Whirlpool, l'incubo è solo rimandato: a Napoli va in scena l'operaio “crocifisso”

L'annuncio del ministro Patuanelli sulla revoca della cessione e la scampata chiusura non ha rasserenato i lavoratori dello stabilimento di via Argine, che sono scesi in strada per protestare: ''E' una sceneggiata''. L'ad di Whirlpool Italia detta la data della nuova scadenza: "Soluzione entro marzo 2020"

L'operaio crocifisso al corteo dei lavoratori Whirlpool (FOTO ANSA)

Dopo sette mesi di braccio di ferro, l'annuncio fatto nella giornata di ieri dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sul caso della Whirlpool di Napoli, sembrava poter essere il vero punto di svolta. Ma la revoca della procedura di cessione del ramo d'azienda, lo stop agli oltre 400 licenziamenti e la ripresa della produzione, che si sarebbe dovuta interrompere a novembre, sono certamente delle ottime notizie, ma risolvono il problema soltanto nell'immediato futuro, rimandando così di qualche mese l'incubo di una nuova cessione o di una interruzione definitiva della produzione. 

Per questo motivo, la notizia arrivata dal Mise è stata accolta dagli operai dello stabilimento Whirlpool di Napoli con un mix tra gioia e incertezza, lacrime e sorrisi, abbracci e baci, ma anche nuovi dubbi e vecchi timori, proprio perché purtroppo, siamo di fronte ad una soluzione temporanea.

Whirlpool, il problema è soltanto rimandato

Che la scampata cessione della fabbrica di via Argine, annunciata da Patuanelli, fosse soltanto una 'pezza' momentanea lo si è capito già dalle parole contenute nella nota ufficiale di Whirlpool, in cui veniva chiarito, senza mezzi termini, che l'azienda non avrebbe avuto alcuna intenzione di trasferire a Napoli nuove produzioni realizzate all'estero e che la produzione sarebbe proseguita a Napoli, ma in una condizione insostenibile a lungo termine. Anche lo stesso ministro dello Sviluppo economico ha candidamente parlato di “primo passo” verso una soluzione, e non di soluzione. Ma allora quanto tempo c'è prima che gli oltre 400 lavoratori dello stabilimento napoletano tornino a temere di perdere il posto? La data, purtroppo, non è neanche così lontana: marzo 2020. Una deadline paventata già dal leader Fim, Marco Bentivogli che, nel commentare la scampata chiusura ha avvertito: "Non siamo alla soluzione ma guadagnare tempo prezioso è utile. Ci sarà una tregua fino a marzo, Whirlpool conferma il progressivo calo del mercato e dunque la volontà di cessione resta solo rinviata a inizio 2020". 

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Poi, come se questi elementi non fossero già abbastanza, è arrivata la conferma diretta di Luigi La Morgia, l'amministratore delegato di Whirlpool Italia che sulle pagine del Mattino ha confermato questo timing: ''Siamo stati trasparenti nel comunicare la nostra decisione al ministro Patuanelli. Le condizioni dello stabilimento di Napoli non sono cambiate: ora dobbiamo incominciare un percorso condiviso ma l'obiettivo resta quello di arrivare ad una soluzione industriale diversa per il sito di Napoli entro la scadenza indicata di marzo 2020''.

Whirlpool, al Mise il "funerale" della lavatrice

Nell'intervista al quotidiano napoletano l'ad La Morgia chiarisce anche quali sono le condizioni economiche alla base della decisione di lasciare Napoli, ad un anno di distanza dalla firma di un accordo: ''Un anno fa, quando firmammo quell'accordo avevamo prospettive di crescita e dunque di vendita del prodotto di Napoli per il 2018. Poi è scoppiata la tempesta perfetta con i dazi americani, la crisi del mercato argentino, il crollo della domanda del segmento premium in tutta Europa, un crollo del 19%. In un semestre l'impianto di Napoli ha perso il 26% delle vendite. Oggi di semestri ne sono passati tre e la situazione macroeconomica è peggiorata''. Quindi, cosa succederà dal 4 marzo, quando lo stabilimento dovrebbe riaprire i battenti? L'ad di Whirlpool Italia ha dato la disponibilità per riavviare l'attività produttiva, ma questo non cambia i concetti espressi prima: sulla Whirlpool di Napoli continua ad incombere una pesante data di scadenza.

Whirlpool, la manifestazione dei lavoratori a Napoli

E così, nonostante l'annuncio della cessione revocata e della scampata chiusura, i dipendenti della Whirlpool di Napoli non si sentono certo in una botte di ferro, motivo per cui oggi, giovedì 31 ottobre, hanno aderito allo sciopero di quattro ore proclamato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, con la manifestazione per le vie di Napoli che è partita da piazza Mancini, poi ha attraversato corso Umberto per raggiungere piazza del Gesù Nuovo per il comizio finale.

Dopo il “funerale della lavatrice”, utilizzato in un precedente corteo, quest'oggi gli operai Whirlpool hanno invece messo a capo della processione un operaio “crocifisso”. Il manichino portato in testa alla colonna di manifestanti, indossava la tuta dei dipendenti della multinazionale e la croce riporta la scritta “Sud” al posto di quella “Inri”.

I manifestanti hanno poi occupato portato in testa alla colonna di manifestanti, indossava la tuta dei dipendenti della multinazionale e la croce riporta la scritta "Sud" al posto di quella "Inri". In migliaia hanno partecipato allo sciopero del terzo settore che ha bloccato il centro di Napoli, con i lavoratori di via Argine che hanno palesato le loro incertezze dopo l'annuncio della sospensione della cessione: "E' solo una sceneggiata, non abbiamo nulla da festeggiare" gridano mentre portano in spalla un manichino in croce "simbolo della sofferenza di questi mesi".

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Con i lavoratori si è schierato anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris: "La battaglia è ancora lunga e la città è unita. Il 7 novembre incontrerò il premier Conte e parleremo anche dell'impegno che il Governo deve avere sulla vertenza Whirlpool, perché salvare questo stabilimento è un diritto, non certo una concessione". L'obiettivo è sempre lo stesso, salvare la fabbrica e il futuro di chi ci lavora. 

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