Irpef: tutte le tasse che il governo vuole tagliare a ottobre (davvero?)

Il governo punta alla riduzione al 36% dei due scaglioni Irpef attualmente al 38% e al 41% per i ceti medi: ma occhio al riordino delle tax expeditures

Il ministro dell'economia Roberto Gualtieri

"La riforma fiscale avrà nella riforma dell'Irpef la parte più importante anche se non l'unica". Lo ha indicato il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri sottolineando che "l'obiettivo è semplificare il sistema" e "disboscare la giungla delle detrazioni singole" che si sono accumulate negli anni "e realizzare a regime una riduzione del carico fiscale dei redditi medio-bassi".

Una rivoluzione che dovrebbere prendere quota già dalla prossima legge di Bilancio. L’obiettivo dell’esecutivo sul fronte della tassazione è quello di ridurre le aliquote fiscali (che dovrebbero passare da 5 a 3) facendo al contempo decollare l’assegno unico per i figli. Ma dove trovare le risorse? Il governo oltre all'abusatissimo rituale della lotta all'evasione, conta di ricavare una decina di miliardi grazie alla semplificazione del sistema fiscale con la riforma delle tax expenditures tanto cara al premier Conte.

In pratica il taglio di alcuni dei 500 sconti fiscali attualmente in vigore, col rischio di innescare le proteste da parte dei beneficiari. La strada del politicaly correct in chiave green potrebbe coinvolgere i sussidi definiti "ambientalmente dannosi", ma gli autotrasportatori hanno ad esempio già veemente fatto capire la propria contrarietà ad una allineamento delle accise di gasolio e benzina che potrebbe far costare di più il diesel. 

Quali tasse saranno tagliate dal Governo

Tralasciando per ora il problema di come trovare le risorse, viste anche le minori entrate dovute alla caduta vertiginosa del PIL, sta facendo discutere anche il modo in cui si andrebbero a tagliare le tasse. Gualtieri ha più volte definito il modello tedesco come una possibile soluzione: ovvero una totale progressività del prelievo.

Una soluzione di compromesso tra le posizioni espresse da M5s, Pd e Italia Viva potrebbe venire dall'accorpamento dell'aliquota el 27% a quella del 38% fissando una tassazione intermedia del 33% per i redditi compresi tra 15 e 55 mila euro. Altra soluzione un'aliquota del 36% per i redditi sino a 75 mila euro.

Tuttavia anche il "sistema tedesco" presenta delle problematiche. Come spiega Marco Salustri, consigliere nazionale di Unimpresa, rimarrebbe un'evidente sproporzione. Secondo l'analisi di Unimpresa il sistema d'imposizione Irpef italiano si basa su aliquote percentuali che insistono su scaglioni di reddito molto ''compressi'' e che aggrediscono, di conseguenza, le fasce reddituali più deboli. Ma ci sono alcuni elementi definiti distorsivi: il primo è quello relativo alle aliquote centrali e, in particolare modo, all'aliquota del 38%.

"Se a questa si aggiungono le aliquote marginali comunali e regionali si arriva ad oltre il 40% generando, conseguentemente, un'ingiusta tassazione per coloro che hanno redditi fino a 55.000 euro, rispetto a chi ha prodotto una base imponibile fino a 75.000 euro".

Il secondo effetto distorsivo si nasconde nell'eccessiva aggressione che, elevate aliquote, esercitano su redditi non certo alti. Se all'aliquota del 41% su redditi che si aggirano intorno ai 60.000 euro vanno aggiunte le imposte comunali e regionali, si arriva a superare il 45%. Parimenti, all'aliquota del 27% -  sommando le aliquote locali - vale una imposizione del 30% su redditi di appena 28.000 euro.

Il taglio delle tasse da decidere entro ottobre

Il tempo stringe visto che il disegno di legge va presentato alle Camere entro il 20 ottobre. Come si evince è chiaro che una riforma fiscale non potrà che tenere conto della selva di imposte dirette e indirette che gravano sui contribuenti soggioganti anche da accertamenti, riscossione e eventuali contenziosi con l'agenzia delle entrate. 

Ma quindi quali tasse saranno tagliate? Il Governo potrebbe cercare di far ripartire i consumi grazie ai ceti medi che potrebbero beneficiare della riduzione al 36% dei due scaglioni attualmente al 38% e al 41%. Tuttavia il tutto si potrebbe tradurre in una partita di giro. Come avevamo ricordato all'inizio di questo articolo è dal taglio dell'intricato sistema delle deduzioni, agevolazioni e bonus che il Governo punta a raccimolare le risorse per la riforma fiscale. E proprio in questa selva di agevolazioni fiscali sta il pasticciaccio brutto del sistema italiano. 

Proprio qui, nell'intricato sistema delle deduzioni, agevolazioni e bonus sta il pasticciaccio brutto del sistema fiscale italiano. Una giungla che sottrae al fisco risorse pari a quasi un quinto del pil italiano.

tax expenditure-2Fonte: Mef, Rapporto spese fiscali 2017

Attualmente circa un 3 italiani su 4 fanno ricorso a una o più delle varie detrazioni fiscali in vigore nel nostro Paese (sono circa 500 per circa 54,236 miliardi di mancati introiti per l'Erario). Il risultato perverso è che la manovra del Governo potrebbe portare a maggiori tasse per alcuni italiani.

Ma quali sono dunque queste detrazioni deduzioni, e chi si deve preoccupare di vedere un ritocco al rialzo del prelievo fiscale?  

La spesa deducibile è un’agevolazione fiscale sul reddito imponibile, ovvero interviene nel momento in cui vengono applicate le aliquote percentuali (o scaglioni) delle imposte sui redditi. Rientrano tra le spese deducibili tramite dichiarazione dei redditi i contributi previdenziali versati a casse professionali di appartenenza o all’Inps; gli assegni periodici per il mantenimento del coniuge separato o divorziato; il contributo sugli immobili ai consorzi obbligatori per legge; le erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose, Onlus, organizzazione non governative, università e ricerca; le rendite, vitalizi, assegni alimentari ed altri oneri; i contributi previdenziali versati per gli addetti ai servizi domestici ed all’assistenza personale o familiare, per un importo non superiore a €. 1.549,37.

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La detrazione fiscale è invece un’agevolazione che opera sulle tasse dovute dai contribuenti da cui sono appunto portate "a detrazione" tutte le spese di rilevanza sociale, effettuate e sostenute dal contribuente a suo nome o per conto del familiare a carico. Rientrano tra le spese detraibili le spese sanitarie; le spese per disabili; per l’istruzione secondaria e universitaria; per le attività sportive praticate da ragazzi (euro 210 per ciascun figlio minorenne); i canoni di locazione studenti universitari fuori sede (fino a 2.633,00 euro); asili nido (fino a 632 euro); i contributi versati per il riscatto del corso di laurea; funebri; per intermediazione immobiliare; veterinarie; mutui e prestiti; assicurazione; erogazioni liberali partiti politici, onlus, società sportive ed associazioni sportive dilettantistiche, società di cultura; le spese sostenute per la casa grazie al bonus ristrutturazione; bonus mobili ed elettrodomestici ed ecobonus.

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