Domenica, 19 Settembre 2021
Economia Napoli

Whirlpool, torna l'incubo chiusura a Napoli: "Le misure nel dl non sono sufficienti"

Come un fulmine a ciel sereno è arrivata una nota dell'azienda che ha gettato nuovamente nello sconforto gli operai napoletani: "Le misure contenute nel decreto sulle crisi aziendali sono insufficienti per garantire la profittabilità dello stabilimento di Napoli"

Foto di repertorio

Era il 25 giugno scorso, giusto un paio di mesi fa, quando dopo un incontro al Mise i vertici della Whirlpool e Luigi Di Maio, in veste di ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, avevano assicurato che lo stabilimento di Napoli non sarebbe stato chiuso, anzi, si sarebbe trovata una soluzione anche per salvaguardare gli oltre 400 lavoratori impegnati nel capoluogo campano. Da quel giorno erano stati fatti diversi piccoli passi in avanti: Di Maio aveva studiato un piano per convincere la multinazionale statunitense a restare in Italia ed era stato prodotto un decreto legge su 'Tutela del lavoro e risoluzione di crisi aziendali', di cui faceva parte proprio un provvedimento mirato a salvare la Whirlpool di Napoli

La strada imboccata sembrava quella della fumata bianca, invece oggi, lunedì 2 settembre, come un fulmine a ciel sereno è arrivata una nota della Whirlpool che fa ripiombare nello sconforto i lavoratori dello stabilimento, che tornano (ancora) a rischiare il loro posto di lavoro. Una vera e propria doccia fredda per gli operai campani, che hanno trascorso l'estate a presidiare il sito di via Argine per evitare l'addio definitivo dell'azienda. Ma se un paio di mesi fa la soluzione sembrava ad un passo, con la comunicazione odierna il gigante degli elettrodomestici dice, in parole povere, che allo stato attuale delle cose e nonostante i provvedimenti contenuti nel dl, il sito di Napoli non è più produttivo.

La nota Whirlpool: "Nel dl interventi non sufficienti"

Nella nota ufficiale l'azienda fa proprio riferimento a quel decreto legge sulle crisi aziendali che attende a breve la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e che, secondo i vertici della Whirlpool non basta per salvare Napoli: ''Il dl contiene interventi non sufficienti a garantire la profittabilità dello stabilimento di Napoli nel lungo periodo e la competitività di Whirlpool nella Regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa)". Secondo l'azienda "l'unica soluzione percorribile è dare una nuova missione produttiva al sito".

"I 16,9 milioni di euro previsti dal testo del decreto legge per il biennio 2019-2020 sono calcolati considerando la messa in solidarietà al 60% della quasi totalità dei 5.500 dipendenti di Whirlpool in Italia: questa non è un’opzione in quanto non in linea con il piano industriale 2019-2021”, prosegue la nota. Inoltre, sottolinea l’azienda, “il potenziale beneficio sarebbe distribuito su tutti i siti italiani e non rappresenterebbe un intervento strutturale per il futuro a lungo termine di Napoli, soprattutto se comparato agli sforzi e agli investimenti pari a circa 100 milioni di euro messi in campo dall’azienda negli ultimi anni". 

L’azienda “ha sempre confermato la volontà di voler garantire la continuità industriale dello stabilimento e i massimi livelli occupazionali al fine di dare un futuro sostenibile ai colleghi di Napoli: si ribadisce che l’unica soluzione percorribile è dare una nuova missione produttiva al sito”. Whirlpool Emea è pronta a presentare nel dettaglio la nuova missione industriale per lo stabilimento di Napoli e per i suoi 410 dipendenti.

Il progetto della Whirlpool

Ma cosa intende la Whirlpool con nuova missione? Già nelle analisi presentate ad inizio agosto l'azienda aveva iniziato a parlare di quello che si doveva cambiare: "Nonostante lo sforzo del Governo gli approfondimenti condotti dimostrano l’insostenibilità della produzione di lavatrici a Napoli: l’unica soluzione sostenibile è il progetto di riconversione identificato. In particolare, per quanto riguarda gli investimenti relativi a lavatrici di alta gamma, i benefici che la proposta avrebbe sulle perdite dello stabilimento non sarebbero sufficienti a compensare i bassi margini di prodotto e l’ammortamento incrementale. Lo stabilimento di Napoli continuerebbe infatti a operare ben al di sotto del punto di pareggio in termini di volumi e a non essere competitivo. Allo stesso modo, il trasferimento della produzione di lavatrici dall’Est Europa o dalla Cina (reshoring), pur consentendo allo stabilimento di incrementare la sua capacità utilizzata, richiederebbe sussidi strutturali con impatto negativo su profittabilità e competitività dell’Azienda in EMEA".

Questo piano aveva suscitato reazioni negative e polemiche tra i sindacati che, circa un mese fa, avevano chiesto all'azienda di elaborare un nuovo piano quinquennale per il periodo 2020-2024, in grado di rendere sostenibile quella che, secondo gli esponenti sindacali, è l'unica soluzione della vertenza: continuare a produrre a Napoli l’alta gamma di lavatrici e affiancando a questo qualche altra produzione riportata dall’estero per saturare i livelli occupazionali. Un obiettivo che, dopo la nuova nota della Whirlpool, sembra molto più complicato da raggiungere, tenendo conto anche dell'instabilità politica in cui sta 'navigando' l'Italia in questo particolare momento.

Fiom: "Dall'azienda comportamento inaccettabile"

Non si è fatta attendere molto la reazione dei sindacati. Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom, ha attaccato in un comunicato stampa il comportamento della Whirlpool: Ancora una volta il management di Whirlpool mette in discussione l'accordo sottoscritto a ottobre scorso, e ancora una volta lo fa rilasciando una nota stampa, ennesimo schiaffo alle lavoratrici e ai lavoratori dello stabilimento di Napoli. Questo per noi è inaccettabile, occorre riprendere la trattativa ripartendo dal punto dove c'eravamo lasciati e cioè dall'impegno dell'azienda a preparare un piano quinquennale di rilancio dello stabilimento di Napoli, a partire dall'implementazione della produzione delle lavatrici. L'azienda quindi si attrezzi per riavviare il tavolo di confronto e la smetta di diramare comunicati che lasciano il tempo che trovano".

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