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Sabato, 18 Maggio 2024
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Al Bano a Belve: "Questa guerra è terribile, ma Putin ha un po' di ragione"

Il cantante si è raccontato a Francesca Fagnani in un'intervista che ha affrontato anche il dolore per la scomparsa della figlia Ylenia

La puntata di stasera di Belve trova anche un'ampia intervista ad Al Bano Carrisi, ospite di Francesca Fagnani come Giacomo Urtis e Bianca Balti. Tanti gli argomenti trattati dal cantante, dalla guerra in Ucraina alla scomparsa della figlia Ylenia, vicenda dolorosissima che non ha mai smesso di provocare in lui una grande sofferenza. 

Vladimir Putin "in qualche modo una buona parte di ragione ce l'ha, ma ha anche la parte del torto", ha detto Al Bano in un passaggio delle risposte alla giornalista affrontando il tema del conflitto in corso da ormai più di un anno. Alla domanda su quale sia la ragione, Al Bano ha spiegato: "L'Ucraina è sempre stata sotto la giurisdizione russa, la Nato se ne è appropriata". Poi la precisazione: "Questa guerra è terribile, squallida. Io non approvo quello che Putin ha fatto, chi lo approverebbe? Invadere come ha fatto quel paese a me ha dato fastidio, e non solo a me". Se anche oggi sarebbe disposto a suonare per Putin come avvenuto in passato? "Io suono e canterò sempre per il popolo russo. Putin è un russo e io ho cantato anche per lui", ha aggiunto.

La scomparsa di Ylenia

In riferimento alla scomparsa della figlia Ylenia, avvenuta nel dicembre 1993: "È stato l'unico momento dove sono diventato un anticristo, un anti Dio" ha commentato commosso Al Bano, "Mi sono sentito violentato da quella forza superiore che è Dio. Erano notti in cui per dormire prendevo il lexotan, erano quelle notti che non finivano mai neanche durante la giornata. Quel dolore che si fa sentire anche adesso. Ma io sono cristiano e mi sono detto: "Se lui l'ha perso e tutto continua, chi sei tu per ribellarti a questa realtà".

Infine, il caso Michael Jackson, denunciato per plagio a metà anni Novanta per la canzone Will you be there che, secondo Al Bano, era identica a I cigni di Bakala. "Me ne fece accorgere mio figlio Yari che studiava in America", ha ricordato: "L'accordo finale era che avremmo dovuto fare un concerto insieme e devolvere il ricavato ad associazioni per bambini. Avremmo potuto cantare I cigni di Bakala, anche la parte corale. Insieme avremmo fatto un botto enorme".

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