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Sabato, 13 Aprile 2024
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Estetista Cinica, le foto senza filtri che mostrano la pancia: "A 16 anni la prima pancera"

L'imprenditrice ha voluto raccontare il suo rapporto conflittuale con una parte del suo corpo per lanciare un messaggio a tutte le donne che lottano contro quelli che considerano difetti

Reggiseno a triangolo nero con i pois bianchi e slip neri. Così Cristina Fogazzi, meglio nota con il nome social di Estetista Cinica, si mostra su Instagram tra uno scatto in bianco e nero e uno a colori in cui si prende tra le mani la sua pancia e le sue maniglie dell'amore. Però mostra anche qualcos'altro il suo sorriso e attraverso questo la sua energia. Ha 48 anni e come lei stessa scrive nel lungo post che accompagna questi scatti ai 49 ci arriverà con "la pancia". 

"Ho sempre odiato la mia pancia e quei due cuscinetti sui fianchi. Ho messo la prima pancera a 16 anni per andare per la prima volta a festa 'da adolescenti', quelle dove si limona per capirci. Io non bevevo per non far gonfiare la pancia", queste le prime parole della sua riflessione che è dedicata a chi lotta con alcune parti del corpo che proprio non riesce ad accettare. Non una lezione di vita, ma una condivisione sincera che non nasconde la sofferenza che ha provato negli anni. Diete, addominali, integratori ha provato e riprovato ma ha continuato a vedere la sua "pancia uscire dai jeans a vita bassa, sporgere dai pantaloni a vita alta, arrotolarsi sopra i bikini".

Fogazzi, imprenditrice di successo che ha fondato Veralab - la sua azienda di prodotti cosmetici che nel 2021 è arrivata a fatturare 62,7 milioni di euro e che quest'anno è stato lo skincare partner di Sanremo - racconta di quell'uscita, di quella festa, in cui per sentirsi a proprio agio si era messa la sua 'prima pancera'. "Avevo un tubino nero aderente di Benetton, pesavo 50 chili e stavo chiusa in una pancera comprata da mia mamma al mercato del paese".

"Dopo quella prima pancera ho preso integratori pancia piatta, fatto diete pancia piatta, addominali pancia piatta, ho comprato pastiglie pancia piatta e fatto ogni sorta di trattamento estetico panciapiattizzante esistente", tutti escamotage che lei adesso non consiglierebbe a nessuno, proprio perché li ha provati.

"E sono qui. Con la mia pancia e quasi 49 anni - aggiunge Cristina che però sottolinea come l'aver combattuto con questo suo difetto non le ha impedito di vivere la sua vita -.  La mia pancia ha modificato la qualità della mia vita? No. Ha determinato il mio successo o la mia vita sentimentale? No". Per questo motivo se potesse tornare indietro parlerebbe alla sé bambina e "taglierei quella pancera insopportabile e spiegherei a quella ragazzina che va bene così, che non avrà mai la pancia piatta e che avrà altro, molto altro (le direi anche che sta per limonare con un cretino, ma ok, non roviniamole la sorpresa)".

Fogazzi: "Ci fissiamo sul difetto e ci perdiamo l'insieme"

"Ci fissiamo su un piccolo dettaglio di noi, ci accaniamo su quel fianco, su quel ginocchio, su quel rotolino con una dedizione degna di un miniaturista medioevale e ci perdiamo l’insieme - riflette Fogazzi -, il nostro essere perfettamente noi. Perché? Perché vogliamo aderire a uno standard che ci hanno messo nella testa a colpi di modelle sempre più magre (negli anni il peso delle modelle è sceso del 23%) e corpi sempre più incredibili. Ultracorpi".

L'imprenditrice e influencer si prende poi qualche minuto per parlare di come la bellezza, in senso stretto e mainstram, sia cambiato nel corso degli anni: "Negli anni '60 ci voleva la vita stretta e il seno prosperoso per essere 'perfette'. Negli anni '70 la magrezza senza forme di Twiggy. Ora si deve essere magrissime ma toniche: addominali in vista e pance scolpite, ma avere anche il seno e il fondoschiena pronunciato". Ma anche altre parti del corpo non sono immuni al giudizio: "Le labbra piene, polpose, i capelli ondulati e lucenti. Naomi Wolf ipotizza che il mito della bellezza sia una gigantesca arma di distrazione per impedirci di fare cose più grandi tenendoci impegnate a occuparci dei centimetri del nostro girovita". E per avallare questa tesi porta il risultato di un sondaggio somministrato a trentatremila donne americane che hanno dichiarato che "avrebbero preferito perdere da 3 a 5 chili rispetto a un qualsiasi altro obiettivo".

Poi la riflessione finale che è anche un invito ad accettarsi di più per quello che si è: "Io devo dire che nel rapporto conflittuale con la mia pancia ho avuto la peggio. Lei ancora lì. Ma io mi sono presa la vita e non nel senso di 'punto vita'. Non fatevi convincere che il vostri corpo sia sbagliato rispetto a un canone deciso da un misterioso consiglio di amministrazione della bellezza. E soprattutto non lasciate che questa cosa vi fermi mai, perché fermarci, farci sentire inadeguate è esattamente quello che vogliono".

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