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Martedì, 23 Aprile 2024

Il commento

Giulio Zoppello

Giornalista

Toro Scatenato che torna in sala è una grandissima notizia per chi ama il cinema

Toro Scatenato lo potrete riabbracciare nei cinema, in una versione restaurata in 4K in sala dall’8 al 10 maggio, riassaporando le atmosfere di quello che ancora oggi molti reputano il vero film capolavoro di lui, di Martin Scorsese. A più di quarant'anni di distanza dal suo debutto in sala, il biopic dolente e disperato sul Toro del Bronx, su Jackie LaMotta, rimane unico per potenza, per significati e per la capacità di guidarci dentro quella che a tutti gli effetti, rimane una straordinaria analisi dell’esistenza umana. Allo stesso tempo è la più efficace negazione del concetto di eroe cinematografico, ma soprattutto di distruzione della retorica dell’american dream nella settima arte.

Il film più intimo e personale di Scorsese

Toro Scatenato aprì un decennio di cinema molto contraddittorio ma anche affascinante, che sancì l’apice e assieme il tramonto della centralità della cosiddetta New Hollywood, la nuova generazione di registi che da Spielberg, a Cimino, da Coppola ad Altman aveva rinnovato profondamente la narrazione autoriale cinematografica. Scorsese lo fece ritornando di nuovo nella sua amatissima New York, quella degli anni ‘40 febbrili, contraddittori, in cui la comunità Italo americana aveva i propri beniamini negli eroi sportivi. Pochissimi tra questi hanno avuto l'iconicità, la fama di lui, di Jackie LaMotta, di quel Toro del Bronx che permise a Robert De Niro di muoversi a briglia sciolta con uno dei personaggi più manieristici, incontrollabili e per certi versi anche detestabili della sua carriera. A fargli da spalla nei panni del fratello Joey, c'era Joe Pesci, a sorpresa tornato all'attività di attore, dopo aver deciso che il cinema non faceva più per lui. 
Martin Scorsese e De Niro dovettero impegnarsi parecchio per convincerlo, ma ne valse la pena, perché lì, per la prima volta, si dette via a quella diade attoriale che di fatto ha permesso ad entrambi di tirar fuori il meglio l'uno dall'altro. I due fratelli LaMotta per Scorsese sono due lati della stessa medaglia, due volti dello stesso essere, fatto di ignoranza, violenza, sofferenza, prevaricazione, ma soprattutto di una dimensione esistenziale dominata dalla paura, da un’insicurezza anche sessuale paurosa. Toro Scatenato pose tutto questo al servizio di una narrativa in cui il sogno americano veniva completamente stracciato, decostruito, vivisezionato per la bugia che era, di fatto diventando una negazione del ring come rivalsa degli ultimi, mito che ancora oggi perdura intoccabile ad ogni latitudine. 

Il contrasto inevitabile con il Rocky di Stallone

Robert De Niro si distrusse fisicamente e anche mentalmente per interpretare LaMotta nelle diverse fasi della sua vita. Prese e perse peso, fu assistito dall’ex Campione dei Pesi Medi che lo sottopose a sfiancanti allenamenti al fine di poter dare credibilità al suo passato di terrore del ring. 
L'elegantissimo bianco e nero di Michael Chapman scelto da Scorsese, rese ancora più credibile il tutto, con il montaggio di Thelma Schoonmaker che fece scuola, sublimò la dimensione coreografica di combattimenti e momenti che spinsero la brutalità e la violenza verso livelli totalmente inediti. La concezione di dilatazione e accelerazione della narrazione ne fu cambiata per sempre. Solo quattro anni prima, lo sconosciuto Stallone era diventato il nuovo volto del cinema americano, creando quel Rocky Balboa che dentro di sé condensava tante caratteristiche di tanti pugili veri, tra i quali anche LaMotta. Ma mentre Balboa ci parlava della rinascita di un paese delle opportunità, che permetteva a chiunque di elevare la propria esistenza e mostrare le proprie qualità, Scorsese andava verso tutt'altra direzione. 
Perché Toro Scatenato ancora oggi, è la migliore analisi cinematografica di sempre sulla violenza come tratto distintivo della società americana, su quell’american dream che è incubo, tossica religione, terrificante bugia. Jake e Joey se ne fanno compenetrare e sconfiggere, mentre rendono la realtà del focolare domestico una gabbia tossica, mentre si fanno del male, azzerano ogni legame con il mondo che va avanti, con il concetto di empatia. Soprattutto Jake è tanto dannato quanto vile, ispira pietà come odio, fatto che lo rende ancora oggi unico nel panorama dei grandi personaggi cinematografici, con quella sua incapacità di correggersi, di essere onesto verso la propria natura. 

Molto più di un film sulla boxe

Toro Scatenato rimane però anche il film forse più personale di Scorsese. Egli stesso ammise di averlo concepito non come film sulla boxe (che mai gli interessò) quanto piuttosto una seduta di analisi di una mente autodistruttiva. Quel film anelava ad abbracciare un'atmosfera cupa, presaga di fallimento di solitudine e sofferenza. Profondamente connesso all’altro capolavoro di Scorsese, quel Taxi Driver parimenti onirico e viscerale, era però soprattutto un dialogo del regista con sé stesso, in un momento particolarmente difficile della sua esistenza, a causa della tossicodipendenza e della sensazione, anzi certezza, che non avrebbe più continuato come regista dopo questo film. Per fortuna non fu così, a dispetto dello scarso successo al botteghino, Toro Scatenato fu inizialmente divisivo per la critica, ma nel giro di poco tempo fu indicato per il capolavoro che era. L’Oscar a De Niro e Schoonmaker, le 8 candidature totali, quando le statuette ancora contavano davvero, lo testimoniarono. Rimane a 43 anni di distanza quel ring insanguinato, LaMotta che viene macellato da Robinson, furente angelo vendicatore, nel giorno degli innamorati. In questo, il film si fa soprattutto metafora sia del cinema che della vita, di questa giostra impazzita. Sublimata da una recitazione sempre sopra le righe, da una regia tanto monumentale quanto capace di essere intima, è soprattutto l’odissea di un’autodistruzione inevitabile, quasi religiosa. 
Ecco allora che tornare in sala, riabbracciare questo capolavoro che ebbe una genesi complicatissima, significa anche ammirare una visione della vita e della società. Per questo, soprattutto per questo, Toro Scatenato non è e non sarà mai un film come gli altri, ma uno dei drammi intimi più dolenti e coinvolgenti che un regista abbia mai creato.  

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