Sabato, 13 Luglio 2024

L'opinione

Giulio Zoppello

Giornalista

Le serie su Star Wars per la Disney stanno diventando un grosso problema

The Acolyte ha riportato a galla le polemiche, accuse e discussioni inerenti la capacità da parte della Disney, di continuare ad ampliare in modo coerente e solido l'universo di Star Wars, che dai tempi della Trilogia Sequel, non è mai riuscito a convincere il vecchio fandom o ad attecchire in modo decisivo in quello nuovo. Di chi è la colpa? Ma soprattutto, chi ha torto e chi ha ragione in questa guerra di recensioni, visualizzazioni, progetti creativi e volontà di rinnovare l'universo cinematografico più importante di tutti i tempi? La risposta è complessa e per molti versi anche abbastanza ambivalente. 

L'ennesima polemica creata da un fandom tossico come nessun altro

Quando Star Wars sembrava essere tornata ad un'atmosfera minimamente tranquilla, grazie al successo di Ahsoka, dell'ultima stagione di The Mandalorian, di prodotti animati come The Bad Batch e Tales from the Empire, ecco che invece è tornata a manifestersi la tempesta. Sul banco dei colpevoli c'è The Acolyte, la nuova serie live action che ci trasporta un secolo prima degli eventi descritti in Episodio I: la Minaccia Fantasma, per gettare una luce più oscura e meno benevola sull'ordine degli Jedi, tra nuovi personaggi, oscuri segreti e una giovane assassina in cerca di vendetta. Qualche sentore c'era stato circa una certa ostilità da parte di una fetta dei fan più tradizionalista verso questa serie, ma nessuno poteva aspettarsi il review bombing che ha colpito su Rotten Tomatoes ed altri siti The Acolyte.

Charlie Bannett, uno dei protagonisti della serie, in un'intervista promozionale aveva messo in serie una sequela di gaffe assurde, come la distruzione della Morte Nera per mano di "Anakin Skywalker" o la supposta "perfezione" dei Jedi, che però non bastano a spiegare perché la critica abbia promosso la serie di Leslye Headland con il 93% di valutazione, mentre i voti del pubblico sono attorno al 30%, se non con il review bombing appunto. Il terzo episodio della serie, “Destiny“, ci ha fatto conoscere un gruppo di streghe (omosessuali a quanto si capisce) che usano la Forza sul Piante Brendok, e che ama ben poco gli Jedi, vivendo in una sorta di realtà separata dalla Repubblica, utilizzando Lato Chiaro e Lato Scuro come meglio crede, anche al fine del concepimento. Apriti cielo, è arrivata la carica del pubblico più conservatore, che accusa la Dinsney di usare Star Wars per fare propaganda politica liberale e ultra-inclusiva, forzata e senz'anima.

Il problema in realtà è lungi dall'essere una novità, non riguarda solo Star Wars visto che le polemiche di questo tipo hanno interessato sostanzialmente quasi tutti i Live Action della Disney, sovente riscritti e modificati per la famosa "sensibilità moderna", che ad una parte di pubblico non interessa per le più svariate ragioni. Passando anche ai film d'animazione, sia Disney che Pixar, questa tendenza è diventata negli ultimi anni tanto dominante, da aver spinto il boss della Casa di Topolino, Bob Iger a puntualizzare di fronte agli scarsi incassi che la Disney ha avuto anche dall'MCU, così come dalla crisi di abbonati su Disney+, che occore smettere di concentrarsi sui messaggi politici e tornare a fare divertire le persone. Il che ci porta a porci una domanda: The Acolyte paga solamente l'ostilità di un pubblico arretrato e ancorato al passato, o c'è dell'altro?

La serie a molti è piaciuta come elemento di novità, uno staccarsi dal già visto e già noto per mostrare nuovi personaggi e nuove epoche, ad altri però è parsa noiosa, lenta e priva di brio. Se guardiamo alle altre serie del passato, notiamo oggettivamente un dislivello notevole per ciò che riguarda la qualità espressa dalla Disney in Star Wars, con serie come Mandalorian o Ahsoka che hanno raccolto applausi a scena aperta e rinnovato il world building, ed altre che invece hanno irritato non poco e hanno raccolto pessimi feedback. Lo stesso Filoni che ha dato l'ok ad The Acolyte, è stato coinvolto però nel mediocrissimoThe Boof of Boba Fett ma non in Kenobi, che ha a dir poco deluso i fan, sprecando oggettivamente personaggi iconici e possibilità in modo imperdonabile. Il nome che tutti hanno sulla bocca però è quello di Kathleen Kennedy, la potente Presidente di Lucasfilm, che anche recentemente ha dichiarato di vedere Star Wars come un mondo troppo maschilista, e ha spinto moltissimo per The Acolyte, la prima serie del franchise diretta da una donna.

La necessità di non mettere tutto al servizio della sensibilità moderna

Kathleen Kennedy è oggettivamente tra l'incudine e il martello. Il fandom di Star Wars la vede come il nemico pubblico numero uno fin dai tempi di quella Trilogia Sequel, che è stato un vero e proprio fallimento la cui ombra pare essersi prolungata sul resto del franchise. Oppure no? Guardiamo ai fatti, la serie animate vanno benissimo, anzi sono probabilmente le cose migliori mai partorite al di fuori della prima Trilogia per qualità, varietà, complessità e capacità di evoluzione tematica e dei personaggi.

Le nuove hanno saputo abbracciare anche lo stile orientale, europeo, persino africano e sudamericano. Ma sono e restano prodotti limitati per i fan, mentre appare chiaro che la Disney con le serie di Star Wars sta cercando di alternare prodotti più legati al vecchio immaginario e fan, con altri per il pubblico generalista e i non fan. Ed è guardacaso su queste serie che spesso si scatenano review bombings e critiche, visto che spesso oltre ad essere ben poco connessi al filone principale, appaiono anche fin troppo votati all'inclusività. Chiariamoci, Star Wars ha avuto in George Lucas uno grande tifoso del rinnovamenteo di rappresentazione e pubblico, un vero e proprio pioniere in questo senso. Se la Generazione dei Boomer ha amato le avventute di Luke, i Millennials hanno avuto nella Trilogia Prequel di Anakin un momento di definizione totale.

Il problema è che tutto questo con ciò che la Kennedy sta facendo non c'entra assolutamente nulla, né con la sua volontà di inclusività a spron battuto, né con la sua strategia di allontanamento dai personaggi principali. I fan di Star Wars vogliono prodotti coerenti con il loro mondo e ciò che hanno amato, non prodotti generici dove il centro di tutto è infilare membri LGBTQ+ o donne ad ogni occasione e farne inni alla "diversity". Inutile pensare che questo cambierà, come inutile pensare che un personaggio come Rey Skywalker, tra i peggio scritti e concepiti, possa riscattarsi facilmente con lo stand-alone annunciato (naturalmente tutto al femminile). 

Il punto è che Star Wars grandi personaggi femminili li ha sempre avuti, da Leila a Padmé, da Jyn ad Ahsoka, il punto è come li caratterizzi e quanto insisti su un overpower fine a sé stesso che anche in altri generi ha conosciuto sonore batoste. Le serie tv, ivi compresa The Acolyte, su questo devono con ogni probabilità essere maggiormente calibrate, ma soprattutto bisogna dare più azione, ritmo, il pubblico vuole divertirsi non avere lezioncine morali o simili. Il problema è che il fandom di Star Wars è il più tossico che esista al mondo, non perdona assolutamente nulla, è imprevedibile e incontentabile, ai limiti del parossismo.

Ma proprio per questo forse occorre accettare il fatto che la fedeltà a certe direttive, così come il curare la qualità a livello di script, sia il segreto per ottenere un successo che permetta di portare avanti questo universo. Il problema è anche una certa tendenza a voler abbassare l'asticella dell'età del pubblico di riferimento con le serie tv, per ciò che riguarda atmosfere, protagonisti, trama. A nessuno interessa vedere un'agenda politica liberal infilata a forza dentro iter narrativi fantascientifici che dovrebbero parlare di Jedi, Sith, avventure, la Forza, a nessuno interessa farsi fare la ramanzina oppure avere personaggi stravolti per "sensibilità moderne" che onestamente non appaiono avere chissà quale presa sul pubblico, anzi quest'ultimo è quantomeno refrattario a tutto questo.

Star Wars ha bisogno di idee nuove ma non troppo distanti da ciò che è stato questo universo, ha bisogno non di spezzettare il pubblico, ma di proporre prodotti trasversali che sappiano accontentare tutti. Il problema è che la Kennedy da quest'orecchio non ci sente, ha reso le serie tv e i futuri lungometraggi parte di una strategia personale avventata. Per ora gli ascolti delle serie le danno ragione, ma la frattura esiste e il botteghino ha affondato produttori anche più potenti di lei, ed Iger è consapevole di quanto Star Wars sia un universo da maneggiare con cura. Dave Filoni da solo non basta, occorre rivedere l'intera produzione, l'approccio, uscire dal recinto autoreferenziale che già è costato al MCU un patrimonio di credibilità ormai perduto.  

Si parla di
Le serie su Star Wars per la Disney stanno diventando un grosso problema
Today è in caricamento