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Giovedì, 2 Febbraio 2023
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L'incubo di Quagliarella: “Io, passato per infame. Via da Napoli per stalking”

A 'Le Iene' il racconto di un inferno durato cinque anni e concluso con una sentenza di condanna allo stalker Raffaele Piccolo, l'agente di polizia che lo minacciava con "centinaia di lettere con foto di ragazzine nude, dove diceva che io ero un pedofilo, che avevo a che fare con la camorra, la droga, il calcioscommesse"

Non trattiene le lacrime, Fabio Quagliarella. Di fronte alle telecamere de 'Le Iene' l'ex calciatore del Napoli racconta per la prima volta l'incubo che si è trovato a vivere per cinque, lunghi anni. Dall'altra parte dello schermo ci sono quelli che, delusi,  hanno sempre bollato il suo passaggio alla Juve del 2010 come una decisione degna del peggior "71", che nella smorfia partenopea significa "omm 'e merda", persona senza dignità. Oggi invece i tifosi scoprono che dietro il "tradimento"  c'è stata una mossa obbligata, e nel passato del loro beniamino il fantasma di uno stalker che lo perseguitava nella sua, amatissima città.

"Sono passato per l'infame della situazione e quando succede davanti alla propria gente fa male" confessa al giornalista Giulio Golia. "Mi chiedevo come avrei potuto raccontarlo alla gente. Non avrebbero mai creduto. Ogni volta che dovevo tornare a Napoli mi nascondevo, mi camuffavo, per evitare che qualcuno dicesse qualcosa, perché poi fa male. Alcuni amici mi chiedevano di uscire, andare in un locale, ma ho sempre rifiutato"

L'inferno per il calciatore inizia "per colpa di una persona alla quale non so cosa sia passato per la testa. Anzi, era una persona alla quale avevo dato fiducia, per via anche del suo lavoro". E' Raffaele Piccolo, un agente di polizia postale che entra nella sua vita per aiutarlo con un problema di password del cellulare e pian piano prende sempre maggior confidenza con la famiglia Quagliarella, fino a diventare uno di casa, fino a cominciare a tramare a danno suo danno.

Ad un certo punto, infatti, nella cassetta postale iniziano ad arrivare "lettere con foto di ragazzine nude, con scritto che io ero un pedofilo, che io avevo a che fare con la camorra, che io avevo a che fare con la droga, che io avevo a che fare col calcio scommesse. Stiamo parlando di centinaia e centinaia di lettere". E poi, le minacce di morte: "A mio papà, quando io ero in giro gli arrivava un messaggio dove gli dicevano “Tuo figlio ora è in giro per Castellammare e ora gli spezziamo le gambe, ora lo ammazziamo”.

Quanto stava avvenendo lo porta via dall'amato Napoli. "Dovevamo giocare in Svezia, ero titolare, la società però mi disse che non potevo giocare perché mi avevano venduto alla Juventus". La carriera prosegue poi col nuovo passaggio al Torino, fino a oggi, che Quagliarella veste la maglia sampdoriana. "Per la prima volta, domenica, sono passato, da capitano, sotto la curva con la Samp. Ed è stata un’emozione bellissima. Ci ripensi e dici “Se l’avessi fatto al Napoli, sarebbe stato con la tua gente…"

Due settimane fa, la sentenza. Lo stalker è stato condannato agli arresti per i prossimi quattro anni e mezzo. 

Fabio, però, considera ormai la sua vita compromessa: "Ti immaginavi capitano del Napoli, di poter vincere qualcosa perché man mano la squadra diventava più forte come ora, che è uno squadrone. Se non ci fosse stato tutto questo credo che sarei stato ancora li a giocare, sicuramente". 

E se la società sportiva partenopea bussasse oggi alla sua porta? "Sarebbe bello, per me sarebbe bellissimo se solo gli venisse l'idea di un mio ritorno, poi le trattative sono altre cose..."

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