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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Tempi bui

I dipendenti che rischiano il taglio dello stipendio

Si tratta dei lavoratori con contratti nazionali non riconducibili ai Ccnl più diffusi del settore, firmati dalle associazioni datoriali e dalle sigle sindacali più rappresentative nel Paese, secondo la Cgia. Sono circa un milione e 500mila

Un milione e mezzo di lavoratori dipendenti in Italia rischiano uno stipendio al ribasso, per colpa del cosiddetto "dumping salariale", una pratica che permette al datore di lavoro di aumentare gli utili dell'impresa, avere costi più bassi ed essere maggiormente competitivo sul mercato, a scapito però della perdita di valore - appunto - dello stipendio per il lavoratore. Lo afferma la Cgia (associazione artigiani e piccole imprese di Mestre), spiegando che al netto dei dipendenti dell'agricoltura e del lavoro domestico, nel nostro Paese i destinatari dei 933 contratti collettivi nazionali di lavoro vigenti alla fine del 2021 sono 12.991.632 occupati. Di questi, il 12% circa (pari a poco più di 1,5 milioni di dipendenti) non è "riconducibile" ai principali Ccnl (contratti collettivi nazionali di lavoro) più diffusi del settore che, complessivamente, ammontano a 128 contratti. Verosimilmente, dice la Cgia, stiamo parlando di contratti sottoscritti dalle associazioni datoriali (Confindustria, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) e dalle sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil) più rappresentative nel Paese.

Lo stipendio tagliato per 1,5 milioni di dipendenti: chi sono?

Per contro, i rimanenti 805 contratti sarebbero stati sottoscritti da realtà imprenditoriali e sindacali "minori", con livelli di rappresentatività limitati e non sempre presenti su tutto il territorio nazionale. Lo stesso Cnel (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro), ricorda l'associazione, ha avuto modo di affermare che in questi contratti "è molto plausibile supporre che si annidino quelli a più elevato rischio di dumping". In altre parole, questi 805 contratti che interessano almeno 1,5 milioni di dipendenti rappresentano "un'area grigia" che, rispetto ai contratti firmati dai "leader", spesso consentono a molte imprese di praticare "condizioni economiche al ribasso e gravi lesioni ai diritti dei lavoratori", denuncia l'associazione di Mestre.

In termini percentuali, i settori contrattuali più interessati dalla presenza di dipendenti a rischio dumping salariale sono i poligrafici e i lavoratori dello spettacolo (32% del totale del comparto), terziario/distribuzione/servizi (17% del totale), le aziende di servizi e l'istruzione, sanità, assistenza e cultura (entrambe con il 14% sempre del totale del settore).

Quali soluzioni per gli stipendi?

In quest'ottica, l'introduzione di un salario minimo per legge potrebbe essere una soluzione per rendere più "pesanti" le buste paga, principalmente quelle più basse, ma secondo l'associazione artigiani non rappresenta l'unica strada. Sarebbe invece più opportuno ridurre il cuneo fiscale, in particolar modo la componente fiscale in capo ai lavoratori dipendenti, sottolinea la Cgia. E bisognerebbe, infine, rinnovare i contratti e dar luogo a una decisa detassazione di tutte le indennità (lavoro notturno, lavoro festivo e prefestivo) e di tutti i premi definiti da accordi aziendali o interaziendali, per incidere positivamente sulla produttività senza alimentare l'inflazione.

Qual è lo stipendio medio in Italia e quanto si guadagna all'estero

Stipendio medio lavoratori dipendenti-2

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