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Lunedì, 30 Gennaio 2023
Problema Fisco

La pace fiscale del governo Meloni diventa più cara

Boom degli interessi legali: dall'1,25% al 5%. I commercialisti chiedono una riduzione degli interessi moratori

Per colpa dell’inflazione anche i debiti con il fisco diventano più cari. A partire dal 2013 il tasso di interesse legale passa dall’attuale 1,25% al 5% con ripercussioni importanti in ambito fiscale e contributivo. L’effetto maggiore si vedrà sulla pace fiscale, con le rate da pagare che registreranno un sostanzioso aumento rispetto al passato. Buone notizie, invece, per coloro che devono ricevere pagamenti con gli interessi legali. Cosa cambia con gli interessi legali al 5%?

Nel 2023 quadruplica il tasso di interesse legale

Prima di tutto cerchiamo di capire cosa sono gli interessi legali. Sono un obbligo accessorio al pagamento di una somma di denaro, interessi che maturano sulle somme di denaro per effetto di un tasso percentuale fissato ogni anno dalla legge. Come gli interessi anatocistici, ossia gli interessi sugli interessi già maturati. Chiarito questo possiamo andare avanti: il 15 dicembre 2022 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la modifica degli interessi legali disposta dal decreto 13 dicembre 2022, che fissa un tasso d’interesse legale al 5% a partire dal 1° gennaio 2023. Considerando che nel 2022 era pari all’1,25%, possiamo dire che a causa dell’inflazione il tasso legale è quadruplicato. Il cosiddetto "saggio", infatti, viene definito ogni anno con un decreto del ministero dell’Economia sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore ai dodici mesi, tenuto conto del tasso di inflazione che è stato registrato nel corso dell’anno.

Si tratta del tasso legale più alto degli ultimi 25 anni (escludendo il periodo che va dal 16 dicembre 1990 al 31 dicembre 1996 quando è stato applicato il 10%). Un tasso legale al 5% si è avuto anche negli anni 1997 e 1998. In quelli successivi il tasso è sempre stato più basso, con un andamento altalenante nel tempo, arrivando quasi ad azzerarsi nel 2021 (0,01%).

Tassi di interesse legale

La pace fiscale diventa più onerosa

Con il tasso legale al 5% il ravvedimento operoso diventa più caro. Stiamo parlando di tutte quelle situazioni in cui il contribuente può "regolarizzare omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, beneficiando della riduzione delle sanzioni". La pace fiscale del governo Meloni, tanto per fare un esempio. I contribuenti che decidono di chiudere le liti pendenti con il fisco dovranno sborsare interessi molto più alti rispetto al passato. Ad esempio su un debito di 10mila euro non si pagheranno più 125 euro di interessi legali come nel 2022 ma 500 euro (nel 2021 si pagava addirittura solo 1 euro). La stessa cosa vale per chi sceglie di chiudere una lite con il fisco pagando il debito a rate. Su un debito di 120mila euro da pagare in 20 rate trimestrali, gli interessi legali passano dai 18,75 euro del 2022 ai 75 euro del 2023 (simulazione de Il Sole 24 Ore).

Buone notizie invece per chi deve ricevere dei pagamenti con interessi legali. La variazione del tasso legale, infatti, ha effetto anche sugli istituti deflativi del contenzioso e sulle sanzioni civili previste per l’omesso o ritardato versamento di contributi previdenziali e assistenziali.

I commercialisti chiedono una riduzione degli interessi moratori

La notizia non piace ai commercialisti. In una lettera al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al viceministro Maurizio Leo la categoria chiede a gran voce un intervento normativo che riduca il tasso degli interessi moratori da corrispondere in caso di ravvedimento operoso, eliminando il collegamento "al tasso legale" degli interessi. "L’incremento del saggio degli interessi legali nel prossimo anno - afferma il presidente Elbano de Nuccio -  oltre a rendere più gravoso l’utilizzo dello strumento deflattivo in oggetto con ripercussioni negative sulla compliance dei contribuenti, comporterà anche effetti distorsivi di particolare rilevanza. In caso, ad esempio, di versamento tardivo delle imposte entro un anno dalla scadenza originaria, è prevista la possibilità di regolarizzare la violazione, pagando, oltre alle imposte, una sanzione ridotta ad un ottavo del minimo, pari pertanto al 3,75 per cento (la sanzione ordinaria per omesso versamento è infatti pari al 30 per cento). Alla sanzione così ridotta, vanno poi aggiunti, ai sensi del comma 2 del citato articolo 13, gli "interessi moratori calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno" che, nel 2023, saranno dovuti in misura pari al 5 per cento e, quindi, per un importo superiore, nel caso esemplificato, alle sanzioni contestualmente dovute per la regolarizzazione. Il che si traduce, evidentemente, in un paradosso che occorrerebbe evitare, anche per non scoraggiare l’utilizzo dell’istituto da parte dei contribuenti".

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