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Domenica, 19 Maggio 2024
L’intervista

Aida Yespica: "Non vedo mio figlio da 2 anni. Grazie a lui ho superato la depressione"

La showgirl racconta a Today il difficile momento affrontato dopo il parto e la sofferenza provata oggi per la lontananza del figlio, che vive a Miami con il padre

La bellezza è stata innegabilmente il biglietto da visita che le ha permesso di vestire per anni gli abiti della showgirl, figura che da lì a poco sarebbe quasi caduta nell'oblio della 'nuova' tv italiana. Aida Yespica, tra le ultime protagoniste di quell'epoca televisiva in cui le donne erano più contorno che contenuto, oggi di quegli anni non rinnega nulla, neanche i 6 calendari fatti per le più importanti riviste, ma è sempre stata molto attenta a non confondere il successo con le cose veramente importanti della sua vita, a partire dal figlio Aron - avuto dall'ex compagno, il calciatore Matteo Ferrari - che vive a Miami con il papà e non vede da oltre due anni. Una prova "dura" per lei, come difficile fu il periodo attraversato dopo la sua nascita, quando venne colpita da una depressione post partum. "E' per lui che ho reagito" racconta a Today

La sua carriera in Italia iniziò vent'anni fa come modella e showgirl. Cos'è cambiato da allora?
"Ho iniziato come modella, poi ho virato verso la tv come showgirl. Sono cambiate tante cose. In tv c'era più spazio, più trasmissioni di varietà, ricordo quando ho fatto il Bagaglino, ad esempio, dove mi sono divertita tantissimo. Adesso è pieno di reality e la figura della showgirl di vent'anni fa, quindici anni fa, non c'è più".

Un bene o un male?
"Mah, era comunque molto divertente". 

Però spesso era un'immagine fortemente sessualizzata. 
"In quegli anni a volte era così, è vero. Le cose sono cambiate, ma credo che non si debba avere paura a valorizzare il corpo femminile. Il confine con la sessualizzazione è labile, infatti il corpo non va messo in mostra, sbandierato, ma appunto valorizzato. Senza esagerazioni. Il corpo della donna è bello, non c'è nulla di male". 

Parlando sempre di quegli anni, per le donne più desiderate era routine il calendario senza veli. Lei ne ha fatti sei, per i magazine più importanti. Lo rifarebbe?
"Alcuni calendari sono stati molto belli. Quando ho fatto quello di GQ è stato un boom. Adesso li fanno diversamente. Comunque lo rifarei, sì. Perché no?".

Senza ipocrisia, quanto conta la bellezza in certi ambienti?
"Conta. Però poi gli anni passano e se non lasci qualcosa di te che sia diverso da quello non vai avanti. Bisogna dimostrare altro".

Lei è tra le donne più belle ancora oggi.
"Questo mi fa piacere, ma la vera bellezza è volersi bene, amare se stessi. Quella è la cosa che conta, più dell'apprezzamento degli altri. Sentirsi desiderata è bello, ma essere considerata una donna oggetto no e il passo può essere breve. A volte mi è capitato".

E come ha reagito?
"Sono venezuelana, ho un bel caratterino. Rispondo male, saluto e me ne vado". 

Ha mai subìto molestie sul lavoro?
"Molestie no. Avances sì, diverse, soprattutto agli inizi. Ma nessuno ha mai oltrepassato il limite". 

L'anno scorso ha rivelato di aver subìto violenze sessuali da bambina, in Venezuela, da parte di un amico di famiglia. Quali cicatrici dell'anima le ha lasciato quell'orrore?
"Lo avevo rimosso, è tornato a galla da adulta. Negli anni è via via riaffiorato ed è una cicatrice che rimane lì. La vita è andata avanti, ma adesso non riesco a dimenticarlo e mi rendo conto solo ora quanto mi ha cambiato. Ha influenzato tanto la mia vita, soprattutto i miei rapporti con gli uomini. Sono sempre stata bloccata. Gli orchi però sono solo una piccola parte, gli uomini non sono tutti così e sto tornando a riavere fiducia". 

Lei ha un figlio, Aron, che vive a Miami con il padre. E' riuscita a vederlo dopo il Covid?
"No, sono due anni e tre mesi che non lo vedo. Sto aspettando il visto. E' dura. Sono sempre presente nella sua vita, lo sento al telefono, ci videochiamiamo, ma viverlo è diverso. Al telefono è complicato e poi è comunque un bambino di 13 anni, capita che lo chiamo e magari è distratto perché impegnato con i suoi giochi, le sue cose. Ha una giornata fitta: la scuola, gli allenamenti di calcio e solo un'ora per la playstation concessa dal padre. Il papà devo dire che è bravissimo, lo segue molto".

Quando è nato lei ha sofferto di depressione post partum. Ha dei rimorsi se ci ripensa?
"Quello è stato un periodo molto difficile. Mi sono separata dal mio compagno un mese dopo il parto e trovarmi con un bambino così piccolo da sola non è stato semplice. Però era proprio lui a darmi l'energia e la carica. Non ho rimorsi perché è per mio figlio che ho reagito. C'erano momenti in cui piangevo senza motivo, avevo l'ansia, mi mancava il respiro. Non volevo farmi vedere così da Aron, i bambini anche se piccoli lo sentono, e piano piano per fortuna ne sono uscita". 

Tra gli amori della sua vita c'è anche una donna famosa, ma non ha mai fatto il suo nome. E' stata una storia importante?
"Preferisco non parlarne". 

L'attrazione tra donne è molto più comune di quanto si crede?
"In questi anni che stiamo vivendo mi pare evidente. A me è capitato quando ero più piccola, ma è stato più un gioco, un 'amore' del momento, se così si può chiamare. Un gioco, sì". 

Cosa c'è di bello in questo momento nella sua vita?
"L'amore del mio compagno e la mia famiglia, anche se purtroppo la mia famiglia vive dall'altra parte del mondo. Qui in Italia ho solo mia sorella, che è venuta quando è nato mio figlio. Lei è la mia spalla. Sono arrivata qui da sola e non era facile non averli vicino, non poter contare sul loro appoggio. L'ho fatta venire qui e non se n'è più andata. Ha una bimba e stiamo spesso insieme".

E lei da quanto non torna in Venezuela?
"Non vado da 8 anni. Qualche anno fa la mia famiglia si è spostata in Ecuador perché la situazione era diventata invivibile, troppo pericolosa a causa della guerra civile. Adesso sembra che le cose vadano un po' meglio, spero di poterci tornare presto. Mi manca molto il mio Paese, anche se ormai l'Italia è casa".

La rivedremo in tv?
"Mi sto dedicando al canto, sto preparando un singolo. Vediamo".

Ci prova con la musica?
"Proviamo".

Lì c'è meno rivalità?
"C'è un talento diverso. Ma la rivalità la trovi in qualsiasi ambito lavorativo".

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