Lunedì, 1 Marzo 2021
Italia

Tasse bruciate dal Carrozzone Italia: metà delle spese statali per burocrazia e debiti

Come vengono spesi i soldi delle tasse? Tanti in pensioni, pochissimi in investimenti. Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani - e visto come ideale premier per il governo Lega M5s - fa le pulci al bilancio statale

Quali sono i problemi dell'Italia che il nuovo governo dovrà affrontare? Come ricorda anche il presidente della Bce, Mario Draghi, le riforme strutturali restano una priorità a livello nazionale. "I paesi dell'area euro con strutture solide hanno mostrato tassi di crescita reali sul lungo termine molto più elevati - spiega Draghi intervenendo al congresso sullo stato dell'Unione europea - E sappiamo che questi Paesi si riprendono più rapidamente dagli shock".

Oltre alle convergenze parallele su tematiche che hanno permesso di vincere le elezioni a 5 stelle e Lega, il quadro che il nuovo governo, qualunque esso sia, si troverà ad affrontare passa inderogabilmente dal debito pubblico e sulla riforma dello Stato e dei conti pubblici. 

Poveri e in cerca di lavoro, emergenze raddoppiate in 10 anni: le eredità del governo 

Come ha messo in evidenza il direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Carlo Cottarelli, da più parti indicato come "terzo" in lizza per la poltrona da presidente del consiglio, nel 2016 le uscite complessive sono state pari a 829,5 miliardi di euro e di queste oltre la metà sono state impiegate per assolvere debiti e per la burocrazia. Ma attenzione ad un dato, la voce maggiore di spesa, e che è destinata ad aumentare, è quella delle prestazioni sociali: pensioni, sussidi e assegni assistenziali.

L'Italia schiacciata dal peso delle pensioni

I sussidi alla disoccupazione, che all’estero ricoprono molta importanza, in Italia sono schiacciati dalla spesa in pensioni: le spese previdenziali - secondo il report dell'organismo di Cottarelli - è un capitolo che prevale sulle altre uscite che tra l’altro non riesce a essere coperta totalmente dalle entrate contributive

Come rileva il portale specializzato Termometro Politico, siamo del resto il Paese con la spesa pensionistica maggiore in Europa.

Il peso della voce pensioni ha inciso sulla scelta di intraprendere le numerose riforme che hanno provato a ridurla. 

Tra le voci di spesa dopo i 336 miliardi spesi in prestazioni sociali vi sono i 164 in redditi da lavoro dipendente, ovvero gli stipendi dei dipendenti pubblici, dai più alti dirigenti al più giovane dipendente comunale.

Contano di più degli acquisti di beni servizi, che valgono 135,2 miliardi. E includono di fatto tutti gli acquisti, dalla carta igienica nelle scuole ai caccia militari, dalle auto di servizio all’elettricità per le sedi degli uffici statali.

E gli investimenti? Sono meno delle uscite "minori"

Sempre più piccole le uscite in conto capitale, gli investimenti per esempio in infrastrutture, solo 58,8 miliardi, meno anche delle cosiddette altre uscite minori, che ammontano a 68,2.

Gli interessi passivi e il rischio spread

Infine una delle voci più delicate, gli interessi passivi, a 66,5 miliardi. Delicata perchè costituisce la ragione per cui l’Italia è in deficit, essendo la mera differenza tra entrate e uscite primarie, senza interessi, in realtà positiva. Ma il grosso debito italiano richiede interessi da pagare, e questi riescono a superare l’avanzo primario che pure abbiamo. E sono interessi su cui abbiamo poco controllo, dipendendo, come ben sappiamo dai tempi dello spread, da condizioni internazionali, e dalla fiducia riposta nella nostra economia.

Conti pubblici, tutte le entrate e le uscite dello Stato

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E le entrate?  IRPEF e IVA sono centrali ed assicurano 166,8 e 103,1 miliardi di fondi per il bilancio dell'Italia. Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica i soldi che vengono spesi dallo Stato buona parte dei 788,2 miliardi raccolti nel 2016 circa 247,8 provenivano dalle imposte dirette, ovvero soprattutto l’IRPEF, poi l’IRES - l’imposta principale sulle imprese - e altre minori.

L’IMU, che in vari periodi è stata in prima pagina, incide meno ora, solo 19,1 miliardi, ma è indispensabile soprattutto per i comuni.

242,7 da quelle indirette, l’IVA innanzitutto, e poi IRAP - imposta regionale sulle attività produttive - e accise sulla benzina, IMU, tabacchi, e vari bolli:  i tabacchi fruttano ben 10,8 miliardi e le tasse sull’auto, 5 miliardi.

221,5 invece erano i contributi sociali netti pagati da lavoratori e soprattutto imprese.

Solo 76,2 miliardi le altre entrate, come interessi attivi, dividendi, ecc.

Cosa potrà fare il nuovo governo

Con l'attuale situazione dei conti pubblici la differenza tra entrate e uscite è di circa 52 miliardi e conta molto anche sulla performance di imposte relativamente minori. Con l’obbligo di ridurre il debito pubblico e quindi il deficit che lo genera, ogni manovra che modifichi di poco l’ammontare delle entrate assume estrema importanza.

Le uscite dello Stato

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