Perché la chiusura della Whirlpool è una sconfitta per l'Italia

Perdere il braccio di ferro con la multinazionale potrebbe avere conseguenze nefaste, non soltanto per i 420 operai di Napoli che si troveranno senza lavoro in caso di chiusura. Intanto il 31 ottobre, data in cui cesserà la produzione, è sempre più vicino

La protesta dei lavoratori Whirlpool (FOTO ANSA)

Sabato 31 ottobre 2020. Un giorno qualunque per molti, ma non per i 420 lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Napoli. La multinazionale statunitense, con cui il braccio di ferro va avanti da oltre un anno, ha indicato quella data per la ''cessazione della produzione''. Da quel giorno non verranno prodotte più lavatrici e gli operai perderanno il loro lavoro, innescando una serie di conseguenze che vanno ben oltre Napoli, ma che coinvolgono l'Italia intera. 

Luigi Di Maio, ex titolare del Mise e ora ministro degli Esteri, l'ha definita ''una battaglia per la sovranità nazionale'', un tema ricalcato anche da Vincenzo Accurso, uno dei 420 lavoratori della Whirlpool di Napoli e rappresentante sindacale, che a Today ha spiegato quali sono le loro speranze: ''Noi vogliamo far rispettare l'accordo alla Whirlpool, trovare un'intesa che ci permetta di continuare a lavorare. Di Maio ha detto che la fabbrica non chiuderà e che ne vale la sovranità del Paese, ma quanto vale la sua firma?''.

Whirlpool, il piano B che non c'è e l'effetto Covid

Intanto il 31 ottobre si avvicina, e all'orizzonte non ci sono incontri in programma o piani alternativi, come confermato dallo stesso Accurso: ''Nei mesi precedenti abbiamo avuto diversi incontri in cui il Governo si impegnava a ideare un piano B, anche se la soluzione primaria era sempre la permanenza in Italia della Whirlpool. Si è parlato anche di alcune manifestazioni di interesse per un eventuale acquisto, ma delle nove presentate da Invitalia ne sono rimaste poi soltanto due, impossibili da prendere in considerazione''.

Una situazione già di per sé complessa, su cui si è andata ad abbattere (come per altre realtà), anche la mannaia dell'emergenza sanitaria: ''Con il Covid sono venute fuori altre problematiche – spiega Accurso - ha permesso di anticipare alcune cose che magari sarebbero avvenute tra 4 o 5 anni. L'epidemia ha sicuramente influito sull'accelerare questo processo di abbandono dell'Italia''.

Infatti, anche a causa dell'emergenza coronavirus, l'ipotesi di una reindustrializzazione diventa inattuabile: ''In questo momento non ce lo possiamo permettere. E' un periodo di crisi e reindustrializzare vuol dire fermare la manovalanza e la produzione, perdere esperienza, senza dimenticare le difficoltà nel trovare un imprenditore che voglia investire adesso in un progetto a lungo termine. Per uscire dalla crisi dobbiamo continuare a fare il nostro lavoro, poi, in un secondo momento, si potrà pensare a soluzioni alternative''.

Whirlpool, i sindacati chiedono un incontro al Mise

Ma cosa succederà nel futuro prossimo? Il 31 ottobre si ferma tutto, ma prima c'è un'altra scadenza da non dimenticare. Il 13 settembre scadono infatti gli ammortizzatori sociali, motivo per cui urge un incontro al ministero dello Sviluppo economico, come ribadito nei giorni scorsi da Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile elettrodomestico e Rosario Rappa, segretario generale Fiom-Cgil Napoli: "Una delegazione di lavoratori della Whirlpool di Napoli sabato ha incontrato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ospite del Giffoni Film Festival, il quale ha affermato che la vertenza e' per il governo una battaglia di sovranità nazionale. Auspichiamo che nel frattempo il governo sia intervenuto presso la proprietà americana di Whirlpool per una modifica delle posizioni espresse per voce dell'amministratore delegato La Morgia che ha confermato la chiusura delle attività produttive del sito di Napoli il 31 ottobre". 

"Ci aspettiamo - hanno aggiunto i sindacalisti - che Di Maio, come promesso nel corso dell'incontro con i lavoratori, provveda a sollecitare il ministro Patuanelli per l'immediata convocazione al Mise dell'incontro con l'azienda e le organizzazioni sindacali. Non vorremmo dover mettere ancora una volta in campo iniziative di lotta finalizzate a ottenere il tavolo".

Whirlpool, perché la chiusura è una sconfitta per l'Italia

Da ormai oltre un anno la vertenza Whirlpool tiene sul filo il destino di 420 lavoratori e delle loro famiglie, persone vivono nell'incubo di ritrovarsi precari o disoccupati. Ma c'è un motivo per cui la battaglia di queste 420 persone è diventata un simbolo, una diatriba che riguarda l'Italia intera, come sottolineato anche da Di Maio al Giffoni Film Festival, dove alcuni operai lo hanno raggiunto sottolineando: ''Quello che hanno fatto alla fabbrica è inaccettabile, non ci fermeremo. Non sappiamo più che dire alle nostre famiglie. Il 31 ottobre, la data della chiusura, si avvicina".

Il ministro degli Esteri ha poi risposto: "La faccenda non è conclusa. Il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli se ne sta occupando, martedì lo vedrò personalmente e gli solleciterò la cosa. La Whirlpool è per noi anche una battaglia di sovranità nazionale.Siamo in una fase di trasformazione del Paese per via delle nuove tecnologie e dei cambiamenti climatici, ma questo non vuol dire che dobbiamo lasciare a casa i lavoratori. Perché chi dice il problema di Whirlpool è legato proprio a queste trasformazioni, non dice tutta la verità. Noi dobbiamo applicarci affinché le aziende continuino a lavorare sul territorio italiano. In questo periodo, infatti, stiamo assistendo a diversi casi di reshoring. Ci sono troppe incertezze legate indubbiamente alla fase Covid e ci si sta rendendo sempre più conto che le filiere vanno accorciate''

E' proprio tra le parole di Di Maio che emerge, seppur in parte, il motivo per cui si tratta di una battaglia dell'Italia intera. Il pericolo è che le aziende fuggano dall'Italia per approdare i lidi più ''floridi'' e se la Whirlpool dovesse spuntarla, si creerebbe un precedente a dir poco pericoloso. Un'ipotesi che Vincenzo Accurso, rappresentante sindacale dello stabilimento di Napoli, spera di evitare: ''Non si può chiudere e cancellare così 420 famiglie più l'indotto. Siamo in una zona altamente a rischio, si deve trovare una soluzione o verrebbero a crearsi molteplici problematiche''.

''Dobbiamo puntare sulla qualità -conclude Accurso - che è il nostro vero marchio di fabbrica, quello che rende il made in Italy apprezzato in tutto il mondo. Inoltre, Se il Governo perde questa battaglia e non si fa rispettare, rischia di perdere in partenza con tutte le multinazionali e noi non avremo più futuro. Il Governo ha bisogno delle nostre mani, perché sono le mani degli operai che possono far ripartire il Paese, fateci lavorare per uscire dalla crisi''. Siamo alla fine dei giochi, il 31 ottobre è dietro l'angolo e ancora non c'è una possibile data per un incontro al Mise. Non si può perdere e neanche pareggiare.

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