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Giovedì, 18 Aprile 2024

La recensione

Valentina Di Nino

May December, un film controverso con due bravissime Natalie Portman e Julienne Moore

Arriva giovedì 21 marzo nelle sale italiane il nuovo lavoro di Todd Haynes, già passato all’ultimo Festival di Cannes: May December.  Il film vede due grandi protagoniste, Natalie Portman, nel ruolo di Elisabeth, un’attrice che studia da vicinissimo la donna che deve interpretare, e Julianne Moore che è proprio questa donna, Gracie, protagonista di una storia molto controversa. Nel cast anche Charles Melton che, per la sua interpretazione, ha ricevuto la candidatura al Golden Globe e svariati riconoscimenti, tra cui quello di Miglior attore non protagonista dell’anno dal National Society of Film Critics.

May December, la trama

Elisabeth Berry è un’attrice di una certa fama che è alle prese con un nuovo progetto lavorativo. Deve interpretare in un film tratto da una storia vera, la parte di una donna, una madre di famiglia ultratrentenne che, 20 anni prima, ha sedotto un tredicenne, Joey, rimanendone incinta e finendo, per questo, in prigione. La donna si chiama Gracie Atherton e dopo quella bufera personale e mediatica ha continuato la relazione con quel ragazzo, che ora ha 36 anni, facendoci altri due figli. La famigliola vive ora la sua vita apparentemente serena a Savannah in Georgia, dove lui fa il radiologo e lei fa torte che i vicini comprano più per compassione che perché entusiasti delle sue doti di pasticcera, mentre dei tre ragazzi nati dal loro legame, una è già al college e gli altri due, gemelli, stanno per andarci.

L’arrivo di Elisabeth, intenzionata a calarsi prima nella vita che nel personaggio di questa donna e del suo “metodo” estremo, rompe gli equilibri e riporta la coppia all’origine del proprio legame, facendo anche da detonatore per riflessioni forse troppo a lungo rimandate, ricordi volutamente seppelliti, prese di coscienza, disvelamenti di pensieri mai confessati e quant’altro.

May December, indagine psicologica e grandi prove attoriali

Il viaggio di Elisabeth nel suo personaggio in carne ed ossa, Gracie, è lento e prudente all’inizio, ma diventa presto una corsa per scoprire tutto il possibile e arrivare al traguardo che sta sempre più affannosamente inseguendo: capirla fino in fondo per poi diventare lei. Diventare una donna che circuisce un ragazzino, che ne rimane incinta, finisce in carcere e poi però, con quel ragazzino ci costruisce una vita e una famiglia, una famiglia come tante altre nell’ordinata cittadina dove la coppia vive con i loro figli. Il regista segue Elisabeth nel suo avvicinamento a Gracie e lo fa, esattamente come fosse lei, all’inizio abbandonando ogni giudizio e cercando di guardare solo agli elementi della storia messi man mano insieme dall’attrice. Lei, d’altronde, ha un’ ambizione che la spinge non solo a studiare Gracie ma a mettersi totalmente nei suoi panni, con tutto quello che comporta.

All’inizio, in una domenica soleggiata in riva al lago, con Joey che si dà da fare al barbecue in giardino, i ragazzi che fanno bisboccia con gli amici, Gracie che prepara l’insalata, tutto è ordinario, una quieta giornata di svago casalingo in cui una scatola contenente feci lasciata davanti la casa della coppia per sfregio è l’unico elemento che riporta alla singolarità di quella famiglia. Elizabeth vuole entrare in empatia con Gracie, le è grata per averle concesso la possibilità di interpretare un ruolo complesso, mentre la maggiore diffidenza viene proprio dalla sua ospite.

Poi l’attrice inizia a parlare con chi c’era nel momento dello scandalo, inizia a vedere le conseguenze della scelta di Gracie: parla con l’ex marito della donna, con i tre figli avuti da lui, va a visitare il luogo dell’incontro amoroso tra una donna adulta e un tredicenne, visualizza i provini per la parte di Joey nel film in preparazione, con una serie di ragazzini brufolosi che ripetono le battute del copione, parla con Joey, erodendo piano piano le sue certezze e spingendolo a una riflessione per molto tempo rimandata e, soprattutto, sprofonda sempre più nella personalità complessa di Gracie, nei suoi ricordi dolorosi del carcere e della gogna mediatica, ma anche nella sua determinazione e nella sua ambiguità, in quello che appare e in quello che è quella donna sfuggente di cui però riesce pian piano a esplorare molte sfumature, arrivando ad averne un quadro sempre più spiazzante.

Una storia di incastri psicologici, di indizi nascosti sotto le parole e dietro gli atteggiamenti manifesti, un vero rompicapo in cui lo spettatore è guidato da un confronto tra due grandi interpreti, Natalie Portman e Julienne Moore, che fanno a gara di bravura, entrambe calate in personaggi scomodi e pieni di angoli bui che emergono man mano che la reciproca frequentazione si approfondisce, e che l’una assorbe in sé i tormenti e la personalità dell’altra. E alla fine del film il sapore prevalente che rimane, è  quello dell’inquietudine.

Voto: 7

May December locandina

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