Tassa sulle merendine, quanto ci costerebbe e come funziona all'estero

Tra le varie ipotesi in vista della manovra economica c'è anche la tassazione delle merendine e delle bibite gassate. Vediamo nel dettaglio quale potrebbe essere l'aggravio per le famiglie italiani e gli effetti prodotti nei Paesi che hanno già adottato una tassa simile

Foto di repertorio

Mentre il governo è al lavoro per realizzare la Nota di aggiornamento del Def, il testo che farà da ossatura alla manovra economica, sono molte le ipotesi annunciate e messe sul tavolo per reperire le risorse necessarie a disinnescare le clausole di salvaguardia e il conseguente aumento dell'Iva. Tra queste c'è l'ipotesi di tassare le bibite gassate e le merendine, una proposta avanzata dal ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti su cui il premier Conte si è detto “possibilista”. L'idea è stata accolta con sentimenti contrastanti, trovando la dura opposizione delle associazioni di settore, che l'hanno giudicata "discriminatoria" e "dannosa" per le pmi, per il Made in Italy e per i lavoratori del settore, a monte e a valle della catena. Il motivo? Secondo Assobibe la tassa produrrebbe una contrazione delle vendite pari al 30%, minori consumi finali per l’11% del valore, 10.000 occupati a rischio nelle imprese che operano a monte (fornitori agricoli e non), nella produzione/imbottigliamento, a valle (commercio), con conseguente minor gettito Iva (-11%) e minor gettito da tasse da lavoro/reddito (-15%).

Tassa sulle merendine, quanto ci costerebbe?

Le associazioni di settore hanno espresso il loro parere negativo, ma cosa cambierebbe per gli utenti? Quanto peserebbe questa nuova tassa sulle tasche dei consumatori? Secondo le stime elaborate dal Codacons, se la tassa su merendine e bibite gassate dovesse entrate in vigore, determinerà un  aggravio di spesa pari a 58 euro annui a famiglia. 

Considerando il gettito che il governo pensa di reperire grazie a tale balzello, pari a 1,5 miliardi di euro l'anno, l'impatto della tassa sarà, a parità di consumi, di circa 58 euro per ogni nucleo familiare. Tuttavia l'esperienza di altri paesi che hanno introdotto imposizioni fiscali analoghe, spiega il Codacons, ha dimostrato che ''simili tasse hanno un impatto deprimente sui consumi del comparto, con riduzioni fino al 10%, ma nessun effetto reale sulla salute''. I consumatori, infatti, reagiscono ''dirottando gli acquisti verso altri prodotti contenenti zucchero, egualmente nocivi ma non colpiti da tassazioni.

Le risorse che quindi il Governo prevede di reperire, grazie a tale tassa, ''sarebbero al di sotto delle aspettative e ben lontane dal miliardo e mezzo di euro preventivato'', spiega l'associazione. ''Proprio per questo la tassa sulle merendine è una tassa ipocrita, che serve solo a fare cassa sulla pelle dei cittadini'', denuncia il presidente, Carlo Rienzi. ''Il balzello creerà un danno alle aziende del settore con ripercussioni per l'intera economia, senza tuttavia avere alcun effetto sul fronte sanitario''.

Tassa sulle merendine, come funziona all'estero

Il calo dei consumi o il minor gettito per lo Stato sono alcune delle possibili conseguenze che questa nuova imposta potrebbe avere in Italia. L'Oms, l'organizzazione mondiale per la sanità, la giudica come un ottimo strumento per ridurre il consumo di zuccheri, soprattutto considerando l'aumento dei casi di obesità registrato negli ultimi anni. Qualche indicazione in più sui possibili effetti la possiamo dedurre  dai Paesi esteri in cui una tassa simile è già in vigore. Secondo uno studio del 2018 realizzato dal World Cancer Research Fund (Wcrf) esistono circa 40 Stati che negli ultimi anni hanno deciso di introdurre una tassa sulle bibite gassate. Ci sono esempi negli Stati Uniti, in piccoli Stati come Mauritius, Barbados e Tonga, oltre a grandi nazioni centroamericane come Messico, Cile, Ecuador e Perù. A questi vanno aggiunti  India, Filippine, Thailandia e Sudafrica, oltre ad alcuni Paesi europei come la Norvegia, la Finlandia, l'Ungheria, la Francia, il Belgio, il Portogallo, il Regno Unito e la Catalogna.

Quali sono gli effetti registrati in queste realtà? Non tutti i Paesi hanno realizzato studi da cui trarre delle conclusioni, ma in qualche caso è stato possibile estrapolare dei dati significativi. Ad esempio, secondo il Wcrf, in Messico la tassazione al 10% sul bibite gassate e merendine ha fatto ridurre i consumi dell'8,2% nel giro di due anni.  In Catalogna invece, uno studio ha rivelato che la tassa ha prodotto una riduzione dei consumi delle bibite gassate pari al 22%, che i consumatori hanno sostituito con prodotti senza zuccheri.

Un altro studio pubblicato dalla American Public Health Association nel 2014, ha cercato di indagare sul possibile calo dei posti di lavoro provocato dalla tassa. L'analisi è stata realizzata attraverso una simulazione macroeconomica su due Stati campione, Illinois e California. Lo studio ha dimostrato che la perdita di posti di lavoro nel settore delle bibite gassate o delle merendine è compensata dall'aumento in altri settori lavorativi.  Sono prime evidenze, ma si tratta di dati ancora troppo “acerbi” per poter affermare che l'introduzione di questa tassa sia sufficiente per ridurre i consumi di questi prodotti e dare dei benefici alla salute (oltre che ai conti dello Stato).

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