Giovedì, 25 Febbraio 2021
Italia

Impresa Italia, radiografia di un paese che si regge su autonomi e eroi del lavoro

Più della metà delle imposte raccolte dal Fisco sono versate dai lavoratori autonomi e dalle piccolissime imprese. La protesta delle associazioni di settore: "Noi paghiamo le tasse, ma lo Stato accumula ritardi nei pagamenti"

Il 98 per cento circa del totale delle imprese presenti in Italia ha meno di 20 addetti, ma nonostante questa dimensione ridotta il contributo fiscale ed economico è rilevantissimo. Lo evidenzia un'analisi dell'Ufficio studi dell'associazione degli artigiani e delle piccole imprese che mostra, ad esempio, come in materia di imposte e tasse nel 2017 i lavoratori autonomi e le piccolissime imprese (sottoposte agli studi di settore), hanno versato al fisco 43,9 miliardi di euro, una somma pari al 53 % del totale delle principali imposte versate dal sistema economico. Tutte le altre, prevalentemente medie e grandi imprese, hanno invece corrisposto 'solo' 39,6 miliardi (il 47 per cento del totale).

La Cgia di Mestre evidenzia risultati 'sorprendenti' anche nel campo economico ed occupazionale: visto che al netto dei dipendenti del pubblico impiego, le aziende con meno di 20 addetti danno lavoro alla maggioranza degli italiani, vale a dire al 56,4 per cento degli occupati e producono il 40 per cento del valore aggiunto nazionale annuo, il record fra le principali economie UE.

A favorire questo dato - continua l'associazione - il declino delle grandi imprese nazionali. Se fino agli inizi degli anni '80, infatti, l'Italia era tra i leader mondiali nella chimica, nella plastica, nella gomma, nella siderurgia, nell'alluminio, nell'informatica e nella farmaceutica oggi "abbiamo perso terreno e leadership in quasi tutti questi settori" per via "di una selezione naturale compiuta dal mercato" ma soprattutto - spiega il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - "dell'incapacità dei grandi player, prevalentemente di natura pubblica, di reggere la sfida lanciata dalla globalizzazione".

Quando è lo Stato che non paga: debiti con le imprese per 57 miliardi

Alla luce di queste specificità, la CGIA chiede maggiore attenzione al mondo delle imprese a iniziare dal debito commerciale della nostra Pubblica amministrazione (Pa) che nei confronti dei fornitori sfiora i 60 miliardi di euro (con mancati pagamenti per circa la metà di questo importo). Come ricorda il segretari Renato Mason "la nostra Pa non solo paga con un ritardo inaudito che ci è costato un deferimento alla Corte di Giustizia europea, ma quando lo fa non versa più l'Iva al proprio fornitore" una circostanza che toglie alle imprese "liquidità per fronteggiare le spese correnti".

Sorpresa: le tasse sulle piccole imprese continuano a salire 

Alla politica, inoltre, la CGIA chiede di abbassare quanto prima la tassazione sulle famiglie e sulle piccole e micro imprese in modo da rilanciare i consumi interni e l'occupazione e di rilanciare gli "investimenti, soprattutto quelli pubblici, che sono una componente del Pil poco rilevante in termini assoluti, ma fondamentale per la creazione di ricchezza".

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A suffragare i dati dell'associazione degli artigiani un'elaborazione dell'Unione europea delle cooperative Uecoop su dati del Ministero dell'economia che mostra come Ci siano "ritardi record che arrivano fino a 738 giorni" nei pagamenti dovuti dagli enti della pubblica amministrazione.

"6 enti pubblici su 10 pagano oltre la scadenza le fatture

Come rileva l'associazione proprio i ritardi nei pagamenti da parte degli enti statali è spesso causa di crack aziendali. "Le situazioni più gravi si registrano al Centro Sud dove si superano anche i 24 mesi di ritardo, la media in Italia è di 46 giorni".

"Fino al 2018 il numero delle fatture pagate in ritardo ha toccato quota 16 milioni per un importo che supera i 77 miliardi di euro. Una vera e propria patologia che emerge nonostante vari tentativi messi in campo che avrebbero dovuto superare questi problemi ma che, purtroppo, non hanno dato i risultati attesi."

"In questa situazione - spiega il Presidente di Uecoop Gherardo Colombo - le cooperative vengono soffocate da problemi di liquidità con evidenti difficoltà nell'accesso al credito legate ai parametri di capitalizzazione richiesti dalle banche. I ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione rappresentano un peso sia per le cooperative di lavoro che sono ad alta intensità di manodopera sia per quelle sociali che sui territori si fanno carico di compiti nei quali molto spesso sostituiscono lo Stato che non riesce a rispondere in modo adeguato alla domanda servizi sociali essenziali per i cittadini. È necessario dunque trovare rapidamente una via d'uscita".

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