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Domenica, 26 Maggio 2024
il caso

La storia di un intero reparto bloccato per il parto di Belen. Parla l'ospedale di Padova (e smentisce)

"Una mobilitazione da clinica privata, non giustificata per una struttura pubblica", aveva denunciato Cgil. Ma l'azienda ospedaliera fa chiarezza

"Causa Belen, disattivati i pulsanti del terzo piano degli ascensori". Questi i cartelli circolati nei giorni scorsi sui social contestualmente al parto di Belen Rodriguez all'ospedale di Padova, dove la showgirl ha dato alla luce la seconda figlia Luna Marì. Avvisi di reparto diffusi via Whatsapp dai dipendenti della aree di Ostetricia e Ginecologia e che presto hanno indignato il pubblico convinto di favoritismi nei confronti della showgirl: la struttura pubblica si è comportata da clinica privata? A rispondere alle critiche è oggi la stessa azienda ospedaliera veneta, in occasione di una conferenza stampa: "Dovremmo parlare d'altro, ma visto che ci sono attacchi e polemiche parliamo anche di questo. Non c’è stato nessun reparto bloccato e nessun piano dell’ospedale è stato interamente dedicato alla figlia di Belen Rodriguez", ha dichiarato Giuseppe Dal Ben, direttore generale. 

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L'ipotesi era che la modella argentina fosse stata accolta con un occhio di riguardo per ringraziarla di aver scelto Padova per il parto ed aver così donato alla città inevitabile risonanza mediatica. "Un'ala del terzo piano, dove era ricoverata Belén, è stata chiusa e completamente riorganizzata: una mobilitazione da clinica privata, non giustificata per una struttura pubblica come l’ospedale di Padova", aveva denunciato la Cgil. Ma la smentita è netta: "La signora Rodriguez è stata ospite insieme a sua figlia Luna Marì in una stanza a pagamento al terzo piano", spiega oggi Dal Ben, "Abbiamo ospitato una persona famosa l’abbiamo trattata come tutte le altre. C'è stata solo la presenza della vigilanza, ma non tanto per lei, ma per tutte le altre persone. In modo da evitare che fan e curiosi potessero creare problemi al terzo piano". Viene inoltre fatto notare che Cisl e Uil smentiscono le voci circolate in ambito sindacale. Presenti alla conferenza anche il direttore della direzione Medica, Tiziano Martello; Paola Pavin, coordinatrice del personale infermieristico e Giovanni Spina, a capo dei Servizi tecnici e patrimoniali.

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Lo staff dell'ospedale definisce insomma una "fake news" l'immagine comparsa sui social network con un cartello che annunciava la necessità di tenere gli ascensori bloccati per favorire la showgirl. Stando alla ricostruzione fornita, infatti, quattro dei sei ascensori sono sempre stati tenuti aperti e a disposizione di tutta l’utenza. "Solo a due è stato vietato di fermarsi al terzo piano - spiega Dal Ben - Ma si tratta di un montacarichi e di un ascensore usato dalle ditte esterne. Essendo i più lontani dalla guardiola e meno controllabili abbiamo pensato di tenerli bloccati". Il foglio in cui c’era scritto "causa Belén ascensori bloccati per privacy" era invece un'indicazione lasciata sulla scrivania dell’addetto alla sicurezza per informarlo: "Non è mai comparso dentro o fuori gli ascensori. Evidentemente è stato fotografato ed è iniziato a circolare su chat e poi sui social". Su questo dettaglio della storia sono in corso degli accertamenti interni. 

Il congedo sono auguri alla conduttrice di Tu si que vales e non solo: "Complimenti e felicitazioni a chi ha partorito in questo piano, compresa Belén, persona famosa ma trattata come tutte le altre mamme". Stando ai dati forniti dall'azienda, infatti, il 10 luglio nel reparto c'erano altre 16 persone, l' 11 luglio altre 9, il 12 luglio altre 11 donne, il 13 luglio altre 12 persone, il 14 luglio erano in 14. "Quindi non c’è stato alcun piano bloccato e nessun reparto dedicato", è la conclusione. 

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