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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
L'opinione / Italia

Il fenomeno del trading: alternativa allo stipendio sicuro o bolla mediatica?

Aumenta il numero delle persone che tentano questa strada sperando in un miglioramento delle loro condizioni economiche

Ormai ha raggiunto una cifra a sei zeri il numero di trader che, a vari livelli, animano questa nuova fetta del mercato. Complici pandemia e certezza economica, sono sempre di più le persone che provano a intraprendere questa strada e con loro cresce anche chi vende servizi di consulenza che spesso hanno una promessa accattivante: il trading come alternativa allo stipendio sicuro. Ma è davvero possibile o si tratta di una bolla mediatica e commerciale pronta a esplodere improvvisamente? Quanto è concreto il rischio che persone che si improvvisano in questa che è una professione ad alta specializzazione si ritrovino a bruciare i propri risparmi.

A parlare dell'argomento è stato una vera e propria autorità del settore, Andrea Unger. Quattro volte campione della World Cup Championship of Futures Trading, Unger ha spiegato quali sono i rischi e ha dichiarato senza mezze misure: “Il trading non è la soluzione allo stipendio sicuro e chiunque lo faccia credere è in malafede”. Una dichiarazione chiara, frutto della sua esperienza e dell'osservazione delle dinamiche attuali. “In molti - spiega Unger, trader professionista dal 2001 e membro onorario di SIAT (Società Italiana Analisi Tecnica) - nutrono l’errata convinzione che si possa vivere di investimenti, sostituendo questa attività al posto di lavoro, magari facendo qualche corso online”.

Sono tantissime le persone che, secondo ByTec che ha condotto un'indagine a riguardo online, hanno effettuato ricerche su Google legate a parole chiave del trading. Sono passate da 1,5 a più di 3,6 milioni con un aumento del 140%. Unger, però, ci tiene a mettere in guardia le persone. “Vedendo quello che succede a me e a tanti trader miei colleghi, vi posso assicurare che la stabilità delle entrate nel trading non è sufficientemente lineare per vivere solo di questo. Infatti, è normale che ci siano dei mesi in perdita, perciò la cosa importante è che vi sia un guadagno nel lungo periodo. Le cose si complicano nel caso di una rendita mensile, specialmente se l’obiettivo è avere una sorta di stipendio. Infatti, se per tre mesi di fila guadagnate uno e poi il quarto mese perdete tre, chiaramente sarete tornati al punto di partenza. Anzi, magari avete anche speso qualcosa, quindi sarete sotto». La stabilità è l'ultimo elemento a cui si può aspirare facendo trading.

«Alcune strategie possono esserlo per un lungo periodo e poi, all’improvviso, smettono di esserlo e quando questo accade, fanno tanto male. Quindi, nonostante i guadagni finali ci siano, bisogna valutare come ci si è arrivati e anche come ci si è sentiti a livello psicologico”. Secondo il trader italiano quindi è chiaro che il trading possa essere un lavoro ma bisogna affrontarlo con la consapevolezza che non si tratta di un posto fisso, con stipendio regolare e orari predefiniti. “Il punto è che il trading non è la soluzione allo stipendio sicuro, e chiunque faccia credere questo è in malafede. Il trading è affascinante, è bello, può essere profittevole, può essere fonte di soddisfazione, però non sarà mai fonte di una piena tranquillità economica, tanto meno quella del classico impiegato che porta a casa lo stipendio alla fine del mese. Per fare trading bisogna rimboccarsi le maniche e studiare. È possibile guadagnare, ma non pensare di avere una rendita mensile costante, perché di fatto è difficilissimo che ci possa essere per un tempo sufficientemente lungo a garantirci la tranquillità».

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