Sabato, 27 Febbraio 2021

Francesco Totti si racconta: dalla bocciatura in terza media ai litigi con Ilary Blasi

L'ex capitano gialorosso si è raccontato in una lunga intervista a Vanity Fair che ha ripercorso le tappe di una gloriosa carriera

Francesco Totti e Ilary Blasi

In un’intervista a Vanity Fair Francesco Totti si è raccontato a lungo, senza filtri e con tanti dettagli che hanno ripercorso le tappe della sua gloriosa carriera calcistica iniziata dal germe di un sogno infantile. Quella carriera raccontata nel film ‘Mi chiamo Francesco Totti’ presentato in questi giorni alla Festa del Cinema di Roma. Il colloquio dell’ex capitano giallorosso con Malcom Pagani ha anticipato di qualche giorno la scomparsa del padre Enzo, ricordato come una figura determinante per la sua realizzazione sin da quando era un bambino.

“Mi sento fortunato. Ogni bambino ha un suo sogno: io speravo di realizzare il mio. Ho fatto sacrifici senza i quali il sogno sarebbe rimasto tale”, ha affermato Totti: “Mia madre mi veniva a prendere a scuola, mi portava agli allenamenti e guidando mi interrogava sulle lezioni del giorno dopo mentre tra un panino e una curva cercavamo entrambi di non perdere un solo secondo”. Il ricordo di papà Enzo è nelle parole che lo riportano a quando timido, introverso, si proponeva per giocare a calcio in strada con ragazzini sconosciuti: “Tra piazzette e cortili non c’era una comitiva che non giocasse a calcio. Era gente molto più adulta di me, che non avevo mai visto e lì, lontani dalla saracinesca che prendevamo a pallonate tutto il giorno, le regole d’ingaggio cambiavano. Eravamo in un terra di nessuno in cui i colpi proibiti erano la regola”.

“Papà si faceva avanti e domandava “avete posto per lui?”. Quei ragazzi all’inizio non volevano neanche farmi provare. È normale. Hai il tuo gruppo, i tuoi amici e chi viene da fuori, magari con una scusa: “È piccolino, si fa male”, è sempre escluso. Papà insisteva, quelli cedevano e poi, iniziata la partita, fermavano tutto: “rifacciamo le squadre, lo gnomo è troppo forte». Io zitto e muto, ma orgoglioso. Papà forse, ancora più di me”.

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Francesco Totti e quella bocciatura in terza media

Da un lato i primi approcci con il calcio, dall’altro un iter scolastico che ha avuto qualche inciampo: “Mi hanno bocciato in terza media e non ero un granché, ma in quell’occasione, le dico la verità, mi hanno fregato”, ha raccontato Totti: “A maggio era prevista una gita scolastica: io e tre miei compagni venimmo convocati per uno stage calcistico in Sardegna e rinunciammo al viaggio con la classe facendo saltare il numero legale per organizzarla. I professori prima protestarono: “pensano più al calcio che alla scuola”, poi convocarono le famiglie e infine se la legarono al dito. Mi dissero: “sappiamo che il calcio ti porta via tanto tempo e così ti chiediamo di preparare qualche argomento a scelta”. Studiai tantissimo e la mattina dell’esame mi ritrovai davanti alla trappola. Cambiarono le domande chiedendomi cose sulle quali non mi ero minimamente tutelato”.

I litigi con Ilary Blasi

Il ritiro dal mondo del calcio in quella storica partita del 28 maggio 2017 è stato tra gli argomenti dell’intervista: “È stato uno choc: sono un essere umano, una persona come tutte le altre. Rendersi conto di dover lasciare tutto quello che avevo fatto e che ero stato è stato durissimo. Un calciatore quando arriva a quell’età non vorrebbe mai smettere. Ti chiedi E adesso? Adesso che faccio?”, ha confidato Totti che proprio per quella decisione di addio al calcio giocato che tardava ad arrivare si trovava spesso a litigare con la moglie Ilary Blasi: “Avrei voluto e potuto continuare a giocare. A volte con Ilary, su questo tema, litigavo. Mi diceva: ‘Devi smettere, hai quarant’anni, inizia a pensare a cosa devi fare dopo’”.

“Nel dare l’addio al calcio la mia paura era ignorare cosa ci fosse dall’altra parte”, ha affermato: “Era un altro tipo di lavoro: un conto è il campo dove potevo far affidamento sui miei mezzi, credevo in me stesso e per me era la cosa più semplice al mondo. Altro voltare pagina, fare il dirigente, nuotare senza braccioli. Le persone con cui parlavo per rassicurami mi ammonivano: “Guarda che la vita del calciatore e del dirigente è totalmente diversa”. E allora, invece di tranquillizzarmi, mi saliva l’ansia”.

Oggi, a 44 anni, Francesco Totti ha ben chiaro cosa conti davvero nella vita, oltre i figli e la famiglia: “La parola data”, ha assicurato: “Non servono firme, contratti o avvocati. Basta una stretta di mano. Basta guardarsi negli occhi. Certe cose me le hanno insegnate fin da quando ero bambino e io a certe cose credo ancora”.

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