Mercoledì, 3 Marzo 2021
L'analisi della Uil

Tredicesima più leggera per oltre 6 milioni di dipendenti

Numero record di ore di cassa integrazione: ma quando si è posti in "cassa" a zero ore non vi è solo la riduzione dello stipendio, ma non si maturano neanche i ratei della 13esima e 14esima mensilità

Foto di archivio

Tredicesime più leggere per almeno 6,7 milioni di dipendenti del settore privato che quest'anno hanno usufruito della cassa integrazione. Tra aprile e ottobre sono state quasi 3,9 miliardi le ore di Cig autorizzate, numeri mai raggiunti in precedenza. Su uno stipendio lordo di 21.700 euro mediamente stando in cassa integrazione la mancata maturazione del rateo della tredicesima ammonta a 139 euro medi pro capite (l'8,3% dell`importo), su un importo lordo della tredicesima pari a 1.670 euro. È quanto emerge da un'analisi condotta dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil che ha simulato gli importi delle tredicesime, su uno stipendio medio del settore privato, dei dipendenti che nel corso del 2020 hanno usufruito della cassa integrazione.

"Quando si è posti in cassa integrazione a zero ore non vi è solo la riduzione dello stipendio, ma non si maturano neanche i ratei della tredicesima e quattordicesima mensilità" spiega Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil. 

Se si analizza un dipendente con due mesi di cassa integrazione a zero ore, ad esempio, nel periodo tra aprile e maggio, quando le ore di cassa integrazione autorizzate furono quasi 1,7 miliardi (il 44% delle ore totali autorizzate) la perdita della tredicesima ammonta 278 euro medi (il 16,6% dell`importo).

Un dipendente con quattro mesi di cassa integrazione a zero ore sulla propria tredicesima si vedrà decurtati 556 euro medi (il 33,3% dell`importo); mentre con sei mesi di integrazione salariale a zero ore la decurtazione ammonta a 834 euro medi (il 49,9% del totale).

Infine, se un dipendente è stato posto in cassa integrazione da aprile a dicembre, la decurtazione della sua tredicesima ammonterà a 1.503 euro medi (il 90 % del totale).

"Nella riforma più complessiva degli ammortizzatori sociali, occorre mettere mani al tema della revisione dei tetti massimi del sussidio della cassa integrazione fissati oggi per legge a 998,18 euro lordi mensili per retribuzioni inferiori o pari a 2.159,48 e a 1.199,72 per retribuzioni superiori a 2.159,48, la loro rivalutazione e la mancata maturazione dei ratei della tredicesima e quattordicesima mensilità", aggiunge Veronese. Per la Uil la rivalutazione dei sussidi "dovrebbe essere ancorata agli aumenti contrattuali e non soltanto al tasso di inflazione annua che, come noto, negli ultimi anni ha registrato indici pressoché pari allo zero".

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