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Sabato, 27 Novembre 2021
ECONOMIA

Il Sud sempre più povero: "Ci vuole il reddito di cittadinanza"

I dati di Svimez evidenziano un aumento dei posti di lavoro e una piccola ripresa del Pil nel Mezzogiorno. Ma anche che le diseguaglianze di reddito tra Nord e Sud sono aumentate: "Non si sta combattendo la povertà: per farlo bisogna dare reddito"

Sembrava un segnale incoraggiante, soprattutto per il Mezzogiorno che da sette anni è impantanato in una crisi economica: secondo il rapporto Svimez nel 2015 il pil del Sud crescerà dello 0,1%. Non è molto, ma è la prima variazione positiva da sette anni a questa parte che si accompagna a un'altra: nel secondo trimestre del 2015 gli occupanti del meridione sono cresciuti di 120mila unità, mentre quelli del centro-nord soltanto di 40mila unità. 

In effetti proseguendo il rapporto si legge che le diseguaglianze di reddito tra Nord e Sud sono aumentate e il Mezzogiorno "è sempre più povero": "Nel Centro- Nord oltre il 50% delle persone guadagna dall'80 al 100% del reddito medio regionale. Al Sud questo vale solo per una persona su cinque". Svimez mette in allerta e suggerisce di attivare misure di contrasto della povertà nelle famiglie a rischio e la valorizzazione dell’industria culturale, che al Sud potrebbe fruttare oltre 100 mila nuovi posti di lavoro. Secondo Nunzia Catalfo senatrice del Movimento 5 stelle, ci sarebbe già un ddl pronto in Senato, quello sul reddito di cittadinanza.

"Quella di cui parliamo non è una vera ripresa. Dai dati rilevati da Svimez i posti di lavoro potrebbero tranquillamente non essere fissi. Molto sono tirocini messi in atto grazie a "Garanzia giovani": in Sicilia ne sono stati attivati ben 35mila nel solo mese di settembre. Il tirocinante è considerato occupato ma in Italia questo non garantisce nessun inserimento lavorativo. Quindi la minima crescita percepita è distorta. Solo con il reddito di cittadinanza si può azzerare la povertà. A quel punto con una serie di misure attive e proattive, formazione di qualità e aiutando le famiglie si può colmare quel gap culturale ed economico creato dalla crisi, di cui il sud è maggiormente vittima. In quel modo soltanto l'Italia sarà pronta per una crescita reale e di qualità"

Quindi questi dati non sono affidabili?

"Bisogna analizzare i dati in modo corretto e questo non è facilissimo. Il fatto che vengano analizzati da più istituti non consente né a noi né al governo di avere la reale fotografia del contesto occupazionale. Avevamo proposto come Movimento 5 stelle l'interoperabilità delle banche dati: Istat, Inps, ministero del Lavoro e tutti i report redatti sull'occupazione potranno essere fruibili a tutti e le analisi statistiche saranno facilitate. Se avessimo uno strumento che rende le banche dati interoperabili sapremmo subito di che tipo di occupazione stiamo parlando"

Quindi quella che ci ha dato Svimez non è una buona notizia?

"Non posso vederla come tale: si parla di una crescita prevista di appena lo 0,1% che per le difficoltà in cui versa il Mezzogiorno non è certo un dato esaltante. Se poi ci si rende conto che su 120mila posti di lavoro 40mila sono tirocini, mi viene da dire che sia una crescita sulla carta ma non certo reale. Bisogna investire nelle risorse umane dando reddito e formando in modo sostanziale i cittadini. A quel punto, quando i presupposti ci sono, si dà vita a un'economia virtuosa, che fa bene a tutto il sistema e il paese, sia per chi lavora che per chi dà lavoro. Basi fondamentali per attrarre gli investimenti: nessuno ha intenzione d'investire in una parte dell'Europa e dell'Italia in depressione economica. Se si va avanti così il sud rimarrà il fanalino di coda di un'economia che non si riprenderà mai davvero"

Vi aspettavate qualche passo verso il reddito di cittadinanza nella legge di Stabilità? 

"Nella nuova legge di Stabilità il governo, contraddicendo i propri slogan, continua a dimenticare il rilancio del sud e l'introduzione di una vera e propria misura di contrasto alla povertà, che la elimini. È intollerabile che un paese civile come l'Italia non preveda ancora misure di questo tipo, tra l'altro già presenti in tutti i paesi dell'Europa". 

Rispetto al vostro ddl in Senato sul reddito, siete disposti anche a scendere nuovamente a patti con la maggioranza? 

"Bisogna vedere di che patti parliamo: la nostra è una misura tecnica che utilizza l'indicatore di povertà dell'Eurostat. Su quello non si tratta: sono necessari 14 miliardi di euro. Se invece bisogna discutere di alcune particolarità del provvedimento in quel caso sì. Ma noi partiamo dal presupposto che dare reddito non è solo una misura economica: è una prospettiva di vita, una speranza che viene data alle famiglie, ai giovani, un modo per uscire dalla povertà e poter ricominciare una vita degna. Solo così potremmo fermare la "fuga dei cervelli", innalzare il tasso di natalità e combattere, concretamente, la disoccupazione"

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