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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Il colloquio "familiare"

Quando "Noi" sono "loro", l'intervista a Marta Pizzigallo della fiction Rai

Una chiacchierata decisamente particolare

Domenica 10 aprile su Rai 1 sono andati in onda gli episodi 11 e 12, ovvero il gran finale della prima stagione di NOI, la serie tv-fiction della Rai che è un remake dell'americana This is us (qui le informazioni sull'uscita dell'ultima stagione). 

Nel corso delle settimane, sia chi conosceva la serie originale sia chi invece l'ha vista "per la prima volta" ha avuto modo di affezionarsi alla famiglia Peirò, così unica eppure così simile alle famiglie di tutti che è stato davvero facile immedismarcisi ed emozionarsi con loro.

marta pizzigallo sul set di noi foto 2-2

A proposito di famiglie, chi firma questa intervista ha scoperto quasi per caso che nel cast di NOI c'era anche un'attrice con cui, pur senza alcun vincolo di parentela noto, condivide un cognome poco diffuso e un'amicizia su Facebook nata proprio da quella omonimia. Lei è Marta Pizzigallo, in NOI fa la parte della dottoressa che dirige il centro per persone con problemi alimentari dove si incontrano Cate e Teo, e con Marta abbiamo parlato di NOI, ma soprattutto di lei...

Allora, Marta, ti va di parlarmi di te, di raccontarmi chi sei come se io fossi un lontano parente che vive in Australia che finalmente ti conosce a qualche evento familiare?

"Questo cognome lascia intravedere una certa provenienza pugliese; mio nonno era di Martina Franca ed io sono nata e cresciuta da quelle parti, precisamente a Crispiano in provincia di Taranto. A 19 anni mi sono trasferita a Bologna e lì mi sono poi diplomata come attrice di prosa presso la Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone.

Ormai vivo a Milano da un bel po' di anni; è qui che lavoro principalmente, soprattutto in teatro. Proprio il teatro mi ha permesso in questi anni incontri speciali; ho avuto la fortuna di essere diretta e di lavorare con Gabriele Lavia, Umberto Orsini, Antonio Latella, Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, Serena Sinigaglia,  Arturo Cirillo, Elena Bucci, Mario Perrotta e di fare esperienze sempre formative.

La mia terra d'origine però, continua a rimanere una parte di me consistente e imprescindibile con tutte le sue bellezze e le sue contraddizioni"

Marta Pizzigallo 1-2

E come sei arrivata in tv dal teatro, facendo un percorso inverso a quello di Claudio in Noi? Nello specifico, come sei arrivata a questa serie tv? Conoscevi già This is us? Cosa hai pensato quando ti hanno scelta?

"Sì in qualche modo potremmo dire che è stato forse un po' così, ma il teatro rimane comunque la mia attività principale in questo momento. La tv rappresenta un'esperienza felice e far dialogare questi due registri è una cosa che trovo interessante e in fondo anche più fisiologica e naturale di quanto si possa pensare a volte, forse con un certo vecchio pregiudizio. Avevo già lavorato in due stagioni della serie tv La Compagnia del Cigno diretta da Ivan Cotroneo, l'ultima è andata in onda lo scorso anno sempre per Rai1. In Noi, la mia è solo una piccola partecipazione, ma nel cast ci sono soprattutto Claudia Marsicano e Leonardo Lidi che, come me, hanno provenienza teatrale; è stato bello ritrovarsi insieme sul set.

Ci sono arrivata facendo un normale provino, ma sono stata poi richiamata dopo diversi mesi; ormai non me lo aspettavo più ed è stata una piacevolissima sorpresa sapere di poter essere in qualche modo nell'adattamento italiano di una serie che nella sua versione originale aveva appassionato tanti. This is Us confesso, però, di non avere ancora mai avuto occasione di guardarla, in verità"

In Noi, il tuo ruolo è quello di una consulente, una persona che appunto dà consigli a chi, come Cate e Teo, si trova in una situazione da cui vorrebbe uscire. Ecco, c'è qualcosa che chiederesti al tuo personaggio, o che lei direbbe a te? E invece, un consiglio che daresti a qualcun altro che hai conosciuto in Noi?

"Beh, è molto probabile che a me consiglierebbe innanzitutto di mangiare in maniera meno ingorda di quanto io spesso faccia; ma qui torniamo alla provenienza pugliese e capisci che sull'argomento 'cucina' la cosa si fa inevitabilmente complicata. 

In realtà non mi sentirei di dare in particolare consigli a nessun personaggio; certamente, però, dalle intenzioni del mio ruolo posso rubare il fatto che in generale non esistano mai formule magiche in ciò che compiamo e che ognuno sia diverso, abbia il proprio percorso e possa cogliere l'occasione di fare il proprio viaggio nella vita, così come in un cammino di consapevolezza alimentare; che in generale proprio 'consapevolezza' è una bella parola secondo me e che si va avanti allenando lo sguardo a piccoli traguardi ed essendo più indulgenti con i propri vuoti che tutti proviamo a colmare, ognuno come meglio sa"

Marta Pizzigallo 2-2

Visto che parli di percorso, quali sono le prossime tappe nel tuo percorso? E, guardando invece al passato, c'è stata una tappa professionale a cui sei particolarmente legata?

"Tra i vari assestamenti da pandemia, tra qualche settimana comincerò con le prove di un nuovo spettacolo al Teatro Franco Parenti di Milano.  Si chiamerà L'appuntamento - storia di un cazzo ebreo e, per quanto il titolo appaia audace, si tratta dell'adattamento del libro di  Katharina Volkmer uscito lo scorso anno per La Nave di Teseo, in teatro la regia sarà di Fabio Cherstich e debutteremo a giugno a Spoleto al Festival dei Due Mondi.

Se devo considerare, come mi chiedi, una tappa professionale del mio passato penso al 2013: il 'Premio Hystrio alla vocazione', che viene dato a giovani attori e attrici; più che una tappa professionale, un riconoscimento che però per me è stato in qualche modo un punto di svolta e un nuovo inizio in una fase in cui pensavo che forse non avrei potuto mai davvero vivere del mio lavoro. È stato un incentivo potente e da lì sono partite alcune opportunità professionali; mi ha permesso uno sguardo diverso sulle cose, anche se le insicurezze poi sono tutte sempre dietro l'angolo"

Perché pensavi che non avresti potuto vivere del tuo lavoro?

"Perché in generale questo lavoro non è semplice quasi mai per nessuno, soprattutto all'inizio, e perché il teatro su tutti attraversa fasi di incertezza da un po' di anni. In passato mi sono cimentata, come molti, in svariati lavoretti in parallelo; ho pensato e mi hanno spesso indotta a credere in un particolare periodo della mia vita, che dovermi prendere cura di me stessa purtroppo non sarebbe andato d'accordo col fare l'attrice"

E guardando in avanti, c'è un regista, un interprete o anche un franchise cinematografico o televisivo con cui ti piacerebbe lavorare in futuro?

"La sparo grossa? Al cinema Pedro Almodovar, Xavier Dolan. In teatro Ostermaier o anche qualche produzione col National Theatre credo mi andrebbe più che bene…"

marta pizzigallo sul set di noi-2

Come ti sei trovata sul set di Noi? Con chi hai legato di più? E cosa pensi alla fine, visti da fuori, della storia della famiglia Peirò?

"Come ti dicevo è stato bello condividere il set sia con Claudia Marsicano (Cate), che con Leonardo Lidi (Teo) con il quale avevo avuto già modo di lavorare al Teatro Stabile di Torino diretti insieme da Antonio Latella. Le scene del 'Centro per disturbi alimentari' le abbiamo girate vicino Roma e poter lavorare con Luca Ribuoli, regista della serie, e con tutta la squadra è stata una piacevolissima esperienza.

Da spettatrice in generale penso che ci sia stato un gran lavoro di adattamento, se si considerano i riferimenti culturali americani di provenienza e che tutta la famiglia Peirò riesca bene a raccontarci anche di molte famiglie italiane"

Assolutamente sì. Allora ti faccio una domanda che faccio sempre a tutti: mi dici quali sono i telefilm / le serie tv di tutti i tempi a cui sei più affezionata e perché?

"In questi anni sono diventata, come molti, una gran divoratrice di serie tv su qualunque piattaforma. Ultimamente, per esempio, mi sto mettendo in pari con Il Trono di Spade che, pur risalendo a qualche anno fa, non avevo mai visto.

Se penso però alle serie alle quali sono più affezionata, non possono non venirmi in mente tutti quei telefilm, forse anche un po' naïf e inconsistenti, generalmente sit-com, che hanno caratterizzato l'infanzia o adolescenza della mia generazione; quelli che rivedresti sempre e che sempre ti strapperebbero un po' di spensieratezza, qualche sorriso e un certo senso di conforto e tenerezza dei tempi che furono.

Penso a I Robinson, Genitori in blue jeans, Super Vicky, ma anche Will & Grace, La tata e altri senz'altro più improbabili, ma ormai a loro modo iconici tra cui Fantaghiró.

Nel periodo più recente sicuramente Pose o Modern Family , Euphoria, Sex education e alcune serie italiane (ancora molto poche purtroppo) che hanno spinto più in là il concetto di rappresentazione degli affetti e della famiglia".

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