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Sabato, 2 Marzo 2024
Le ricerche

Superbonus, i dati sui redditi: in quali tasche sono finiti i soldi

Grazie a due indagini possiamo tracciare un quadro di massima per capire chi ha usufruito della misura. Secondo Nomisma il 25% guadagna più di 3mila euro al mese, a Trieste invece il 54% degli edifici ristrutturati si trova in quartieri popolari

Superbonus sì, superbonus no. L'incentivo per efficientare gli edifici è da giorni al centro di un aspro scontro tra maggioranza e opposizioni, dopo che il governo ha deciso lo stop alla cessione dei crediti per contenere la spesa ormai fuori controllo che l'incentivo ha messo in moto (almeno secondo la tesi di Giorgia Meloni e del ministro dell'Economia Giorgetti). Al di là della querelle sui costi c'è però un'altra domanda a cui bisognerebbe rispondere. E vale a dire: quali sono le classi sociali che hanno beneficiato maggiormente del superbonus? Si tratta di un'informazione cruciale per valutare il destino dell'incentivo, eppure a oggi non esistono dati ufficiali sui redditi di chi ha usufruito dell'agevolazione, né è chiaro se e quando verranno mai resi noti.

A Trieste una ricerca sulla tipologia degli edifici ristrutturati

Per provare a dare una risposta - sia pur sommaria - alla domanda che ci siamo posti all'inizio, a Trieste è stata realizzata un'indagine coordinata dalla 'Fondazione Basso' e dal 'Forum Disuguaglianze e Diversità'. Dallo studio, che ha coinvolto altre associazioni tra cui il gruppo di 'Adesso Trieste' in consiglio comunale, è emerso che il 54 per cento dei condomini che hanno aderito al superbonus 110 per cento sarebbero famiglie di ceto medio - basso. Com'è stato ottenuto questo dato? Abbiamo contattato Giovanni Carrosio docente all'università di Trieste e coordinatore scientifico del progetto, il quale ci ha riferito che il dato di partenza per la ricerca è stato quello relativo all'ubicazione degli oltre 450 cantieri aperti a Trieste nel 2021 e 2022 per lavori di efficientamento da realizzare con il superbonus. I cantieri sono stati aggregati per rioni - a seconda dell'indirizzo e del numero civico - e poi rapportati al numero di abitanti e al reddito medio pro-capite dei diversi rioni.

L'obiettivo, ci ha detto Carrosio al telefono, era "vedere se c'era più densità di cantieri nei rioni ricchi o nei rioni poveri". Il risultato è che il 54% degli edifici ristrutturati con il superbonus si trova in quartieri popolari o comunque abitati da chi ha stipendi medio-bassi, un altro 46% viceversa è localizzato nei rioni più ricchi. Per cercare di ridurre il margine di errore è stata tenuta in considerazione anche la classe catastale prevalente nei determinati rioni, classificando le abitazioni oggetto dei lavori come unità indipendenti oppure come condomini signorili o popolari a seconda del caso. "Abbiamo visto che la distribuzione non si concentra di più nei quartieri poveri, ma neanche in quelli ricchi" ha detto Carrosio.

Coi dati a disposizione non si poteva fare molto di più. L'indagine riguarda una sola città e va pertanto presa con tutte le cautele del caso. Pur con qualche limite, la ricerca riesce comunque a restituire un quadro di massima sulla tipologia di edifici ristrutturati - e dunque sulle classi sociali di chi ha ottenuto il bonus.

I dati di Nomisma: un quarto dei beneficiari guadagna più di 3mila euro al mese

Sulle fasce di reddito beneficiarie a quanto ci risulta c'è solo un'altra indagine pubblicata di recente da Nomisma, società che realizza ricerche di mercato e consulenze. Secondo l'indagine, il 25% di coloro che hanno già usufruito della misura presenta un reddito familiare più elevato della media (oltre i 3.000 euro al mese) e nel 23% dei casi è proprietario di una seconda casa. Tuttavia, ad aver beneficiato del superbonus ci sono anche 1,7 milioni gli italiani con reddito medio-basso. Nel 28% dei casi chi ha usufruito dell'agevolazione è un impiegato, il 15% è residente in comuni con un numero di abitanti compreso tra 40.000 e 100.000 abitanti e il 25% è risultato proprietario di un appartamento in condominio composto al massimo da 8 unità abitative.  

Today ha interpellato Nomisma per capire come sono arrivati a questi numeri. Dalla società ci hanno risposto che "per quantificare la misura dell’accesso all'agevolazione sono stati identificati i beneficiari che percepiscono un reddito familiare minore o uguale a 2.000€ mensili, a partire dal campione di popolazione che dichiara di aver già avviato o concluso l'iter procedurale" per gli interventi da realizzare col superbonus. 

Dall'indagine, spiegano da Nomisma, è che dunque emerso che "nonostante la misura in generale sembri favorire le classi benestanti della società, ha comunque reso possibile l'accesso alla riqualificazione profonda delle proprie unità abitative a una porzione di popolazione che, altrimenti, non ne avrebbe usufruito".

Inutile dire che con lo stop alla cessione dei crediti l'accesso all'incentivo potrebbe diventare sempre più appannaggio delle classi con reddito più elevato. Viene infatti a cadere il meccanismo dello sconto in fattura con l'ovvia conseguenza che per eseguire gli interventi sarà necessario anticipare i soldi, salvo poi vederseli restituire nel giro di quattro anni (a patto di avere la 'capienza Irpef' necessaria). 

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I numeri del superbonus

Al momento, secondo i dati Enea, gli edifici ammessi a ristrutturazione sono in tutto 372.303. Di questi 51.247 sono condomini, 215.105 edifici unifamiliari e 105.945 unità "funzionalmente indipendenti". Il costo medio per ristrutturare un singolo condominio è di circa 594mila euro che per le villette scende a poco meno di 114mila. La spesa per lo Stato, al netto dell'eventuale effetto espansivo messo in moto dalla misura, ammonta per il solo superbonus a circa 65,2 miliardi, a cui andrebbe aggiunto un ulteriore 10% in quanto il bonus prevede appunto una spesa per lo Stato del 110% e non del 100. In totale dunque la spesa stimata finora è di circa 72 miliardi. Con il bonus facciate (ora cancellato) e gli altri bonus edilizi il conto sale però a circa 120 miliardi di euro. 

Un costo che secondo il governo avrebbe messo a rischio i conti dello Stato. Da qui la necessità di intervenire eliminando la possibilità di cedere a terzi i crediti maturati nei confronti dello Stato. Un meccanismo che d'altra parte si era già "ingolfato" da solo per l'impossibilità da parte delle banche di continuare ad alimentare il sistema comprando i crediti dalle imprese. 

I costi del superbonus

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