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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Modifiche illegittime del contratto

Perché quasi 3 milioni di italiani hanno pagato le bollette di luce e gas più del dovuto

Secondo l'Antitrust le maggiori compagnie energetiche (tra cui Enel, Eni, Hera, A2A, Edison, Acea ed Engie) avrebbero comunicato a oltre sette milioni di consumatori variazioni tariffarie ingiustificate. E 2,6 milioni di utenti avrebbero già pagato più del dovuto

L'Antitrust ha avviato un provvedimento nei confronti di Enel, Eni, Hera, A2A, Edison, Acea ed Engie per presunte illegittime modifiche unilaterali al prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale. Come spiegato dall'Unione Consumatori in un esposto che era stato presentato all'autorità di garanzia della concorrenza, tutte le comunicazioni mandate ai consumatori dopo il 1° maggio 2022 sono inefficaci. "Il preavviso non può essere inferiore a 3 mesi e che il termine scatta dal primo giorno del mese successivo a quello di ricevimento della comunicazione da parte del cliente stesso. Quindi, dato che la legge è entrata in vigore al 10 agosto, ogni preavviso successivo al 1° maggio non si è più perfezionato e, quindi, non è più valido" si legge in una nota di Unc. "Anche la scusa che il contratto a prezzi fissi era in scadenza non regge, salvo siano evoluzioni automatiche delle condizioni economiche già previste dalle condizioni contrattuali all'atto della stipula, come lo scadere di sconti" - afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia per l'unione dei consumatori. "Ora, però, il Governo deve rinviare la fine del mercato tutelato".

Bollette pagate più del dovuto: cosa può succedere ai consumatori coinvolti

Ma cosa è successo: spieghiamo bene partendo dalla nota dell'autorità antitrust. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha adottato un provvedimento nei confronti delle principali società fornitrici di energia elettrica e di gas naturale sul mercato libero, che rappresentano circa l’80% del mercato. Sotto la lente dell’Autorità sono finite le proposte di modifica del prezzo di fornitura di energia elettrica e di gas naturale e le successive proposte di rinnovo delle condizioni contrattuali che sarebbero risultate in contrasto con una norma contenuta nel decreto Aiuti bis che "sospende fino al 30 aprile 2023 l’efficacia sia delle clausole contrattuali che consentono alle società di vendita di modificare il prezzo di fornitura sia delle relative comunicazioni di preavviso, salvo che le modifiche di prezzo si siano già perfezionate prima dell’entrata in vigore del decreto stesso (10 agosto)".

Questi interventi vanno ad aggiungersi ai quattro procedimenti istruttori e agli altrettanti provvedimenti cautelari adottati nei confronti delle società Iren, Dolomiti, E.On e Iberdrola e fanno seguito ad un’ampia attività preistruttoria svolta nei confronti di 25 imprese, dalla quale è emerso che circa la metà degli operatori interessati ha rispettato la legge evitando di modificare le condizioni economiche - dopo il 10 agosto 2022 - ovvero revocando gli aumenti illecitamente applicati.

Alle sette società viene contestata la mancata sospensione delle comunicazioni di proposta di modifica unilaterale delle condizioni economiche, inviate prima del 10 agosto 2022 e, in seguito, le proposte di aggiornamento o di rinnovo dei prezzi di fornitura, di carattere peggiorativo, giustificate sulla base della asserita scadenza delle offerte a prezzo fisso. Ad Acea viene anche contestata l’asserita efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del Decreto Aiuti bis (10 agosto 2022) e non "perfezionate" prima della stessa data.

Sulla base dei dati forniti dalle stesse imprese, risulta che i consumatori, i condomini e le microimprese interessati dalle comunicazioni di variazione delle condizioni economiche sono 7.546.963, di cui circa 2.667.127 avrebbero già subito un ingiustificato aumento di prezzo. Le imprese dovranno, quindi, sospendere l’applicazione delle nuove condizioni economiche, mantenendo o ripristinando i prezzi praticati prima del 10 agosto 2022 e, inoltre, dovranno comunicare all’Autorità le misure che adotteranno al riguardo. Entro sette giorni, le imprese potranno difendersi e l’Autorità potrà confermare o meno i provvedimenti cautelari.

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