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Lunedì, 26 Febbraio 2024
"Tassa odiosa"

Superbollo auto: non pagheremo più la tassa? Chi riguarda e quanto costa

Il governo ha parlato di una possibile abolizione: la misura potrebbe essere inserita nella riforma fiscale. Ma a determinare cosa si potrà fare davvero saranno le risorse a disposizione

No, il governo Meloni non ha abolito il superbollo auto, ma ha solo espresso per il momento l'intenzione di farlo. Tutto dipenderà dalle risorse a disposizione e se ne riparlerà concretamente in autunno, per una prima e parziale verifica. La misura potrebbe arrivare con la riforma fiscale, più o meno nel giro di due anni. Il condizionale adesso è d'obbligo, dunque. Ma vediamo cosa sappiamo finora, chi riguarda questa tassa e quanto costa. Cerchiamo di fare chiarezza. L'esecutivo punta a intervenire sulle cosiddette "microtasse" e, con la delega fiscale, a saltare potrebbe essere proprio il superbollo, vale a dire il contributo dovuto dai possessori di auto di potenza superiore a 185 Kw (kilowatt). Una tassa che costa 20 euro per ogni Kw oltre i 185. Il superbollo riguarda dunque auto di lusso, veicoli sportivi e supercar, ma anche suv di grandi dimensioni. Nel caso di un'autovettura con potenza pari a 250 kW, per esempio, l'importo da azzerare sarebbe di circa 1300 euro.

A preannunciarne la possibile cancellazione è stato il vicepremier e ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, secondo cui l'abolizione di questa "tassa odiosa" significherebbe "dare ossigeno al mercato, sostenere nei fatti un settore prezioso come l'automotive che coinvolge, in modo diretto e indiretto, milioni di famiglie". L'idea è stata subito promossa dall'Aci, l'Automobile club d'Italia: "Finalmente! Dopo ben 11 anni, si mette mano al superbollo dell'auto, una tassa tanto iniqua quanto inutile", ha detto il presidente Angelo Sticchi Damiani, che già ringrazia il governo per aver capito "l'anomalia" di questa tassa applicata alle vetture con potenza superiore ai 185 kW. Per Sticchi Damiani il superbollo avrebbe come "unico effetto" quello di "distorcere e deprimere il mercato automobilistico nazionale, che - ricordo - annovera, tra l'altro, i più prestigiosi costruttori automobilistici mondiali", ha detto il presidente dell'Aci. "La sua abolizione riconsegnerà piena libertà nella produzione e nell'acquisto dell'auto, senza artificiali limitazioni", ha concluso Sticchi Damiani.

La misura potrebbe arrivare nel quadro della riforma fiscale prevista dal ddl delega, per la cui piena attuazione il governo si è dato un orizzonte temporale di due anni. Come detto, potrebbe essere inserita nella riforma fiscale. Ma a determinare cosa si potrà fare davvero saranno le risorse a disposizione, e la prima verifica si avrà in autunno con la Nadef e poi con la legge di bilancio. La nota di aggiornamento del Def (Nadef) è lo strumento attraverso il quale il governo aggiorna le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, nonché gli obiettivi programmatici del documento di economia e finanza.

La riforma fiscale dovrebbe prevedere, secondo quanto trapelato finora, diverse misure: il passaggio da quattro a tre aliquote Irpef a partire dal 2024, la riduzione della tassazione per le tredicesime dei dipendenti, interventi per le famiglie e la natalità, fino alla sforbiciata sulle microimposte come il superbollo. Sulla delega fiscale però è già arrivata l'opinione negativa di Confindustria, che ha parlato di coperture "poco decifrabili". Annunci a parte, il nodo principale, insomma, è rappresentato dalle risorse per attuare la riforma.

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