Venerdì, 18 Giugno 2021
Economia

Un 2021 in mutande: "Tsunami occupazionale dopo la fine del blocco dei licenziamenti"

Tra il 20 e il 30% delle attività di distribuzione scompariranno definitivamente nel 2021 secondo le associazioni di categoria citate da Gianluigi Cimmino amministratore delegato di Pianoforte Holding (Yamamay, Carpisa e Jaked)

"Il governo è completamente incapace, quando si toglierà il blocco ai licenziamenti ci si renderà conto di quanto pesa la distribuzione in Italia e allora ne vedremo delle belle". È molto più che amareggiato Gianluigi Cimmino, amministratore delegato di Pianoforte Holding, che include Yamamay, Carpisa e Jaked, che pone l'accento sui danni che sta subendo il mondo del retail. "Le chiusure saranno tantissime già a inizio 2021, prepariamoci a uno tsunami occupazionale" avverte Cimmino che teme che le chiusure dei mesi scorsi unite al blocco dei centri commerciali nel weekend previsto dall'ultimo dpcm, possano creare conseguenze "terribili".

"Le previsioni vanno fatte di settimana in settimana - spiega Cimmino all'Adnkronos - In termini di fatturato le stime delle associazioni di categoria parlano chiaro: si registrerà almeno un -20/30% delle attività di distribuzione in Italia, che scompariranno definitivamente nel 2021". Come ha ribadito anche nei giorni scorsi con un duro comunicato, Cimmino non ritiene che i centri commerciali siano un luogo di contagio. Al contrario. "Io - sottolinea - condanno e accuso lo Stato per il rischio di contagio nelle città a seguito delle chiusure dei centri commerciali. Se si chiudono i centri commerciali c'è più concentrazione nelle vie cittadine, che a differenza dei centri commerciali non sono controllabili". Inoltre, ci tiene a precisare, "oltre alle attività preventive fatte nei centri commerciali come la misurazione della temperatura e il controllo dell'accesso ai negozi, noi del retail abbiamo sempre seguito tutte le regole dalla riapertura a maggio, non ci sono stati mai episodi clamorosi di mancato rispetto delle regole".

Per Cimmino, per consentire ai mall di restare aperti era sufficiente pensare a delle soluzioni "semplici". "Esistono i conta persone - fa notare - potevano essere messi anche all'ingresso dei parcheggi, e poi bastava allungare l'orario di apertura. Questo avrebbe significato avere luoghi protetti anche a tarda sera in cui fare acquisiti, in un ambiente sicuro e controllato. Queste azioni semplicissime potevano essere fatte se ci fosse stata la volontà di proteggere la distribuzione. Volontà che non c'è stata, a scapito di un selvaggio e discriminante sviluppo dell'e-commerce e delle piattaforme straniere che saranno le uniche a beneficiare delle chiusure dei centri commerciali". Ma sottolinea: "Io sono iper liberista, ritengo che il progresso non vada fermato e anzi, andrebbe incentivato, ma lo Stato doveva intervenire prima con nuove regole e mettere il retail fisico nelle condizioni di competere con l'online. Noi non operiamo alle stesse condizioni dell'e-commerce, il governo lo sa benissimo, avrebbe potuto fare una web tax per dare ristori a chi sta chiudendo la propria attività ma non lo ha fatto".

Le previsioni per i prossimi mesi, spiega desolato Cimmino, sono tutt'altro che rosee. "Le ripercussioni seguite dall'ultimo dpcm con le chiusure dei centri commerciali nei festivi e nei prefestivi saranno super impattanti - rimarca -. Con il ponte dell'Immacolata tutte le aziende italiane del retail subiranno un calo di fatturato nell'ordine del 50-60%, perché quello è il peso dei centri commerciali, che a Natale fatturano dal 70 all'80%".

Il mese di dicembre, inoltre, "è un mese di forte vendita per i centri commerciali e i parchi commerciali, che sono all'aperto - chiosa -. Purtroppo le conseguenze che avevano messo in conto sono confermate, anche se non erano previste, perché c'era stata un'implicita promessa da parte del governo che dopo il lockdown di novembre il mese di dicembre sarebbe stato un mese di vendite controllato ma normale. Ora butteremo quest'anno nella spazzatura con conseguenze occupazionali terribili".

Cimmino rivolge quindi un appello a Roma affinché venga rivisto il rapporto tra conduttori e proprietari dei negozi dei centri commerciali: "Andrebbe fatta una legge -conclude - magari con la garanzia dello Stato, che metta le parti nelle condizioni di avere una serena trattativa di revisione dei canoni". 

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