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Sabato, 2 Marzo 2024
Economia Italia

Giù le tasse, ma solo alle grandi imprese: il Fisco penalizza chi prova ad uscire dalla crisi

Nel 2016, spiega la Cgia, il Governo Renzi aveva deciso di tagliare le imposte sui redditi a tutte le imprese; a distanza di un anno, purtroppo, l'operazione è andata in porto solo in piccola parte. Le piccole aziende devono attendere ancora un anno

Alla fine sono state premiate fiscalmente ancora una volta le medie e le grandi imprese, mentre alle piccolissime attività non resta che attendere ancora un anno per la riduzione del carico fiscale. La causa di questo rinvio è la mancanza di copertura finanziaria. In altre parole il Governo non ha trovato 1,2 miliardi di euro per aiutare il tessuto produttivo italiano a ripartire.

Come rileva l'Ufficio studi della Cgia di Mestre il taglio dell'Ires (Imposta sui redditi delle società di capitali) consente alle società di risparmiare 3,9 miliardi di euro di tasse all'anno, alle piccole e micro imprese, invece, lo slittamento dell'introduzione dell'Iri (Imposta sui redditi) non consentirà di risparmiare almeno 1,2 miliardi di euro di tasse all'anno.

Nel 2016, spiega la Cgia, il Governo Renzi aveva deciso di tagliare le imposte sui redditi a tutte le imprese; a distanza di un anno, purtroppo, l'operazione è andata in porto solo in piccola parte. Le attività interessate dalla contrazione dell'Ires, infatti, sono state poco meno di 630.000, che costituiscono solo il 13 per cento circa del totale delle aziende presenti nel Paese. 

 "Pur riconoscendo che, rispetto a qualche decennio fa, tra le societa' di capitali troviamo anche le piccole imprese - afferma il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - è indubbio che il taglio dell'Ires ha avvantaggiato soprattutto le grandi, in particolar modo quelle appartenenti al settore energetico e a quello minerario.

"Sebbene la riduzione dell'Ires sia stata in parte bilanciata dall'attenuazione degli effetti positivi dell'Ace, ancora una volta si è prestata attenzione solo alle istanze sollevate dalle imprese di maggiore dimensione, mentre alla stragrande maggioranza delle attivita' che non pagano l'Ires non e' stato riservato alcun vantaggio fiscale".

Nel 2017 l'Ires è scesa di 3,5 punti attestandosi al 24 per cento, come ricorda la Cgia, per le piccole e micro imprese (persone fisiche, società di persone, società in nome collettivo, etc.), l'introduzione dell'Iri, prevista nel 2017 con un'aliquota del 24 per cento, slitta, secondo la legge di Stabilità in discussione in Senato in questi giorni, al 2018.

Va comunque segnalato, prosegue la Cgia di Mestre, che a fronte della contrazione dell'Ires, alle società di capitali è stata ridimensionata l'Ace (Aiuto alla crescita economica); una misura, quest'ultima, nata qualche anno fa per premiare le imprese che si capitalizzavano. L'impatto economico negativo di questo intervento è di 1,7 miliardi di euro. Pertanto, agli effetti positivi del taglio dell'Ires (3,9 miliardi) va sottratto il ridimensionamento dell'Ace che, comunque, consente alle societa' di capitali di "guadagnare" 2,2 miliardi di euro all'anno.

"Oltre a ridurre il peso delle tasse - dichiara il Segretario della Cgia Renato Mason - è necessario, in particolar modo per le micro imprese, diminuire anche il numero di adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime attività. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione, così come avviene per le tasse, sono le piccole e piccolissime imprese che, a differenza delle realtà piu' grandi, non dispongono di una struttura amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze".

Addio agli studi di settore

L'unica novità fiscale positiva per le piccolissime imprese, dice ancora l Cgia, così come previsto dalla manovra correttiva approvata nella primavera scorsa, sarà l'addio agli studi di settore che verranno sostituiti dagli indicatori di affidabilità economica. Prima della fine di quest'anno, infatti, il debutto delle nuove "pagelle" fiscali relative all'anno di imposta 2017 interesserà una settantina di categorie su un totale di 193 che attualmente sono sottoposte agli studi. 

"Per molti lavoratori sarà la fine di un incubo - conclude Paolo Zabeo - anche se sarà necessario monitorare il periodo di transizione di questi nuovi strumenti".

"I nuovi indicatori di affidabilita' fiscale che sostituiranno gli studi di settore, infatti, dovranno garantire una riduzione delle tasse e una maggiore semplificazione nei rapporti con il fisco. Altrimenti, questa novita' servira' a poco. Per questo e' determinante che nella fase di gestazione di questi indicatori sia determinate il ruolo delle associazioni di categoria dei lavoratori autonomi, che meglio di chiunque altro conoscono le specificita' e le caratteristiche fiscali delle attivita' interessate da questa novità". 

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