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Giovedì, 29 Febbraio 2024
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Il Sol dell’Avvenire, il ritorno di Nanni Moretti

Sarà dal 20 aprile nei cinema il nuovo film del regista romano che torna ai temi che gli sono cari

Nanni Moretti, più ‘morettiano’ che mai, torna al cinema da giovedì 20 aprile, distribuito da 01 distribution, con il nuovo film, prodotto da Domenico Procacci con Rai Cinema, Il Sol dell’Avvenire, in procinto anche di partire per il Festival di Cannes, dove sarà in concorso.

Il regista romano, torna a metterci la faccia e ad interpretare il suo protagonista- alter ego, Giovanni, regista impegnato a girare un film e a immaginarne un alto. Accanto a lui nel cast due dei suoi attori preferiti: Silvio Orlando, nei panni del protagonista del suo film e Margherita Buy che interpreta la moglie produttrice Paola. Barbora Bobulova, è l’attrice che crea non pochi grattacapi al regista, mentre Valentina Romani è la sua giovane figlia.

Il Sol dell’Avvenire, la trama

Giovanni è un regista impegnato nelle riprese del suo nuovo film. Ambientato nel 1956, nei giorni dell’invasione sovietica dell’Ungheria, racconta la crisi di due militanti, Ennio (Silvio Orlando) e Vera (Barbora Bobulova) davanti a quell’atto di repressione, proprio mentre, nella loro sezione al Quarticciolo, accolgono un circo ungherese solidale con i dissidenti. Il lavoro sul set è impegnativo, tra le contestazioni dell’attrice protagonista e i guai finanziari e giudiziari del produttore, ma mai quanto la vita privata di Giovanni.

La moglie Paola, con cui ha condiviso quarant’anni di vita e di set (è una produttrice) sta pensando di lasciarlo, mentre anche sul lavoro si sta emancipando seguendo un progetto che Giovanni non approva. Lui sogna, invece, un film pieno di belle canzoni italiane. 

Il Sol dell’Avvenire, Moretti torna a raccontarci ossessioni personali e delusioni generazionali

Se avete amato il primo Nanni Moretti, da Ecce Bombo a Caro Diario per intenderci, andare al cinema a vedere Il Sol dell’Avvenire vi farà ritrovare i temi e le ossessioni cari al regista e vi farà scoprire che fine ha fatto, a 45 anni di distanza, Michele Apicella.

Nanni Moretti mette infatti tutto se stesso in questo nuovo lavoro, con in più la maturità di un uomo ormai alla soglia dei 70 anni. C’è infatti anche questo tema, gli effetti del tempo che passa, infilato semi nascosto, tra le pieghe di questo nuovo lavoro, che d’altronde, di carne al fuoco ne mette davvero tanta.

Al centro de Il Sol dell’Avvenire ci sono le riflessioni sulla politica e sul cinema, le due grandi passioni del regista romano, filtrate, come sempre, dalla sua esperienza biografica in cui si riconoscono molti della sua generazione che d’altronde pensavano, o pensano ancora, che il personale è politico.

Ecco allora che gli spettatori potranno ritrovare in Giovanni tutte le ossessioni dei film precedenti di Moretti: da quella per gli amati dolci (questo è il film del gelato) a quella per le calzature, dai quartieri di Roma con le loro caratteristiche sociali ed estetiche  alle canzoni di Battiato , fino all’immancabile omaggio alla passione per il nuoto.

Il centro del film è però la riflessione storica e sul lavoro del cineasta, il valore dell’arte, il rapporto tra etica ed estetica, sviscerato fino all’impossibile nella lunga ed esilarante scena sul set di un film incentrato su una storia di violenza criminale, in cui il regista chiama a raccolta per la sua approfondita riflessione sull’uso della violenza nel cinema, anche personaggi come Renzo Piano, Corrado Augias e Chiara Valerio.

Il cinema d’altronde, è uno strumento ancora oggi potente, ci dice Nanni Moretti, nonostante certe storture di un sistema in cui sono entrate nuove variabili e nuovi attori (il riferimento è alle piattaforme), i cui standard rischiano di piegare un po’ troppo la libertà creativa degli autori. Alla fine però, il suo film verrà salvato proprio da una realtà produttiva nuova ed emergente. E in tutte queste tribolazioni produttive sta la riflessione sull’attualità dell’industria, su quale sarà mai il Sol dell’Avvenire per il cinema.

Il cinema , che rimane comunque una forma d’arte talmente potente da riuscire a riscrivere la storia, a riparare, almeno nel cuore e nell’immaginazione degli spettatori, un errore che nella realtà si rivelò irreparabile. “Con i se e con i ma non si fa la storia, e chi l’ha detto?” Si chiede il regista, che decide che la storia si può (ri)fare invece allora con un buon film, un film in cui l’etica e l’estetica coincidano e che riesca a fare ciò che ogni film è chiamato a fare: far riflettere sulla realtà, ma anche far sognare.

Senza dimenticare di far divertire, tanto, lo spettatore.  

Voto: 7,5

Il Sol dell'Avvenire, Poster-2

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