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Domenica, 23 Giugno 2024
god save the king

Carlo che vuole cambiare la monarchia, Harry solo contro tutti: il futuro dopo Elisabetta II

Dai programmi del nuovo re volti a snellire l'attuale assetto istituzionale senza stravolgerlo del tutto, ai rapporti delicatissimi con il figlio ora privo della presenza della nonna quale unico punto di riferimento, il disegno di un quadro reale in cui tutto sembra tendere al cambiamento per farsi comunque storia

Con la morte di Elisabetta II cala il sipario su un'epoca che ha compreso quasi un secolo di trasformazioni. Da ogni parte del mondo, dalle persone di ogni età e ceto sociale arrivano attestazioni di stima e affetto verso la donna più di chiunque altro testimone di tempi e rivoluzioni, di trasformazioni di storia e di costumi, simbolo di forza e di fermezza fino agli ultimi giorni di vita. Ora la pagina è voltata, inesorabilmente: God save the king, canta adesso l'inno nazionale mutato insieme al resto l'8 settembre 2022; Carlo III siede su quel trono pazientemente osservato da lontano a lungo, e ora è sulla sua testa che poggia il calibro di una corona pesante di eredità. 

Come sarà il dopo Elisabetta II lo abbiamo chiesto a Gilda Faleri, tra le più esperte royal watcher italiane che da sempre coltiva una grande passione per le famiglie reali di cui racconta nel sito The Queeg. Dai programmi di Carlo volti a snellire l'attuale monarchia senza però stravolgerla del tutto, ai rapporti delicatissimi con Harry, ora privo della presenza della nonna quale unico punto fermo di una precaria situazione famigliare, il disegno di un quadro reale in cui tutto sembra tendere al cambiamento, in cui ogni dettaglio si somma al passato e tende al futuro per farsi comunque storia. 

Quello che (non) si dice di Elisabetta II 

Non esistono differenze d'eta, di classi sociali, di idee politiche: in queste ore milioni di persone allo stesso modo esprimono con autenticità la tristezza per una perdita tanto immaginata quanto inconcepibile. Secondo lei, quali sono le doti che più di altre hanno contribuito a rendere Elisabetta II così amata in modo trasversale?

"Elisabetta è riuscita nell'obiettivo non facile di far convergere passato e presente, tradizione e modernizzazione. E' stato un elemento di unità, simbolo di appartenenza per diverse generazioni. Negli ultimi vent'anni ha rappresentato quel tipo di rassicurazione che una nonna trasmette ai nipoti di ogni età. Settant'anni di trono sono tanti, significa che la maggior parte della popolazione è nata quando lei era già regina, per cui è normale sia stato un punto di riferimento, anche per quel senso del dovere incarnato fino all'incontro con Liz Truss pochi giorni prima di morire, un senso del dovere tanto carente al giorno d'oggi che lei ha sempre anteposto a tutto e a tutti. "Io sarò al vostro servizio", disse nel suo primo discorso alla nazione quando era prossima alla proclamazione di regina e questo ha fatto davvero per tutta la sua vita. E poi c'è quello che io chiamo "il nonostante tutto" che ha segnato ogni sua azione in ogni contesto: ha tenuto la famiglia unita nonostante tutto, ha mantenuto la stessa forte personalità nonostante le diverse espressioni dei primi ministri che si sono succeduti, penso alla Thatcher, a Blair, fino alla Brexit. Come lei non ci sarà mai più nessuno". 

E ora si apre una nuova pagina di storia che trova Carlo protagonista della monarchia. Che re sarà? E in cosa si differenzierà dalla madre nella gestione del regno?

"Sarà diverso. Alla fine la monarchia è fatta di persone e ognuna ha caratteristiche diverse. Carlo ha altri obiettivi e altri valori rispetto a quelli della madre e nella sua vita ha anche anteposto gli interessi personali a quelli della monarchia, come nel caso di Camilla, sposata dopo la morte di Diana e oggi legittima consorte, regina al suo fianco. Certamente è attento ai temi dell'ecologia e all'ambiente come lo era il padre Filippo, per cui senz'altro userà il suo ruolo per portare avanti la tutela di questi temi. Tra le sue priorità anche lo snellimento della monarchia, nell'aspetto della discendenza dei membri, ma non solo: tra le altre cose, infatti, si ipotizza che possa anche rendere pubblici i palazzi reali, dunque sedi isituzionali non abitabili. Non so se avrà la forza di operare una drastica rottura con il passato, di romprere gli schemi, forse in questo potrebbe essere più determinato William in un futuro. Penso che Carlo cercherà di mediare tra un passato dalla tradizione molto radicata grazie al lavoro della regina e un processo di modernizzazione che molto dipenderà dal grado di apprezzamento dei sudditi". 

I confronti con Elisabetta saranno inevitabili. Riuscirà Carlo a farsi apprezzare comunque, nonostante le diversità con la madre?

"No, non credo esisterà mai più qualcuno che possa eguagliare il grado di apprezzamento raggiunto da Elisabetta II. Sicuramente dal punto di vista istituzionale è preparato a ricoprire il ruolo di re, visto che sono settant'anni che aspetta di diventarlo, e riuscirà a farsi apprezzare. Ma dal punto di vista del carisma, non penso possa riuscire ad eguagliare la madre: quelle sono doti che si hanno o non si hanno a prescindere dalla posizione pubblica che si ricopre". 

Accanto a re Carlo III c'è Camilla che, secondo l'auspicio dichiarato ufficialmente lo scorso febbraio da Elisabetta, adesso è al suo fianco come regina consorte. E' all'altezza del ruolo?

"Sì, nei fatti e con il tempo ha dimostrato di meritarlo. Camilla non oscura la figura del re, con Carlo ha una grande affinità e per lui sarà una spalla importante. Di certo Elisabetta aveva compreso le doti della nuora quale buon sostegno per il figlio una volta salito al trono, per questo ha voluto agevolarlo dichiarando il suo benestare al ruolo di regina consorte qualche mese fa. Se ciò non fosse avvenuto, infatti, se la regina avesse omesso questa dichiarazione formale, probabilmente sarebbe stato lo stesso Carlo a nominare la moglie regina consorte, generando guai per lui e la monarchia come istituzione. Malcontenti che però sono stati scongiurati proprio dal diretto intervento della sovrana che aveva previsto probabili scenari negativi".  

Argomento Harry: il nipote 'ribelle' si trovava a Londra quando sono arrivate le notizie sulle gravi condizioni di salute della nonna Elisabetta. Nonostante il tempestivo volo su jet privato diretto a Balmoral, il duca non ha fatto in tempo a salutarla per l'ultima volta. Considerati i trascorsi burrascosi con la famiglia dopo la scelta di non essere più membro attivo della famiglia reale, quali scenari potrebbe aprire adesso la morte della regina per i rapporti tra Harry, Carlo e WIlliam? 

"La regina era l'anello di congiunzione tra i tutti i membri della famiglia, amata e rispettata. Adesso due sono i risvolti: o si rinsaldano del tutto i rapporti deteriorati o la frattura diventa insanabile. Ieri William e Harry sono arrivati al capezzale della nonna in tempi e modalità diverse; inoltre Harry è stato il primo a lasciare Balmoral stamattina presto, segno che l'intenzione di cogliere l'occasione per un riavvicinamento non c'è stato. La diffidenza tra tutti al momento resta, anche per quella famosa biografia di Harry annunciata come rivelatrice di importanti segreti che porta tutt'ora William ad avere rapporti molto tesi, quasi inesistenti". 

Con la morte della regina Elisabetta si avviano delle procedure formali che mutano l'assegnazione dei titoli reali ai membri della famiglia. Tra loro anche Archie e Lilibeth, i figli di Harry e Meghan che, proprio per effetto della scomparsa della bisnonna, diventano a tutti gli effetti principi. La situazione potrebbe cambiare se re Carlo decidesse di modificare quanto stabilito dai suoi predecessori in virtù di quel processo di snellimento della discendenza monarchica ipotizzato nel suo regno. Potrebbe succedere davvero?

"Non credo proprio, si tratta pur sempre dei suoi nipoti. E poi Carlo di certo farà in modo di evitare soprattutto in questo momento ulteriori tensioni famigliari che non riuscirebbe a gestire come avrebbe fatto la madre, unica ed eccezionale nel gestire qualsiasi situazione capitata nel suo lungo regno". 

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