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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Facciamo i conti

Salasso superbonus

I prezzi delle ristrutturazioni sono schizzati verso l'alto e il costo stimato per le finanze pubbliche è elevatissimo. Intanto il M5s spinge per cancellare il limite Isee per le villette

La partita sul superbonus non è ancora chiusa. Il governo è al lavoro per cancellare uno dei paletti introdotti nella bozza della manovra, ovvero il tetto Isee di 25mila euro per la ristrutturazione delle unità unifamiliari (leggi villette). Un limite che non piace ai partiti, soprattutto ai 5 Stelle che hanno fatto del superbonus una loro bandiera. "Nel confronto parlamentare di questi giorni, stiamo lavorando proprio su questo, per fare in modo che cadano, in primis, i limiti Isee per le case unifamiliari e che poi si possa estendere il ricorso anche agli altri bonus edilizi" ha fatto sapere il Viceministro all'Economia Laura Castelli, assicurando che sulla proposta "c'è un'ampia convergenza".

Per Castelli, il superbonus 110% "sta rappresentando il vero motore della crescita economica e della ripartenza, facendo registrare quest'anno, secondo i dati di Cna, un incremento delle spese in edilizia del 62,7% sul 2019, quasi 47 miliardi di euro. È una cosa di cui sono sempre stata convinta e ora tutti i dati confermano".

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Quanto ci costa il superbonus

Certo è che per le casse dello Stato la misura sarà un salasso. Basandosi sulla relazione tecnica alla manovra, l'ufficio parlamentare di bilancio stima in circa 14,1 miliardi complessivi il costo dei provvedimenti di proroga del superbonus, "di cui circa 14,7 di erogazioni e 0,6 di maggiori entrate derivanti dall'emersione di base imponibile".

Insomma, per le finanze pubbliche la misura è tutt'altro che un affare. Gli effetti finanziari, si legge nel rapporto, "risultano protratti su un decennio per la possibilità di beneficiare della detrazione o del credito di imposta cedibile relativi al superbonus in un arco di 5 anni". Dal punto di vista dell'esborso la sola proroga del Superbonus ai condomini vale da sola circa 13,2 miliardi. 

Un costo a cui si aggiungono altri 3,6 miliardi relativi alla proroga dell'ecobonus al 65 e al 50 per cento, "per un complesso di 17,4 miliardi di minori entrate fiscali". Parliamo di una cifra enorme. "Complessivamente - si legge -, dalle misure sono attesi oneri netti nel periodo 2022-2036 pari a 30,8 miliardi, di cui l'84 per cento circa concentrato negli anni 2024-29".

Ma con uno sconto così sostanzioso (e per giunta illimitato) anche calcolare i costi è difficile. "Nel complesso emerge la difficoltà di prevedere l'effettivo impatto dei maggiori incentivi sulle decisioni di spesa" si legge nel documento dell'ufficio parlamentare di bilancio, "circostanza resa più problematica dal fatto che il superbonus per la prima volta copre integralmente i costi, con massimali di spesa agevolabile più elevati rispetto a quelli previsti per altri interventi di incentivo riguardanti gli immobili". 

Va anche detto che il numero degli interventi ammessi è letteralmente esploso. Si è passati infatti dai circa 1,8 miliardi di lavori asseverati a fine maggio ai circa 11,9 miliardi a fine novembre.

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I costi per ristrutturare sono sempre più alti

La spesa media per intervento è pari a 172.000 euro per fabbricato: per i condomini raggiunge in media i 574.200 euro, mentre per gli altri edifici (leggi villette) è risultata di circa 100.000 euro. Dai dati di monitoraggio emerge poi "che la spesa media per comparto è aumentata di mese in mese riflettendo due possibilità: da un lato, potrebbero essere stati asseverati interventi via via di maggiore complessità e, dall'altro, un generale innalzamento dei costi degli interventi".

Insomma, i costi per ristrutturare sono sempre più esosi. E a pagare il conto finale sarà lo Stato. A tal proposito, nel documento viene specificato che "il venir meno del contrasto di interessi tra fornitori e acquirenti per effetto della completa copertura dei costi da parte dell'incentivo potrebbe aver influito sui prezzi concordati sui lavori ammessi e aver accresciuto l'onere complessivo della misura". Ma sui rincari potrebbe aver inciso anche "la diffusione di comportamenti fraudolenti" (l'agenzia delle entrate ha già segnalato l'individuazione di circa 800 milioni di crediti inesistenti). 

Che il proliferare dei bonus incida ormai sul rialzo dei prezzi è stato certificato anche dall'ente di ricerca Enea che ha stimato un rincaro sulle caldaie a condensazione del 286%, sulle schermature solari del 225% e sugli infissi del 208%. Aumenti che solo in parte sarebbero giustificabili con l'aumento del prezzo delle materie prime. A conti fatti il superbonus non è neppure una misura green avendo un impatto ambientale del 28% minore dell'ecobonus che però costa molto meno. 

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