rotate-mobile
Martedì, 20 Febbraio 2024

Marianna Ciarlante

Giornalista

The Eternal Daughter, il perfetto esempio del cinema egoista

Quelle rare volte in cui mi è successo di abbandonare una sala cinematografica nel bel mezzo della proiezione di un film è stato per fattori esterni a me. Non mi verrebbe mai in mente di lasciare, di mia spontanea volontà, il mondo di finzione in cui mi sono tuffata per tornare alla realtà di tutti i giorni, senza neanche darmi la possibilità di vedere come va a finire la storia. Come in tutte le regole, però, anche quelle che ci si crea per se stessi, ci sono eccezioni e ieri sera, per la prima volta, ho sentito la necessità di lasciare la sala del cinema in cui mi trovavo. Mi è capitato durante la visione di The Eternal Daughter, il nuovo film di Joanna Hogg con Tilda Swinton, in concorso alla 79esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, un film che, nonostante il mio grande sforzo di riuscire a seguire e comprendere, non faceva che farmi girare in testa un'unica domanda: "Ma come ha fatto a passare la selezione di Venezia 79?". E mentre cercavo di darmi una risposta e iniziavo a raccogliere le mie cose per interrompere, una volta per tutte, quella tortura, mi sono resa conto di essere intrappolata dalla mia stessa scelta di sedermi in un posto centrale, nel bel mezzo di una fila al centro di una immensa sala e, andare via, avrebbe voluto dire far alzare tutti. Così sono rimasta lì, seduta e ho sofferto in silenzio. 

The Eternal Daughter è un film egoista, una di quelle pellicole che si fanno per se stessi e non per il pubblico che andrà a vederle al cinema. Questa mancanza di generosità da parte della regista è talmente evidente che non può che provocare una reazione di avversione da parte dello spettatore che non riesce né a immedesimarsi, né a empatizzare con i personaggi sullo schermo, né ad adapprezzare la loro storia perché ogni elemento di universalità, che ogni buona storia dovrebbe avere, viene scansato via per una personale necessità di liberarsi di un peso interiore, di avere una propria catarsi, di fare un qualcosa per sentirsi meglio con se stessi.

Questo film, infatti, è fatto da 96 minuti di una storia che non è una storia, non c'è un inizio, non c'è una progressione di eventi, c'è solo un insieme di scene senza accadimenti che scorrono sullo schermo senza un apparente senso. E non importa se lo spettatore non capisce cosa ha davanti agli occhi, sembra quasi che tutto venga ridotto alla volontà della regista di far passare il tempo per poter sfoggiare un twist finale di trama che non è poi così originale come si potrebbe pensare. Così The Eternal Daughter diventa l'esempio perfetto di un film fatto senza pensare ai suoi fruitori, senza rendersi conto di quanto possa essere pesante e difficile seguire una storia dove non accade nulla e dove ogni scena è talmente inconsistente da diventare insopportabile. Per quanto si capisca che l'intento della regista fosse quello di trovare delle risposte e liberarsi da un personale senso di colpa nei confronti di sua madre, questo non basta per fare di una storia personale un buon film.

Lentissimo, cupo, pesante, The Eternal Daughter è il film che non si sa come sia finito alla Mostra del Cinema di Venezia e che forse sarebbe stato meglio non aver mai visto. 

Voto: 1

Si parla di

The Eternal Daughter, il perfetto esempio del cinema egoista

Today è in caricamento