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Lunedì, 26 Febbraio 2024
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Giovanni Ciacci al Gf Vip 7: "Sono sieropositivo e racconterò la mia storia"

L'opinionista e critico di moda ha parlato a cuore aperto in un'intervista, in cui per la prima volta ha raccontato di essere sieropositivo

Giovanni Ciacci ha deciso di mettersi a nudo e di raccontare qualcosa che non aveva ancora mai detto. Per farlo ha scelto le pagine del settimanale Chi, del suo amico Alfonso Signorini nonché prossimo suo "direttore" nell'avventura del Grande Fratello.

"Sono sieropositivo e mi piacerebbe parlarne - queste le parole dell'opinionista famoso per i suoi giudizi su look e gossip internazionali - Negli Anni '80 la parola Hiv era sinonimo di morte. Le cure antiretrovirali non si erano ancora trovate, moriva un sacco di gente. Per chi si infettava la sieropositività era solo l’anticamera dell’Aids che lo avrebbe condotto dritto al cimitero". "Oggi, con le cure, il tasso virale nel sangue viene annullato e non ci si ammala più di Aids. Certo, si muore ancora: chi non si può o non vuole curarsi o chi si accorge troppo tardi della sua sieropositività, magari in Aids conclamato. Ecco, in questi casi è difficile intervenire con successo sulla malattia" spiega Ciacci.

"Se io mi tagliassi le vene di fronte a te e tu entrassi in contatto con il mio sangue non ti accadrebbe nulla, semplicemente perché nel mio sangue il virus non c'è. C'è nella mia mappatura genetica, c'è se sospendo le cure, ma se mi curo nessuno corre alcun rischio" esplica ancora Ciacci.

Durante l'intervista condotta in prima persona da Signorini è proprio lui che rivela all'amico che sarà il primo concorrente del Gf Vip 7: "A proposito di programma importante, lo sai che c’è il Grande fratello Vip che ti aspetta? Ti comunico che sei il primo concorrente ufficiale del Grande fratello Vip!".

Ciacci al Grande Fratello Vip 7

“Vuoi dirmi che sono ufficialmente un vippone? - ha esclamato Giovanni - Adoro! Accenderò un faro su questa malattia e sarà la prima volta che si parlerà di Hiv in un programma seguitissimo di prima serata. Tu e Mediaset mi avete dato una grandissima possibilità e di questo voglio veramente ringraziarvi".

Ciacci sarà il primo concorrente sieropositivo a partecipare ad un reality e rivolgendosi a Signorini, oltre al ringraziarlo gli dice: "Sei stato un vero pioniere. E farai la storia. Conosco tanti colleghi e colleghe che in passato, anche in un passato molto recente, sono stati esclusi dai reality perché avevano l’Hiv. Da oggi, grazie a te, noi sieropositivi non ci sentiremo più ghettizzati. E questo è un grande passo verso la civiltà".

Ciaci spiega di essersi sentito spesso discriminato, ma poi aggiunge che lui ha una fortuna che non molti hanno: quella di poterlo raccontare. "Pensa a tutte quelle persone che non lo possono fare perché hanno paura di dirlo in famiglia, a lavoro, con un compagno o una compagna. Io parlo per tutti loro. Sai, Alfonso, io sono grande e grosso, sono alto un metro e novanta e peso cento chili. A me difficilmente puoi scalfire la corazza, ma a volte sono riusciti a scalfire la mia anima". Poi Ciacci racconta un episodio che lo ha ferito molto: "Mi hanno raccontato che una mia famosa collega è andata da un direttore di rete della sua azienda a dirgli di non farmi lavorare ero malato. Lì per lì mi sono sentito tradito, umiliato, poi mi sono detto 'Sai che c'è? Ti mostrerò che posso lavorare a faccia scoperta e coglierò l'occasione di poter raggiungere tante persone che mi seguono in tv per raccontare cos significa oggi essere sieropositivo".

Cosa significa essere sieropositivi

Essere sieropositivi, come ha spiegato anche Ciacci, significa aver contratto l'infezione da HIV e quindi avere nel sangue gli anticorpi specifici per HIV.

Al momento nessun test a disposizione rileva l'infezione immediatamente dopo il contagio: è necessario far trascorrere del tempo tra il possibile, o l'avvenuto, contagio e la somministrazione del test. Se si sospetta un'esposizione all'HIV a causa di un comportamento a rischio nelle ultime 48 ore, è importante consultare quanto prima un medico che valuterà l'indicazione di una eventuale Profilassi Post-Esposizione (PEP).

Attualmente esistono dei test di screening di quarta generazione che ricercano sia gli anticorpi anti-HIV prodotti dall'individuo, che componenti del virus, come l'antigene p24. Questo tipo di test, normalmente offerto nei principali laboratori ospedalieri, permette la diagnosi già a 20 giorni dal comportamento a rischio (esposizione). Il periodo finestra, che assicura un risultato definitivo, è pari a 40 giorni dall'esposizione. È sempre garantita la tutela della riservatezza della persona. È inoltre possibile, su richiesta specifica, eseguire il test HIV in forma completamente anonima. 

I farmaci per il trattamento dell'infezione, noti come farmaci antiretrovirali, possono essere assunti in qualunque stadio di malattia e aiutano a prevenire o rallentare la progressione dell'infezione da uno stadio all'altro, fino a stabilizzarla nel lungo periodo, trasformandola in malattia cronica. Ed è comprovato che la terapia è tanto più efficace, quanto più tempestivamente iniziata.

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