Come il Pil sottozero taglierà le nostre pensioni

La mancata crescita del Pil porterà un trentenne di oggi a ricevere un assegno più basso del 20-30%. Ma anche quarantenni e cinquantenni che hanno cominciato a lavorare a partire dal 1996 sono a rischio

La mancata crescita del Pil porterà un trentenne di oggi a ricevere una pensione più bassa del 20-30%. Ma anche quarantenni e cinquantenni che hanno cominciato a lavorare a partire dal 1996 sono a rischio. Perché, spiega oggi Repubblica, ogni anno si mettono da parte i contributi che sono rivalutati in base all'inflazione e al prodotto interno lordo attraverso un coefficiente. E se il paese non cresce, le pensioni o non crescono o addirittura scendono. 

Come il Pil sottozero taglierà le pensioni

L'aggancio al Pil nell'anno dell'emergenza coronavirus che porta con sé recessione e inflazione fa suonare un campanello d'allarme. I sindacati, qualche giorno fa al tavolo sulle pensioni, hanno chiesto alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, di far calcolare ai suoi tecnici l’impatto del terribile 2020 sugli assegni futuri. Per sterilizzarlo, eventualmente. Come accaduto nel 2015 quando con il decreto 65 il governo Renzi decise che mai le pensioni si sarebbero svalutate.

Se consideriamo le medie quinquennali del Pil al netto dell’inflazione, otto degli ultimi dieci anni hanno il segno meno: frutto della doppia grande recessione, con il Pil del 2008-2009 giù del 6,6% e quello 2012-2013 del 4,5%. L’Ocse stima per quest’anno un tracollo del Pil italiano del 10,5% e un rimbalzo nel 2021 del 5,4%. Tradotto in media quinquennale del Pil: cinque anni col segno meno (dal 2021 al 2025), pur immaginando una crescita anche dopo il 2021. Come si tradurrà sulle pensioni? «Le pensioni non riusciranno per molto tempo a recuperare nemmeno l’inflazione, quando i prezzi torneranno a salire», nota Carbone. Assegni bassi è dunque un futuro inevitabile? «Non se il Paese torna a crescere, crea lavoro stabile e ben retribuito».

Nell’ultimo decennio il Pil italiano è avanzato dello 0,2% in media. Il governo ora prevede di salire all’1,6% grazie ai soldi del Recovery Fund. La differenza tra i due numeri non è irrilevante. Un futuro, di qui alla pensione, fatto di Pil allo zero virgola (mini recessioni e deboli risalite), significa per un trentenne perdere un quinto della sua pensione futura (386 euro al mese, stima Progetica) rispetto a un andamento col Pil a +1,5%. Il sessantenne rinuncia al 2% (44 euro), solo perché è più vicino all’uscita e gli anni di stagnazione che possono impattare sulla sua pensione sono minori. Il quarantenne e cinquantenne lasciano tra il 12 e il 17% dell’assegno.

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Il nemico è dunque un futuro da zero virgola. 

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