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Sabato, 26 Novembre 2022
Cosa succede

Perché da Zara, Bershka e Pull&Bear è a rischio lo shopping di Natale

Nessun accordo tra il gruppo Itx Italia e i sindacati sul nuovo contratto integrativo aziendale. Prosegue lo stato di agitazione già avviato lo scorso agosto. Cosa potrebbe succedere

Non c'è ancora l'accordo tra il gruppo Itx Italia e i sindacati sul nuovo contratto integrativo aziendale. E così per i lavoratori dei negozi di Zara, Zara Home, Stradivarius, Pull&Bear, Oysho, Bershka e Massimo Dutti proseguirà lo stato di agitazione già avviato lo scorso mese di agosto, al quale saranno associate otto ore di sciopero a livello territoriale e regionale (nel Lazio e presumibilmente in altre regioni) e ulteriori otto ore di sciopero che verranno presto definite a livello nazionale. Il tutto nel pieno dello shopping natalizio. Cosa sta succedendo? I rappresentanti dei lavoratori hanno denunciato un atteggiamento di chiusura dell'azienda a tutte le proposte presentate oltre un anno fa, relative alla conferma delle commissioni concordate all'atto delle assunzioni e all'aumento dei buoni pasto dagli attuali 5 euro a 8 euro. "L'incontro si era caratterizzato nella disponibilità dei sindacati di trovare delle soluzioni per ottenere all'interno del contratto integrativo una premialità in linea con le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori, ma l'azienda, a distanza di un anno, non accetta nessuna delle nostre proposte", hanno scritto in una nota congiunta i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.

Zara, Bershka e Pull&Bear: nei negozi è a rischio lo shopping di Natale

Il punto di rottura si è manifestato nella volontà dell'azienda di andare a riformulare le attuali commissioni, retribuzioni che dopo 15 anni risultano sostanzialmente acquisite nella parte retributiva, con un premio variabile calcolato una parte sul conto economico dell'anno precedente (denominato "storico"), e un'altra parte sul budget annuale. Questa proposta verrebbe compensata con l'inserimento di un "piano welfare" differenziato tra addetti part-time e full-time, e tra catena e catena. "Tutta la proposta gira intorno al volere aziendale, nessuna discussione né condivisione con i desideri della parte principale coinvolta, i lavoratori", sottolineano i sindacati. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto di non toccare le commissioni individuali e di aggiungere forme di premialità per tutti i lavoratori, come ticket a 8 euro, di attuare un premio sulla redditività di gruppo e di singolo brand, "perché gli ottimi risultati aziendali vengono raggiunti grazie a tutti i lavoratori presenti sui punti vendita", e infine welfare per tutti i lavoratori del gruppo senza differenziazioni tra i brand del gruppo.
 
Il contratto integrativo in discussione, per i sindacati, deve interessare tutto il Gruppo Itx Italia. "Per la prima volta in vent'anni di presenza del gruppo in Italia si deve arrivare a negoziare con le parti sociali le forme di cambiamento messe in atto dall'azienda già prima del periodo pandemico con la dismissione del servizio di magazzino, che ad oggi è sostanzialmente reinternalizzato ma senza adibire a questa mansione specifiche professionalità, bensì integrando tale gravosa e ulteriore mansione agli addetti vendita - evidenziano ancora i sindacati -. Durante la pandemia, nonostante le difficoltà conseguenti al periodo storico e all'utilizzo della cassa integrazione, i lavoratori Itx Italia hanno visto sì il mantenimento del proprio posto di lavoro, ma - sottolineano le organizzazioni sindacali - anche una nuova organizzazione del lavoro, molto più pesante, non discussa con le organizzazioni sindacali, e allo stato dell'arte neanche riconosciuta al tavolo di trattativa, nonostante siano state dichiarate dallo stesso gruppo Inditex (il gruppo iberico a cui appartiene il noto brand di abbigliamento Zara, ndr) marginalità di circa il 41% in più rispetto al 2021".

Nel corso dell'ultimo incontro, l'azienda ha inoltre dichiarato di essere impossibilitata a concedere forme di premialità e qualsiasi altra forma economica (come i bonus fino a 600 euro per il caro bollette del decreto leggi Aiuti bis), a causa del mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro di Federdistribuzione, scaduto ormai nel 2019, attrice principe di quella negoziazione. "Siamo stanchi di tutte le variabili eventuali e negative portate al tavolo dall'azienda - concludono i sindacati -, quando anche per il 2022 una reale redistribuzione del reddito e dei profitti d'impresa verrà attuata solamente tra le figure apicali. L'azienda non ha mai contrattato con le organizzazioni sindacali alcuna premialità in oltre venti anni di permanenza sul territorio italiano, non è più possibile andare avanti in questa modalità, i lavoratori sono stanchi e amareggiati dalla mancata valorizzazione del proprio lavoro quotidiano e della propria professionalità".

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