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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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L'Unicef ricorda Audrey Hepburn a 25 anni dalla morte, anche lei ha "ricevuto cibo e soccorso medico"

Nel giorno dell'anniversario della morte dell'indimenticabile Audrey, l'Unicef ricorda la sua ambasciatrice

“25 anni fa moriva Audrey Hepburn, una donna che noi della famiglia dell’UNICEF vogliamo ricordare come un esempio di straordinaria generosità e come una meravigliosa Goodwill Ambassador”, ha detto Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. “Di lei, amo ricordare una frase: aprite le vostre braccia per stringere il maggior numero di bambini, amarli e proteggergli come se fossero vostri”.  

Le parole dell'attrice poco dopo la monina

Appena nominata “UNICEF Special Ambassador” nel 1988, Audrey Hepburn si è recata in Etiopia, dove anni di siccità e di guerra civile avevano causato una terribile carestia. Al suo ritorno, ha cominciato instancabilmente a raccontare il lavoro dell’UNICEF in tutto il mondo. “Posso testimoniare cosa significhi l’UNICEF per i bambini, perché sono stata fra quelli che hanno ricevuto cibo e soccorso medico subito dopo la Seconda Guerra Mondiale”, ha detto quando è stata nominata Goodwill Ambassador dell’UNICEF nel 1989. In pochi anni ha effettuato per l’UNICEF una serie di missioni sul campo in Turchia, Venezuela, Ecuador, Guatemala, Honduras, El Salvador, Messico, Bangladesh, Thailandia, Vietnam e Sudan. Ha visitato diversi progetti dell’UNICEF per vaccinare, proteggere e fornire acqua e servizi igienico sanitari a bambini poveri, sfollati e malnutriti.  Ha inoltre parlato al Congresso USA, partecipato al Summit Mondiale per l’Infanzia e ha lanciato i Rapporti su “La Condizione dell’Infanzia nel Mondo”.  

Ambasciatrice Unicef anche durante la sua malattia

Anche nell’ultimo periodo di vita, durante la malattia, Audrey Hepburn ha portato avanti il suo impegno per l’UNICEF con diversi viaggi in Somalia, Kenya, Regno Unito, Svizzera, Francia e Stati Uniti. Sir Peter Ustinov, altro storico Goodwill Ambassador dell’UNICEF, ha detto di lei: “Sapeva meglio di chiunque altro che la ricompensa per questo lavoro sta negli occhi di coloro che hanno bisogno di aiuto. Sono loro che ci fanno capire, in tutta la loro semplicità, che questo lavoro ha un senso”.

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