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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Gossip

Raoul Bova fa "outing" sul suo matrimonio

L'attore rompe il silenzio: "Mi fa ribrezzo questo modo razzista di usare l'etichetta di omosessuale come una macchia incoffessabile"

Dopo tante indiscrezioni Raul Bova ha deciso di rompere il silenzio e raccontare la verità sulla fine del suo matrimonio con Chiara Giordano.

L'attore ha rivelato a "Vanity Fair" che la crisi con sua moglie andava avanti da anni e alla fine hanno deciso entrambi di scrivere la parola fine. Ma se ora ha deciso di parlare è solo per proteggere i suoi due figli: "Se io sono un personaggio pubblico e conosco le regole del gioco, i miei figli non hanno fatto nulla per meritarsi questo trattamento. L'assedio dei fotografi li spaventa. Poi c'è la scuola, i compagni a casa hanno genitori che leggono, ascoltano, a tavola commentano queste cose e i figli le sentono e tornando a scuola le ripetono, con la cattiveria che possono avere i bambini: tuo padre sta male, tuo padre è un ladro, tuo padre divorzia, tuo padre è gay... Se mi vedo costretto a parlare, è per proteggere loro".

"Chiara e io nel tempo siamo molto cambiati - continua l'attore - Il cambiamento a volte unisce e a volte no. Noi due, purtroppo, non ci siamo più capiti. Allora è iniziato un periodo molto lungo, quasi tre anni ormai, in cui ci siamo parlati, ci siamo confrontati. Abbiamo provato in tutti i modi a risolverli, quei problemi, ma purtroppo non è bastato... E alla fine abbiamo deciso di comune accordo, con grandissimo dolore e con grandissima civiltà, di prendere strade diverse. Lo abbiamo fatto perché crediamo troppo al valore della famiglia per tenerla in piedi a qualunque costo, come facciata, senza onestà. È un atto non dico di amore, ma di rispetto per l'amore che c'è stato tra di noi".

Poi l'argomento più delicato, le voci sulla sua presunta omosessualità che nelle ultime settimane rimbalzano ovunque: "Lo dico apertamente, mi piacciono le donne - ha dichiarato Raul Bova chiarendo la vicenda una volta per tutte - Se fossi omosessuale, credo che non avrei nessun problema a riconoscerlo. O forse non lo direi: perché questo obbligo di dichirarsi, di giustificarsi? Nessuno va in giro a dire: piacere, sono etero. Più di metà dei miei amici sono gay. Persone con cui sono cresciuto e andato a scuola, con cui lavoro. È per loro, soprattutto, che mi fa ribrezzo questo modo razzista e retrogrado di usare l'etichetta di omosessuale come una macchia inconfessabile, come una peste".

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