Lunedì, 14 Giugno 2021
Economia / Milano

I furbetti del reddito di cittadinanza: non vivono più in Italia, ma intascano i soldi per mesi

Il caso a Sesto San Giovanni è stato scoperto dal sindaco: "Così si tolgono risorse a chi ne ha bisogno"

Alcuni percettori del reddito di cittadinanza impiegati dal comune a Sesto San Giovanni

Incredibile ma vero: da mesi non vivevano più in Italia ma erano ancora "aiutati" dallo Stato italiano. Sono i furbetti del reddito di cittadinanza, persone che hanno ottenuto il sostegno al reddito istituito dal primo governo Conte e che hanno continuato per mesi a intascare i soldi nonostante da tempo non vivano più in Italia. A denunciarlo è il sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano, dopo alcune verifiche che lui stesso ha svolto in prima persona. "Tra i primi 48 percettori del reddito di cittadinanza chiamati dal comune per i colloqui psicoattitudinali, 30 hanno aderito ai progetti di utilità collettiva messi a punto dall'amministrazione", ha fatto sapere il primo cittadino, che nelle scorse settimane aveva studiato una serie di progetti per impiegare i percettori del reddito di cittadinanza.

I furbetti del reddito di cittadinanza a Sesto San Giovanni

Tra quei 48, invece, "18 non hanno risposto o non si sono resi disponibili. Praticamente il 38% delle persone contattate. Ho verificato personalmente i fascicoli di ognuno - ha sottolineato il sindaco Di Stefano - e si tratta principalmente di stranieri che non sono più sul nostro territorio nazionale e sono spariti, ma intanto hanno preso il sussidio per mesi". "Altri ancora ci rispondono che non possono venire perché impegnati e vorrebbero l’appuntamento fuori dall’orario di lavoro. È palese che questo 38% sottrae risorse a chi ne ha veramente bisogno. Ovviamente questi soggetti li abbiamo segnalati affinché venga immediatamente interrotto il loro sussidio. Immaginiamoci in tutta Italia quanti soggetti se ne approfittano per prendere soldi senza fare nulla, con la complicità di un governo assolutamente incapace. Vorrei rivolgermi a queste persone - ha concluso Di Stefano -, ricordatevi che in questo modo non state fregando solo la legge, state anche togliendo risorse a chi ne ha veramente bisogno”.

Anche il comune di Milano aveva cercato di mettere al lavoro i percettori del reddito di cittadinanza. L’amministrazione comunale aveva messo in campo due progetti per i cittadini che beneficiano della misura "anti povertà": il primo, tra ottobre e dicembre 2020, attivato tramite una call interna, ha visto la partecipazione di 60 persone, mentre il secondo ne ha impiegate 53. Le cifre sono impietose: su 19mila milanesi che percepiscono il reddito di cittadinanza solo 113 sono stati impiegati da Palazzo Marino per progetti di pubblicati utilità. È lo 0,6%.

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