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Sabato, 28 Maggio 2022
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Cancro, Gianluca Vialli: "Ho paura di morire, non so che ci sarà dall'altra parte"

L'ex calciatore si confida a cuore aperto con Alessandro Cattelan nel nuovo docu-show di Netlix

Nella vita, così come ha sempre fatto anche sul campo da calcio, Gianluca Vialli gioca in attacco. L'ex calciatore - ora capo delegazione della nazionale italiana di Roberto Mancini, al quale è legato da una fraterna amicizia - dal 2017 combatte contro un tumore al pancreas. Anzi, ci convive, come tiene a precisare in un'intervista con Alessandro Cattelan nel nuovo docu-show di Netflix, Una semplice domanda, in onda il 18 marzo: "Se facessi una battaglia contro il cancro ne uscirei probabilmente distrutto - dice, come anticipato dal settimanale Oggi -. Lo considero, in questa fase della mia vita, un compagno di viaggio che spero prima o poi si stanchi e dica: 'Ok, ti ho temprato, ti ho permesso di fare un percorso, adesso ti lascio tranquillo'".

Con la malattia ci si fa i conti ogni giorno, spiega ancora Vialli: "Io ho paura di morire, eh. Non so quando si spegnerà la luce che cosa ci sarà dall'altra parte. Ma in un certo senso sono anche eccitato dal poterlo scoprire. Però mi rendo anche conto che il concetto della morte serve per capire e apprezzare la vita - continua il dirigente -. L'ansia di non poter portare a termine tutte le cose che voglio fare, il fatto di essere super eccitato da tutti i progetti che ho, è una cosa per cui mi sento molto fortunato". Sulla malattia, però, fa un'altra importante precisazione: "Non è esclusivamente sofferenza: ci sono momenti bellissimi. La vita - e non l'ho detto io ma lo condivido in pieno - è fatta per il 20 per cento da quello che ti succede ma per l'80 per cento dal modo in cui tu reagisci a quello che accade. E la malattia ti può insegnare molto di come sei fatto, essere anche un'opportunità. Non dico al punto di essere grato nei confronti del cancro, eh".

La vicinanza della famiglia

In questi anni è cambiato anche il suo rapporto con la moglie e le loro due figlie: "Mi sento molto più fragile di prima - racconta -. Cerco di insegnare loro che la felicità dipende dalla prospettiva con la quale guardi la vita, che non ti devi dare delle arie, devi ascoltare di più e parlare di meno, migliorare ogni giorno, devi aiutare gli altri. Secondo me questo è un po' il segreto della felicità". Come papà cerca di insegnargli cosa ha scoperto essere più importante proprio grazie alla malattia: "Penso che lo scopo della vita sia proprio quello di trovare uno scopo nella vita. Quando trovi un motivo per cui vale la pena risolvere i problemi, arrabbiarti, gioire, è molto più facile provare la pulsione della felicità. Però cerco di dimostrare loro che va bene anche essere vulnerabili, piangere, essere tristi - conclude Gianluca Vialli -. Bisogna accettare queste emozioni, assorbirle, sapendo che poi passano. Anche perché se non sei mai triste come fai a capire quanto è bello essere felici?".

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