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Lunedì, 4 Marzo 2024
Film al Cinema

La bambola di pezza, in un corto il dramma degli adescamenti online

“La Bambola di pezza” di Nicola Conversa è il cortometraggio che tratta il delicato tema dell’adescamento online, disponibile su Rai Play dal 7 settembre

Presentato in anteprima come evento speciale alla 79^ edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “La Bambola di pezza”di Nicola Conversa, un intenso cortometraggio che racconta il dramma sempre più ampio dell’adescamento online a danno, soprattutto, dei minori. Prodotto da One More Pictures con Rai Cinema, il corto è parte di un progetto transmediale multipiattaforma e sarà disponibile su RaiPlay dalla sera del 6 settembre e, nella sua versione VR, prossimamente sull’app Rai Cinema Channel VR. Protagonisti del corto sono Claudia Gerini che interpreta una psicologa, ma soprattutto una donna piena di coraggio, Maria Sole Pollio che interpreta Mia, Giancarlo Commare (Tommaso/Diego), Tommaso Cassissa (Lorenzo) e Ludovica Coscione.

La bambola di pezza, la trama

Mia (Maria Sole Pollio) è una normale ragazza di quindici anni, quasi sedici. Frequenta la scuola, ha degli amici con cui esce e si confida, ma sta anche attraversando un momento difficile della sua vita. Decide così di aprire un blog su un social e lì incontra Tommaso (Giancarlo Commare), che la fa subito sentire a suo agio e compresa. Mia pensa di scambiare messaggi, vocali e foto con un coetaneo, ma in realtà, come le ripetono il suo amico Lorenzo (Tommaso Cassissa), lei non sa niente di Tommaso, eppure cade nella sua trappola. Si renderà conto troppo tardi che Tommaso non è quello che le ha fatto credere ed è invece un predatore del web, un adescatore di ragazzine. Solo grazie all’intervento di qualcuno che con coraggio le crederà e le darà una mano, Mia riuscirà a uscire dal suo incubo.

Il grooming online raccontato in prima persona

Il web è come il mondo esterno: un posto pericoloso per i più fragili e indifesi, ovvero i giovani e i giovanissimi che vi si addentrano più degli adulti, portandosi dietro le loro naturali insicurezze e fragilità. E come nel mondo reale, sono tanti i lupi perennemente a caccia di agnelli, anche sul web. Un fenomeno, quello degli adescamenti online, che cresce al ritmo vertiginoso dell’apertura di nuove mail, nuovi account, nuovi profili social ecc. L’argomento al centro dell’intenso corto “La bambola di pezza” scritto e diretto da Nicola Conversa, presentato come evento speciale alla Mostra del Cinema di Venezia si focalizza su una questione attualissima. A dire quanto ci sono i numeri ufficiali: secondo l’Osce sono circa 500mila i predatori sessuali attivi ogni giorno in rete. Il fenomeno dell’adescamento on-line, anche conosciuto come “grooming on-line”,prende di mira ragazzi sempre più giovani. Secondo il dossier “L’abuso sessuale online in danno dei minori”, a cura del Centro Nazionale per il contrasto alla pedopornografia online del Servizio di Polizia Postale di Roma con la collaborazione di Save the Children, la fascia di età più colpita da questo fenomeno è quella di età compresa tra i 10 e i 13 anni, che nel 2021 ha fatto quasi il 60% di tutti i minori italiani approcciati sul web dai groomer, nonostante ai minori di 13 anni non sia consentito l’accesso ai social network.

“La bambola di pezza” racconta la storia di una di questi minori. Mia è più grande, è una liceale, ma attraversa un momento in cui si sente particolarmente vulnerabile e sola, e il suo adescatore riconosce subito in lei una potenziale vittima perfetta. Seguendo le vicende di Mia vediamo come sia facile e naturale, in un mondo come quello del web, che percepiamo aperto e senza barriere, credere di aver incontrato qualcuno di speciale, che sappia capirci meglio di chiunque altro ci conosca nella realtà. E’ in questa continua illusione di condivisione che si annidano i pericoli. La rete è lo specchio del mondo esterno, frequentato dalle stesse persone, con gli stessi difetti e le stesse devianze. Il corto di Nicola Conversa riesce a raccontare questa realtà in modo diretto, in prima persona, dal punto di vista della malcapitata Mia, e mettendo anche in chiaro la responsabilità degli adulti che troppo poco sanno di cosa fanno i loro figli quando sono online anche perché spesso, per mancanza di conoscenza o pigrizia o sottovalutazione, i primi a non aver ben chiari certi meccanismi, certe regole e certi pericoli della rete sono proprio loro.

Un storia che può aiutare i ragazzi a rendersi conto che devono essere più guardinghi quando si muovono nel mondo virtuale in cui abitano tanta parte delle loro giornate, e tutto il pubblico, di qualsiasi età, a capire che i reati online, sempre più diffusi, sono una piaga sempre più seria e grave, di cui si deve parlare di più e meglio. Come fa “La bambola di pezza”, un prodotto audiovisivo ben scritto e ben recitato, e in grado di parlare direttamente al pubblico dei più giovani.

Il trailer

Voto: 6,5

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