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Martedì, 27 Febbraio 2024

La recensione

Giulio Zoppello

Giornalista

One Trillion Dollars, la serie con Alessandra Mastronardi è una bella sorpresa

One Trillion Dollars non nasce per caso, ma da un romanzo scritto nel 2001 da Andreas Eschbach, scrittore di fantascienza tedesco molto fertile, capace di vendere qualcosa come un milione di copie e diventare un caso letterario. Paramount+ raccoglie la sfida, si prende diverse libertà rispetto all’originale letterario, ma ci regala un’avventura che da Berlino si snoda in Italia, e poi dal presente nel passato, diventando una gara di sopravvivenza in cui il denaro è tutto tranne che una benedizione, o qualcosa da prendere alla leggera.

One Trillions Dollars: la trama

Protagonista di One Trillion Dollars è il giovane e un po’ casinista, John Fontanelli (Philip Froissant), ventenne che in una Berlino festaiola e naturalmente urban, passe le serate a divertirsi, quando non lavora come corriere alla meno peggio. Tutto cambia nel momento in cui alla porta del suo incasinato appartamento di presenta un misterioso individuo, che gli chiede un campione di saliva. Il motivo è molto semplice: John è diventato erede di qualcosa come un trilione di dollari, di fatto è la persona più ricca non solo del mondo, ma della Storia. L’inghippo? Beh, lo scopre una volta tornato in Italia, a Firenze, dove un suo antenato rinascimentale ha fatto sì che tutto questo accadesse. John, infatti, dovrà usare i soldi per cercare di aiutare l’umanità, assediata da crisi economiche, ingiustizia sociale e cambiamenti climatici, non semplicemente fare il viveur. Ma quando viene a conoscenza del fatto che ci sono anche altri eredi in giro per il mondo e che qualcuno li sta uccidendo in sequenza, John comprende che la sua vita è in pericolo. Anche la facoltosa famiglia italiana, di cui fanno parte la bella Franca (Alessandra Mastronardi), e il padre, l’elegante Cristoforo (Orso Maria Guerrini), e che ha gestito la fortuna dei Fontanelli per così tanto tempo, potrebbe essere il vero nemico. Forse ne sa di più la sua guardia del corpo (Dana Herfurth)? In breve, senza sapere di chi si può fidare, John vedrà il sogno di una vita da satrapo tramutarsi in un incubo, una responsabilità e una lotta per la sopravvivenza. One Trillion Dollars come serie può vantare su un’estetica di grande richiamo, una regia molto energica e soprattutto una bella coerenza nel distruggere quel sogno che tutti, più o meno, coltiviamo in tempi difficili come questi: il colpo di fortuna che ti cambia la vita. Per una volta l’ambientazione italiana non è così stereotipata come ci si aspetterebbe, per quanto permanga sempre il mito del “bello” come nostro tratto distintivo e della famiglia come ragnatela tossica. Ma la realtà è che l’insieme strizza l’occhio a un discreto numero di cult cinematografici del passato sul tema della “vita cambiata in un istante”.

I soldi non fanno la felicità, ma non l’abbiamo ancora capito

Fai attenzione a ciò che desideri, gli Dei potrebbero concedertelo, recita un antico adagio. John non desidera nulla, o meglio è un desiderio inconscio, che si materializza all’improvviso e gli fa assaporare quella libertà assoluta che in un mondo capitalista, è legata ai soldi. One Trillion Dollars è intrigante come premessa, lo sviluppo è la decostruzione del concetto di tuttologia applicata alla vita che il web, la nostra società, ci hanno cucito addosso, anche con la politica in questo XXI secolo. No, i soldi non comprano tutto, sono uno strumento e no, non è così facile cambiare le cose senza i giusti mezzi. Questa miniserie in sette episodi si prende ovviamente più di una licenza creativa rispetto all’originale, cambiano lavori, ambientazioni, e naturalmente la tecnologia, anzi tecnocrazia, la fanno da padrone, così come la gabbia invisibile che è la società del nostro tempo. Cast molto interessante, che oltre alla Mastronardi e ad un monumento del nostro cinema come Guerrini, annovera anche Greta Scacchi e Stefano Cassetti, tutti uniti nel mostrarci le insidie di un mondo dove John più che ultramiliardario, di base ha una sorta di taglia sulla testa. Philip Froissant è molto bravo, nel donare spontaneità ad ogni emozione che il protagonista abbraccia, in quella corsa accelerata verso una fortuna che in breve è un peso, fa di lui un bersaglio. Non è un supereroe, non è perfetto, è un ragazzo che scopre che quando diventi ricchissimo, hai tanti amici e hanno tutti le mani tese, che diventi solo, molto solo. One Trillion Dollars, strizzando l’occhio ora a The Truman Show, ora a Wall Street, ora al thriller action alla Greengrass, decostruisce totalmente il mito moderno del guru, della personalità ricca ed eccezionale che cura i mali del mondo. Ne siamo assediati da anni, ed è solamente il riciclo del mito de “l’uomo forte” che in realtà è più falso della speranza di John di essere libero con tutti quei soldi. Prodotto interessante, equilibrato, bel ritmo e soprattutto bella scrittura (non originale ovviamente) che riesce a farci appassionare all’iter narrativo. La cosa più interessante? La voglia di avere tutti quei soldi, di giocarci la prossima schedina o controllare l’albo genealogico non passa comunque. I soldi sono più forti di qualsiasi cosa, anche questo One Trillion Dollars ce lo ricorda. 

Voto: 7

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