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Domenica, 23 Gennaio 2022
Gossip

Francesca Pascale querela Santoro: chiesti 10 milioni di euro

Un risarcimento record quello richiesto dalla fidanzata di Silvio Berlusconi che ha avviato un'azione legale contro il conduttore di "Servizio Pubblico" e Michelle Bonev dopo le dichiarazioni diffamatorie sul suo conto

E' passata dalle parole ai fatti Francesca Pascale. La fidanzata di Silvio Berlusconi lo aveva annunciato che sarebbe passata alle vie legali dopo la puntata di "Servizio Pubblico" in cui Michele Santoro ha intervistato Michelle Bonev, l'attrice bulgara che si è lasciata scappare qualche "parolina di troppo" su di lei e l'ex premier. Promessa mantenuta...

Francesca Pascale ha confermato, attraverso il suo legale, Licia Polizio, l'intenzione di avviare un'azione civile nei confronti di Michelle Bonev e dei giornalisti Santoro e Fagiani considerandoli responsabili di "grave diffamazione" nei suoi confronti. Il danno e il relativo risarcimento è valutato dell'avvocato "non inferiore a 10 milioni di euro".

"Francesca Pascale - si legge nella nota firmata dal legale - nel corso della trasmissione 'Servizio Pubblico' andata in onda su La7 il 17 ottobre scorso, è stata vittima di una dolosa e preordinata strumentalizzazione da parte di Santoro che non ha esitato a utilizzare una palese falsità, una 'non notizia' soltanto al fine di fare audience e della signora Dragomira Boneva, in arte Michelle Bonev, che ha inventato uno squallido copione per guadagnarsi una notorietà altrimenti impossibile".

Il riferimento è alle dichiarazioni della Bonev sulla presunta omosessualità della Pascale. "Questo tipo di giornalismo è deprecabile - continua l'avvocato - Le affermazioni della Bonev sono false e gravemente diffamatorie oltre che 'contra legem' perchè relative a dati 'supersensibili'. Inoltre la mia cliente non è un personaggio di particolare rilievo sociale o pubblico e questo rende ancor più censurabile il comportamento dei giornalisti coinvolti, che hanno costruito un'intera puntata su un filmato preregistrato in cui non c'era un solo elemento di interesse pubblico, ma solo una sequenza di illazioni false e per giunta riportate con toni dispregiativi. Quando il diritto alla riservatezza, quale diritto inviolabile dell'individuo, viene calpestato in questo modo, con violazione di quei limiti invalicabili delineati dalla legge, dalla giurisprudenza e dal codice deontologico dei giornalisti, cui il diritto di cronaca deve necessariamente attenersi, è innanzitutto l'ordinamento giuridico, prima ancora che il danneggiato, che ha il dover di reagire con fermezza".

Arringa impeccabile. Santoro prepari la strategia difensiva.

Francesca Pascale © Infophoto

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