi dell’area Euro è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,2% nel confronto con il primo trimestre del 2018.

Aspettando la prossima diffusione dei dati prevista ad Agosto c'è da tirare un piccolo sospiro di sollievo grazie ad un limitato incremento delle esportazioni e un lieve apporto positivo sia dei consumi, sia degli investimenti in particolare per la componente delle costruzioni.

dati istat pil-2

Banca d'Italia: "Incerti effetti Rdc e Quota 100"

Ma la giornata nera dell'economia italiana impallinata anche dai dati dello spread in costante aumento, vede anche le dichiarazioni del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco che sbertuccia le previsioni del governo sugli effetti positivi di Reddito di cittadinanza e Quota 100 sopratutto sul piano dell'occupazione: 

Per Bankitalia "gli effetti sull'occupazione, che sarebbe di mezzo punto percentuale più alta nel 2021, presentano invece ampi margini di incertezza". Occhio anche alle coperture che il Governo ha dovuto accantonare per le misure economiche che comunque apporterebbero benefici di appena 0,6 punti percentuali e solo nel conto complessivo del triennio 2019/2020.

Il rischio di indebitamento vale quindi un risultato incerto? Secondo il governatore della Banca d'Italia gli effetti del crollo di fiducia sul sistema Italia e il contestuale aumento dello spread (e la la trasmissione del maggiore costo dei titoli pubblici a quello dei prestiti ) portano inesorabilmente ad effetti negativi sul credito: Bankitalia infatti segnala l'emersione di segnali di tensione sull'offerta dei prestiti, soprattutto per le piccole imprese. Tensione che era stata fin qui limitata dall'

"Le tensione possono acuirsi, nella percezione dei mercati, in modo repentino".

Bankitalia: "Decreto dignità peggiora occupazione"

Visco torna anche sul decreto dignità licenziato dal governo nell'Estate scorsa e sugli effetti in particolare sulle trasformazioni dei contratti a termine. Per il governatore della Banca d'Italia i "nuovi vincoli insieme al peggioramento del quadro congiunturale contribuiscono a ridurre la probabilità di rimanere occupati allo scadere di un contratto a termine". 

Visco: "Italia in ritardo su cambiamento tecnologico"

Ma di chi è dunque la colpa della crisi? Per il governatore la debolezza della crescita dell'Italia negli ultimi vent'anni non è dipesa né dall'Unione europea né dall'euro, e Visco lo giustifica con un fattore empirico: "Quasi tutti gli altri Stati membri hanno fatto meglio di noi".

"Quelli che oggi sono talvolta percepiti come costi dell'appartenenza all'area dell'euro sono, in realtà, il frutto del ritardo con cui il Paese ha reagito al cambiamento tecnologico e all'apertura dei mercati a livello globale"

Visco: "In Italia migranti poco qualificati"

Cosa fare dunque? Se gli effetti della crisi non sono ancora pienamente riassorbiti e rallentano l'economia italiana, Visco mette sotto la lente d'ingrandimento quello che è il vero tallone d'Achille del Paese: la produttività e la piramide sociale che vede un'Italia con una popolazione invecchiata e giovani laureati in fuga come già ricordavamo ieri. 

In compenso il contributo che l'immigrazione può dare alla capacità produttiva del Paese sconta l'incapacità dell'Italia di attrarre laureati o lavoratori qualificati. Come mette in evidenza Bankitalia la quota di laureati tra gli stranieri è pari a quasi il 13 per cento, meno della metà di quella media registrata nell'Unione.

Insomma, tutt'altro che risorse. 

Visco: "Serve riforma fiscale"

Il governatore della Banca d'Italia sostiene la richiesta di un'ampia riforma fiscale dando certezze a chi produce e consuma, criticando il metodo tutto italiano che ha applicato il bizantinismo burocratico anche alla mole di adempimenti fiscali cui sono costrette imprese e privati.

"Dai primi anni Settanta del secolo scorso sono state introdotte nuove forme di tassazione ed è stato progressivamente definito un complesso insieme di agevolazioni e di esenzioni, nell'assenza di un disegno organico e con indirizzi non sempre coerenti"

"Solo un'attenta disciplina di bilancio e solide prospettive di ritorno a più alti tassi di crescita dell'economia -affermava Visco- possono far risalire la fiducia del mercato dei titoli pubblici e ridurre i rendimenti verso quelli prevalenti nel resto dell'area dell'euro".

Insomma, il solito invito al Governo: fate presto, fate bene. 

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