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Lunedì, 4 Marzo 2024
Verso la svolta ecologica

"Con lo stop alle auto a diesel e benzina a rischio 73mila posti di lavoro"

La misura Ue che prevede di vendere solo vetture elettriche dal 2035 viene giudicata inattuabile da Federmeccanica e sindacati. Che chiedono un confronto al governo

Lo stop alle auto a motore termico a partire dal 2035 (una misura decisa dall'Ue e confermata dal governo italiano) potrebbe causare la perdita di 73.000 posti di lavoro nel settore dell'auto, di cui  63.000 nel periodo 2025-2030. Queste almeno sono le stime dell'osservatorio automotive di Federmeccanica, Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, secondo cui "già oggi i dati sull'andamento dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali forniti dall'Inps indicano la tendenza: nel 2019 sono state utilizzate 26 milioni di ore di cassa integrazione, nel 2021 quasi 60".

Insomma, la transizione ecologica ha un prezzo che va messo sul piatto della bilancia. In totale i posti di lavori a rischio in tutta l'Ue sarebbero circa mezzo milione, "parzialmente compensati da 226.000 nuovi posti di lavoro previsti nella produzione dei sistemi di propulsione dei veicoli elettrici, con una perdita netta di 275.000 posti di lavoro". 

Tra industriali e tute blu cresce dunque la preoccupazione per "l'assenza di certezza nelle misure di accompagnamento per l'allocazione delle risorse del Pnrr" mentre il rischio di deindustrializzazione di un settore chiave dell'economia italiana "è concreto" Secondo Federmeccanica e i sindacati "la domanda circa la preparazione del sistema Paese a fronte di questo scenario di discontinuità è doverosa, urgente e non la vediamo finora accolta da tutti gli attori con la necessaria attenzione". 

"Fermare la vendita di auto non elettriche dal 2035 è impossibile"

Il presidente di Federmeccanica, Federico Visentin, ha lanciato un appello al governo Draghi anche a nome di Fim, Fiom e Uilm per chiedere di aiutare le imprese del settore. "Siamo seriamente preoccupati e non possiamo più attendere per aprire un confronto. L'automotive è un settore complicato. E se la spinta verso la transizione è una spinta dovuta dobbiamo dire però che oggettivamente fermare la vendita auto non elettriche al 2035 è impossibile".  

"Il rischio - dice ancora - è di lasciare 70mila lavoratori per strada: e si tratta di lavoratori competenti".  Insomma, la posizione è chiara: si rischia una catastrofe occupazionale. E secondo Federmeccanica l'Italia sarà tra i Paesi più colpiti. L'impatto proporzionalmente maggiore rispetto ad altri Paesi dell'industria Automotive, si legge nel documento, è infatti "ben giustificato per la forte presenza di attività legate alla powertrain del motore a combustione interna".

Già oggi d'altra parte il settore non gode di buona salute. I dati che disegnano il panorama auto sono pesanti: parlano di una caduta della produzione nazionale di autoveicoli, passata dagli oltre 1,8 milioni del 1997 ai 700.000 nel 2021, di cui meno di 500.000 autovetture, il settore automotive ha, nel suo insieme, un peso rilevante nell'economia italiana. L'industria, definita sin dal 1946 "l'industria delle industrie" ricordano, vale in Italia infatti un fatturato di 93 miliardi di euro, pari al 5,6% del Pil e nel solo comparto della fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi operano oltre 2mila imprese e 180mila lavoratori e si realizza il 7% delle esportazioni metalmeccaniche nazionali per un valore di 31 miliardi di euro. 

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