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Mercoledì, 24 Aprile 2024
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Meloni vuole il "gas italiano": dove potrebbero ripartire le trivellazioni

Nel suo discorso alla Camera la premier ha manifestato l'intenzione di sfruttare i nostri giacimenti per rispondere alla crisi energetica. Ecco dove si trovano le trivelle attive e dove potrebbero partire nuove perforazioni

"Sfruttiamo i giacimenti di gas nei nostri mari": con queste parole, pronunciate durante il suo intervento alla Camera, la premier Giorgia Meloni ha in un certo senso "sdoganato" il ritorno delle trivellazioni nel nostro Paese, come risposta per arginare la crisi energetica e "accelerare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la produzione nazionale". L'obiettivo è quello di far ripartire le trivelle e la produzione nazionale di gas, un piano iniziato dall'ex ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, e che adesso verrà portato avanti dal suo successore Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Ma dove si trovano le trivelle attive? Secondo Assorisorse sono una novantina fra terra e mare, in 15 regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto. L'Italia intende portare la produzione di gas da 3,3 a circa 6 miliardi di metri cubi l’anno entro il 2025, aumentando negli anni successivi. Sempre secondo Assorisorse, il nostro paese nel 2021 ha estratto 3,3 miliardi di metri cubi di metano, a fronte di un consumo nazionale di 74,1 miliardi. Nel 2000, la produzione nazionale era di 17 miliardi di metri cubi all’anno. Vent’anni dopo, nel 2020, era scesa a 4 miliardi. L’anno scorso ha toccato il minimo, con un calo annuo (dati Arera) del 16,7%.

Per aumentare la produzione sarà necessario anche attivare nuove trivelle, ma dove? Come riporta il Corriere, le aree in cui potrebbero ripartire le estrazioni sono quelle del Canale di Sicilia e del Medio Adriatico. In mare, su 45,345 miliardi di metri cubi, davanti a Veneto e Romagna ce ne sono 13,474, davanti a Marche, Abruzzo e Molise 12,492, davanti a Puglia, Calabria e Sicilia 19,379. In Sicilia i giacimenti Argo e Cassiopea di Eni hanno già ottenuto l’autorizzazione. Ma non raggiungeranno piena operatività prima del 2024. Altre 50 piattaforme si potrebbero rimettere in moto tra le Marche e il litorale ferrarese. Anche nei pressi di Rimini sono presenti due stabilimenti che possono produrre fino a 1,5 miliardi di metri cubi di gas. La riserva più corposa è quella dell'Adriatico settentrionale, nella zona a nord del Po di Goro, ma qui le perforazioni sono vietate. Nonostante le nuove tecnologie, i rischi di trivellazione in questa zona permangono, motivo per cui anche gli investitori hanno preferito virare verso altri lidi.

A terra le trivelle si trovano soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Proprio al Sud si trovano le maggiori risorse, come sottolineato anche da Giorgia Meloni alla Camera: su 66,245 miliardi di metri cubi complessivi, 60,641 sono nel Mezzogiorno, 0,784 al centro e 4,82 al Nord.

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