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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Venezia 79

I film più brutti della Mostra del Cinema di Venezia

I titoli meno appassionanti e convincenti della 79esima edizione del Festival del Cinema del Lido di Venezia

Sono passati otto giorni dall'inizio della 79esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Otto giorni di drammi, angosce, crisi interiori. Se sono state pochissime le occasioni per tirare un sospiro di sollievo durante questo festival del cinema che è stato il palcoscenico di tantissime pellicole tristi, drammatiche, opprimenti che hanno fatto fatica a conquistare gli spettatori. Ecco allora quali sono stati i peggiori film di Venezia 79

I film più belli di Venezia 79

Chiara di Susanna Nicchiarelli

Assisi, 1211. Chiara ha diciotto anni, e una notte scappa dalla casa paterna per raggiungere il suo amico Francesco. Da quel momento la sua vita cambia per sempre. Non si piegherà alla violenza dei famigliari, e si opporrà persino al Papa: lotterà con tutto il suo carisma per sé e per le donne che si uniranno a lei, per vedere realizzato il suo sogno di libertà. La storia di una santa. La storia di una ragazza e della sua rivoluzione.

La recensione di Chiara 

The Eternal Daughter di Joanna Hogg

Tornate nell’antica dimora di famiglia, trasformata in un hotel ma carica di un misterioso passato, un’artista e la madre anziana affrontano segreti rimasti a lungo sepolti. The Eternal Daughter è un film lento, inaccessibile, egoista, una pellicola che segue la necessità della sua regista di liberarsi di un peso che riversa verso i suoi spettatori facendolo diventare un macigno. Attraverso la storia di una donna e del suo conflittuale rapporto con la madre, The Eternal Daughter è un film ostico e impossibile da riuscire a portare a termine godendo anche solo di un minuto di gioia nella sua visione. 

La recensione di The Eternal Daughter

Un Couple di Friederick Wiseman

Un couple è un film su una lunga relazione tra un uomo e una donna. L’uomo è Leo Tolstoj. La donna è sua moglie, Sofia. I due furono sposati per trentasei anni, ebbero tredici figli, nove dei quali sopravvissero. Entrambi tenevano un diario. Proprio le lettere scritte dai due in questo diario diventano protagoniste di un monologo teatrale fatto dalla protagonista del film, unica attrice della pellicola, per tutta la sua durata. Un monologo sempre uguale a se stesso che viene interrotto solo da qualche ripresa di paesaggio che, però, pur spezzando le scene, non aggiunge nulla alla storia raccontata. Una vera e propria delusione. 

La recensione di Un Couple

Il signore delle formiche di Gianni Amelio

Altra delusione è stato Il signore delle formiche di Gianni Amelio, attesissimo tra i cinque film italiani in concorso ma non in grado di fare breccia nel cuore degli spettatori. Una storia che fa fatica a essere lineare, che imbocca più strade lasciandole tutte a metà e che non riesce a dare il giusto valore all'importanza dei temi trattati. Alla fine degli anni Sessanta si celebrò a Roma un processo che fece scalpore. Il drammaturgo e poeta Aldo Braibanti fu condannano a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne. Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché ‘guarisse’ da quell’influsso ‘diabolico’. Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale: un reato che in realtà fino ad allora era servito per mettere sotto accusa i ‘diversi’ di ogni genere, i fuorilegge della norma. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, in cui, accanto all’imputato, prendono corpo i familiari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un’opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista s’impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.

La recensione de Il signore delle formiche

Don't Worry Darling di Olivia Wilde

E, infine, anche se non in concorso, uno dei film peggiori di Venezia 79 è senza dubbio la pellicola di Olivia Wilde con Harry Styles, Don't Worry Darling. Acerbo, semplicistico e incentrato sempre sul solito tema della ricerca della felicità, questa pellicola è decisamente una delle peggiori dell'intero festival. I protagonisti sono Alice e Jack, marito e moglie che vivono nella comunità idealizzata di Victory, la città aziendale sperimentale che ospita gli uomini che lavorano al progetto top-secret Victory e le loro famiglie. Mentre i mariti trascorrono ogni giorno all’interno del quartier generale del Victory Project, lavorando allo “sviluppo di materiali avanzati”, le loro mogli possono trascorrere il loro tempo godendosi la bellezza, il lusso e la dissolutezza della loro comunità. La vita è perfetta, con tutti i bisogni dei residenti soddisfatti dall’azienda. Tutto ciò che chiedono in cambio è discrezione e impegno indiscusso per la causa di Victory. Ma quando iniziano ad apparire delle crepe nella loro vita idilliaca, Alice non può fare a meno di chiedersi esattamente cosa stiano facendo a Victory, e perché. 

La recensione di Don't Worry Darling

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