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Lunedì, 23 Maggio 2022
Occupazione

Tornano i voucher per lavorare?

Unioncamere e Anpal certificano un fabbisogno tra maggio e luglio di 387.720 lavoratori per i servizi di alloggio, ristorazione e turistici. Di fatto mancano quasi 4 profili su 10. C'è chi spinge per reintrodurre il "buono lavoro" su vasta scala

La mancanza di personale nell’industria del turismo evidenzia molti limiti del nostro mercato del lavoro. Unioncamere e Anpal certificano un fabbisogno tra maggio e luglio di 387.720 lavoratori per i servizi di alloggio, ristorazione e turistici. Di fatto mancano quasi 4 profili su 10. Per bar e ristoranti servono 194mila lavoratori per tornare ai livelli del 2019. Secondo Fipe-Confcommercio si sono persi 244mila lavoratori nel 2020, e "solo" 50mila si sono recuperati nel 2021.

Lavoro: nel turismo mancano quasi 4 profili su 10

Ricette magiche non ce ne sono. Alcune proposte le ha avanzate il ministro Garavaglia: "Gli imprenditori italiani vanno messi nelle condizioni di assumere per tenere aperte le aziende - ha detto qualche giorno fa -. Magari, anche recuperando i voucher. Mi auguro che le istanze degli operatori trovino ascolto. E che gli elementi distorsivi del mercato del lavoro per gli italiani, come il reddito di cittadinanza e non solo, vengano superati". "Con una disoccupazione che sfiora il 10 per cento e con la mancanza di 300/350 mila di posti di lavoro nell'industria del Turismo mi sembra evidente che ci sia qualche elemento del mercato del lavoro che non funziona. È del tutto evidente che l'attenzione del governo è interamente rivolta ai lavoratori italiani. Ma vanno messi nella condizioni di lavorare. Così come gli imprenditori italiani vanno messi nelle condizione di assumere per tenere aperte le aziende. Magari, proviamo ad aiutarli, anche recuperando i voucher". Lo ha detto il ministro del Turismo Massimo Garavaglia. Poi la stoccata: "Mi auguro - ha aggiunto - che le istanze degli operatori trovino ascolto. E che gli elementi distorsivi del mercato del lavoro per gli italiani, come il reddito di cittadinanza e non solo, vengano superati".

"In un momento come questo, in cui è prevista una stagione turistica eccezionale, è importante riflettere sul rischio di un boom del lavoro nero. Risulta doveroso, pertanto, pensare alla reintroduzione dei voucher per il settore del commercio, del turismo e dell'agricoltura", ragiona il leader dell'Ugl, Paolo Capone. "Pertanto - aggiunge - chiediamo al presidente Draghi e al ministro Orlando di modificare radicalmente uno strumento come il reddito di cittadinanza che non crea crescita e sviluppo, bensì si è rivelato un incentivo al lavoro nero. Non è più tempo di provvedimenti spot e di sussidi a pioggia. Occorre creare occupazione sostenendo le politiche attive del lavoro. E' senz'altro preferibile un lavoro sicuro e a tempo piuttosto che un lavoro nero e senza alcuna garanzia o un reddito per stare a casa. In questa prospettiva, uno strumento come il voucher può contribuire realmente a favorire l'assunzione di centinaia di migliaia di ragazzi ed incentivare l'occupazione giovanile durante la stagione turistica".

Un incontro con il ministro del lavoro Andrea Orlando e un vertice con i sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) per valutare strategie comuni. Sono gli obiettivi che il leader della Lega, Matteo Salvini, aveva fissato la settimana scorsa dopo essersi confrontato con il presidente del Consiglio Mario Draghi e con il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Con Orlando e i sindacati - spiegano dalla Lega - Salvini intende rilanciare l'idea dei voucher. "Ho motivo di credere che il presidente del Consiglio ne parlerà con il ministro del Lavoro Orlando - ha detto qualche giorno fa Salvini - L'estate, almeno per il turismo e la sua filiera, potrebbe essere una boccata d'ossigeno in una situazione che resta difficilissima. Io di questo sono sempre stato convinto: meglio il lavoro che il non lavoro o il lavoro nero" ha detto Salvini. "Ci sono anche dei sindacati che sono d'accordo".

"A ridosso dell'estate, dopo due anni di pandemia che hanno messo a dura prova interi settori tra cui quello turistico, è essenziale riflettere sulla reintroduzione dei voucher", dichiara il sottosegretario al Lavoro Tiziana Nisini (Lega). "Chi da sinistra, come Fratoianni, li critica - aggiunge Nisini - o non comprende come essi siano a tutela non solo dei lavoratori ma anche dei datori di lavoro, o fa polemica sterile per cercare di nascondere la vittoria della Lega sul Fisco. Abbiamo salvato gli italiani da altre tasse su casa e risparmi e ora lavoriamo per fornire a settori fondamentali per il Paese come commercio, turismo e agricoltura uno strumento utile alla ripresa e alla lotta contro il lavoro nero".

Sui voucher il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, era stato molto critico. Secondo Fratoianni "sono stati in passato uno strumento di pesante inquinamento del mercato del lavoro, anzi la legalizzazione di forme di schiavitù".

Cosa erano i voucher (buoni lavoro)

I voucher, anche chiamati buoni lavoro, erano stati introdotti per permettere e stimolare la retribuzione legale dei lavori accessori o saltuari; lavori quali le ripetizioni scolastiche, le pulizie domestiche, i lavori stagionali agricoli e turistici. Col tempo, il novero dei lavori pagabili con i voucher è stato ampliato, rimanendo comunque vincolante l’accessorietà dei lavori svolti.

Nato inizialmente per retribuire il lavoro occasionale, il voucher o 'buono lavoro' era di fatto una modalità di retribuzione per lavoro occasionale di tipo accessorio introdotto nel 2003 dal governo Berlusconi. Spesso al centro delle polemiche per aver deregolamentato il mercato del lavoro, contribuendo, di fatto, a renderlo più precario, il voucher aveva come finalità quella di regolamentare quelle prestazioni lavorative, definite appunto 'accessorie', che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario, e tutelare situazioni non regolamentate.

Ogni voucher aveva un valore di 10, 20 o 50 euro: una parte al lavoratore e la restante in contributi. Il valore netto di un voucher da 10 euro nominali, in favore del lavoratore, era di 7,50 euro e corrispondeva al compenso minimo di un'ora di prestazione, salvo che per il settore agricolo, dove, in ragione della sua specificità, si considerava il contratto di riferimento. Erano ovviamente garantite la copertura previdenziale presso l'INPS e quella assicurativa presso l'INAIL.

Quali sono i vantaggi per il committente nell'utilizzo di un sistema come quello dei voucher? Il committente può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto. E per il lavoratore? Il prestatore può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. È, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari. I compensi complessivamente percepiti dal prestatore non potevano superare i 7.000 euro netti in un anno.

Le ombre

Il voucher spesso però mascherava l'elusione ed era in molti casi una forma di precariato estremo e povero, che svantaggiava ulteriormente soggetti già deboli nel mercato del lavoro. Dal 17 marzo 2017 l'impiego del voucher, come strumento di pagamento di un contratto di lavoro accessorio, è stato abolito. In realtà, non del tutto. Il 10 luglio 2017 è stata infatti reintrodotta una nuova forma di voucher, con caratteristiche operative diverse da quello precedente, di fatto molto più complicate e limitative della versione precedente.

Rispetto al biennio 2015-2016, quando l’accesso allo strumento dei voucher era generalizzato, si è registrata una riduzione del 93% in termini economici e del 95% per quanto riguarda i lavoratori. Il numero medio annuo dei prestatori nel biennio, infatti, si attestava intorno a 1,6 milioni di euro, per un valore medio annuo di 1,2 miliardi di euro. Nel 2021, invece, i prestatori di lavoro accessorio o occasionale non hanno superato le 100.000 unità.

Dopo 5 anni, il tema della possibile reintroduzione su vasta scala torna d'attualità. Staremo a vedere.

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