Domenica, 21 Luglio 2024

L'approfondimento

Giulio Zoppello

Giornalista

Tarzan: i 25 anni dell'ultimo gioiello del Rinascimento Disney

25 anni fa Tarzan usciva nelle nostre sale, segnava l'ultimo vero, grande, acuto di quel momento noto come il Rinascimento Disney, grazie a Kevin Lima e Chris Buck. A tanti anni di distanza dal suo esordio in sala, il 37° classico Disney tratto dal celeberrimo romanzo di Edgar Rice Burroughs si è ritagliato un posto di tutto rispetto nel cuore del pubblico. Questo in virtù di una caratura artistica elevatissima, di una colonna sonora leggendaria, ma anche della sua capacità di rendere un romanzo così distante nel tempo, ancora attualissimo.

Il film che chiuse un periodo irripetibile per l'animazione

Tarzan nacque come progetto nei primi anni '90, per volontà di Thomas Schumacher, allora presidente della Disney Animation e successivamente di Jeffrey Katzenberg, suo successore. In effetti il romanzo originale, uscito nel 1912, si prestava in modo semplicemente perfetto alla lunga tradizione di trasposizioni animate che la casa di Topolino aveva offerto al mondo, andando incontro a successi leggendari. Basti pensare a ciò che ancora oggi sono per tutti film come Robin Hood, Il Libro della Giungla, Biancaneve e i 7 nani o La Bella Addormentata nel Bosco regalandoci gemme entrate nella storia della settima arte. Naturalmente, come in altri film del Rinascimento Disney quali La Sirenetta o La Bella e la Bestia, numerose furono le variazioni rispetto alla trama originale portate da Tab Murphy, Bob Tzudiker e Noni White, autori di una sceneggiatura che sarebbe stata in realtà una dei lavori più complessi e faticosi affrontati in quel decennio della Disney. Ma il motivo per cui ancora oggi l'epoppea di quel neonato inglese, cresciuto dai gorilla nella giungla, rimane un gioiello, è dovuta sicuramente ad un'animazione straordinaria che negli studi parigini la Disney mise a punto, segnando quello che per l'epoca fu un punto di svolta assolutamente centrale. 

Furono coinvolti ben 200 animatori che studiarono flora e fauna equatoriale, con Glen Keane e Ken Duncan che in qualità di supervisori crearono un'inedita connessione tra animazione classica, CGI e animazione in 3D. Tarzan in effetti ancora oggi, ad un quarto di secolo di distanza, lo ricordiamo perché è un iter diegetico soprattutto di immagini e suoni, più che di dialoghi. Attraverso una dimensione visiva incredibile per impatto emotivo, ci legammo ad una storia di ricerca di un'identità che ha avuto nelle note di Phil Collins forse la più grande colonna sonora di un film Disney di tutti i tempi, superiore persino a quella de il Re Leone, Gli Aristogatti o Il Gobbo di Notre Dame. E quindi eccoci ritornati al 1880, alla giungla africana che diventa la tomba di due giovani sposi inglesi, con il loro bambino che viene salvato da Kala, femmina di gorilla che lo crescerà assieme al resto del branco. Tarzan da adulto si muove come uno skateboarder (Tony Hawk per essere precisi) o un surfista tra liane, alberi, stringe l'amicizia con ho un elefante ipocondriaco e gli altri gorilla. Si rende conto però che in lui c'è qualcosa di diverso, che c'è una ragione per cui Kerchak, il capo branco, lo tratta da sempre con una certa freddezza. Tarzan ancora oggi è forse il miglior film della Disney per ciò che riguarda la diversità, la ricerca di un'identità, il concetto di emarginazione sociale.

A perdifiato sopra una giungla mai vista prima

Si può sicuramente discutere su quanto Tarzan abbia in Clayton, letale e sadico bracconiere, un villain non particolarmente evoluto o innovativo, così come il professor Porter alla fin fine sia l'ennesima variazione del simpatico Old Doctor vista tante altre volte anche in casa Disney. Tuttavia è nella relazione tra sua figlia Jane Porter e l'ingenuo Tarzan che si gioca tutta la potenza del film. Già solo la sequenza di approccio iniziale, come Tarzan si renda conto finalmente di appartenere a un mondo diverso anche solo unendo la sua mano con quella della giovane aristocratica, come i due leghino andando oltre l'incomunicabilità più totale, rimangono tra i momenti più potenti della produzione Disney di quel decennio. Il resto lo fanno scene d'azione fantastiche, la giungla che diventa un protagonista aggiunto, non più semplicemente uno sfondo come tanti per i protagonisti, mare mutevole dominato da giochi di luci ed ombre sontuosi, su cui quel ragazzo si muove come solo un bambino sognerebbe di fare. Film in realtà spesso cupo, tenebroso, connesso alla morte e alla paura del rimanere soli, Tarzan si spingeva verso confini inediti anche per l'audacia di quel periodo, decostruendo sia il mito del Paradiso Perduto che quello dell'antropomorfizzazione degli animali di Disney. Solo Tarzan capisce cosa dicono gli animali, per Jane e gli altri sono solo versi. 

La già citata voce di Phil Collins firmò con pezzi come"Strangers Like Me", "Two Worlds" o "You'll Be In My Hearth" (che si sarebbe aggiudicata Oscar e Golden Globe) forse il punto più alto della connessione tra animazione e musica pop autoriale di quegli anni, cantandole in altre 5 lingue. Tarzan avrebbe incassato mezzo miliardo di dollari, ma sarebbe stato anche il canto del cigno dell'animazione tradizionale presso la generazione Millennial, che proprio in quel periodo aveva cominciato con Toy Story a connettersi a quella computerizzata. Ma diciamocelo, a dispetto dei tanti capolavori che Disney, Pixar e soci ci hanno donato con tale tecnica in questo XXI secolo, Tarzan a 25 anni di distanza ci ricorda che nulla come l'animazione tradizionale è in grado di portare con sé qualcosa di unico, di potentissimo, di inimitabile. Sarebbe poi venuto il tempo de Le Follie dell'Imperatore, immeritati flop di gemme come Atlantis e Il Pianeta del Tesoro, Koda, Fratello Orso, ma la verità è che è stato questo film a chiudere il cerchio del Rinascimento Disney, il periodo più bello per l'animazione mainstream. Ed ogni volta che ripensiamo a Tarzan, Jane, ai gorilla e alla giungla, ci rendiamo conto che questo film è stato capace di essere irripetibile per il rispetto che mostrava per l'arte in quanto regno delle meraviglie per il pubblico. Qualcosa che oggi la Disney ha perduto cpmpletamente. 

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