Mercoledì, 17 Luglio 2024
I Quaderni sul lavoro

Perché in Italia gli stipendi sono così bassi

A parità di stipendio lordo, gli italiani guadagnano meno rispetto agli altri europei: se si vogliono aumentare gli stipendi si deve anche intervenire sulle tasse. Today ne ha parlato con un docente di Diritto del lavoro

Se si parla di aumento degli stipendi degli italiani non si può non parlare di tasse sul lavoro. Il dibattito tra le parti sociali e politiche è nel vivo, anche in vista della riforma fiscale e alla luce della direttiva dell'Unione europea sul salario minimo. Ma analizzando i dati a disposizione, sappiamo che l’Italia è l’unico paese dell’Ocse in cui negli ultimi trent’anni gli stipendi non sono aumentati, ma diminuiti. In più, sappiamo anche che il nostro paese è tra quelli con le tasse sul lavoro più alte: questo è il punto di partenza. In questa analisi per i Quaderni sul lavoro ne parliamo con il professore Raffaele Fabozzi, ordinario di Diritto del Lavoro alla Luiss, aggiungendo alle riflessioni una simulazione: a parità di stipendio lordo, quanto resta di netto a un italiano rispetto a uno spagnolo e a un tedesco? 

Quanto sono alte le tasse sul lavoro in Italia

Non è possibile quantificare in generale quanto un singolo italiano venga tassato sul lavoro: ogni azienda paga i contributi diversamente, così come i lavoratori non pagano tutti la stessa Irpef. Bisogna individuare una categoria. Ad esempio, l’Ocse trae il dato del cuneo fiscale e contributivo italiano a partire dalla situazione di un lavoratore single con una retribuzione media. Nel 2021 il dato italiano si è attestato al 46,5%, il quinto più alto tra i 38 paesi dell’Ocse. La media Ocse è del 34,6%.

Cuneo fiscale in Italia e negli altri paesi Ocse, calcolato sullo stipendio medio di un laoratore single senza figli (Ocse)

Il cuneo fiscale italiano è comunque diminuito di 1,4 punti percentuali dal 2019 (e si tratta di una delle riduzioni maggiori dell’area Ocse) pur restando tra i più elevati. Le tasse sugli stipendi in Italia -  sempre in riferimento a un lavoratore single - sono costituite: 

  • Per il 15,3% dall’imposta sui redditi (media Ocse 13%);
  • Per il 7,2% dai contributi a carico del lavoratore (media Ocse 8,2%);
  • Per il 24% dai contributi a carico del datore di lavoro (media Ocse 13,5%).

Il dato italiano è superiore alla media Ocse (34,6%), ma se a queste statistiche si aggiungono Tfr e contributi Inail, il cuneo italiano sale intorno al 50%, secondo solo a quello del Belgio (52,6%). Bisogna poi considerare che più lo stipendio scende, maggiore è il contributo del datore di lavoro rispetto a quello del lavoratore. Riguardo i contributi del datore di lavoro, tra i paesi Ocse solo la Francia fa peggio dell'Italia. 

Ripartizione tasse sul lavoro in Italia e tra gli altri paesi (Ocse)

Perché in Italia gli stipendi sono bassi

"È chiaro che l’imposizione fiscale in Italia è alta - ha detto a Today il professore Fabozzi - Evidentemente il Paese ne ha bisogno, per finanziare, ad esempio, la sanità e gli ammortizzatori sociali. Bisogna capire anche come si calcola lo stipendio". Uno dei problemi individuati nella tassazione italiana è il contributo dei datori di lavoro, che come abbiamo visto è il secondo più alto tra i paesi dell'Ocse.

Perché in Italia gli stipendi non aumentano

"Il datore di lavoro e il lavoratore contribuiscono al sistema previdenziale, ciascuno poi paga le imposte. Per un verso si deve cercare di ridurre gli oneri di natura fiscale a carico del lavoratore" sottolinea il professore Fabozzi. 

Quanto guadagna un italiano rispetto a uno spagnolo o a un tedesco

Spesso non è semplice fare dei paragoni tra Paesi. Le leggi che regolano il fisco sono complesse e variano da Stato a Stato. Posto che conosciamo la tassazione e lo stipendio medio di un determinato Paese per una singola categoria di lavoratori (di un lavoratore single, ad esempio, come visto con l'Ocse), cosa accadrebbe se provassimo a simulare le tasse per uno stipendio di 28mila euro lordi in Italia, Germania e Spagna? Si tratta di una semplificazione (a cui sfuggono dettagli come bonus ed esenzioni), che però può dare un'idea sommaria di quanto rimane di netto, a parità di busta paga, ma in paesi differenti. 

Confronto stipendi tra Italia, Spagna e Germania (Simulazione Today.it)

Con uno stipendio di 28mila euro lordi, diviso per 14 mensilità:

  • Un lavoratore italiano guadagna circa 1.520 euro netti al mese;
  • Un lavoratore spagnolo circa 1.680 euro netti al mese;
  • Un lavoratore tedesco circa 1.730 euro al mese.

Questa è solo una simulazione che tiene conto in generale delle leggi fiscali dei Paesi di riferimento. 

I rimedi possibili: meno tasse e lotta all'evasione

Se gli stipendi sono bassi, la soluzione più semplice può essere quella di abbassare le tasse: "La lotta all’evasione in questo senso può aiutare, per aumentare le entrate dello stato - ha detto il professore Fabozzi - Poi va ridotto il carico dei datori di lavoro". Ma ci sono anche altri modi: "Detassare i premi di produttività - ad esempio - ne guadagna l’azienda (in produttività), e il lavoratore, oltre a valorizzare la contrattazione di secondo livello. Con i premi di produttività si sta cercando di incrementare i benefici netti. E con la modifica delle aliquote fiscali si possono aumentare gli stipendi", cosa di cui beneficerebbe tutta la collettività

Trovare le risorse per operare un taglio delle tasse resta un problema. Ad esempio, secondo il presidente di Confindustria Carlo Bonomi servirebbero 16 miliardi di euro per tagliare i contributi fiscali solo per i redditi fino ai 35mila euro, garantendo, di fatto, una mensilità in più in busta paga a questa fascia di lavoratori senza gravare sulle aziende. É complicato trovare le risorse, ma dal contrasto all'evasione fiscale (e gestendo gli sprechi) si potrebbe ricavare molto.

Evasione fiscale in Italia (Ministero dell'Economia e delle Finanze)

"Ci sono dei settori più svantaggiati, come l’agricoltura o i lavoratori domestici dove il sommerso è più significativo - sottolinea il professore Fabozzi - D’altra parte è evidente che il sommerso e l’evasione fiscale è importante e il costo di chi evade ricade su chi paga le tasse". L'ultima "Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva" del Ministero dell'Economia e delle finanze relativa al 2018 dice che il totale delle tasse evase in Italia è stato di 102,8 miliardi di euro. In media, tra il 2016 e il 2018 lo Stato ha incassato oltre 94 miliardi di euro di imposte in meno. Le tasse più evase sono l’Irpef da lavoro autonomo (33,1 miliardi di euro) e l’Iva (34,4 miliardi di euro).

Tuttavia, negli ultimi anni sono stati fatti dei passi in avanti e il contrasto all'evasione ha permesso allo Stato di recuperare tra il 2014 e il 2018 circa 6,7 miliardi di euro. Ora, anche grazie all'apporto di alcuni correttivi tramite i fondi del Pnrr, il governo punta ad aumentare di altri 12,7 miliardi le somme recuperate, già dal prossimo anno, ed avere così più margine di manovra sul fronte della riduzione delle tasse. Di miliardi ne bastano 16 per dare una mensilità in più ai lavoratori sotto ai 35mila euro, ossia alla maggior parte dei lavoratori italiani. 

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