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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
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"Harry, un Cenerentolo hollywoodiano che farà tanti soldi. Carlo teme un nuovo libro: il piano per bloccarlo"

"Spare. Il Minore" è un caso editoriale senza precedenti, definito dalla royal watcher italiana Gilda Faleri come "un lungo intreccio di gossip e cronaca da cui, tutto sommato, non esce fuori nulla di nuovo". E se ufficialmente la famiglia reale non pare investita dalle potenti dichiarazioni, la possibilità di un secondo capitolo minaccia la già precaria serenità del palazzo

Tanto si è già detto sui contenuti che riempiono le 540 pagine della biografia di Harry. E tanto probabilmente si dirà ancora, considerando il pressoché continuo flusso di aneddoti sul protagonista raffigurato nell'intenso primo piano su milioni di copertine. La pubblicazione che per la prima volta racconta la versione del trasgressivo Spare, del membro "minore" della famiglia reale più nota del mondo, alletta senza sosta i patiti delle cronache rosa tinteggiate di ombre scure, appassionati come mai di un'esposizione bibliografica diventata un clamoroso caso editoriale da annoverare nella storia dei best seller. 

Ma al netto del gesto strepitoso di dare alle stampe la propria vita, del desiderio insopprimibile di riportare la rielaborazione di un passato personale prima distorto da malevoli calcolatori, alla fine, dov'è che finisce davvero l'autogossip e iniziano le accuse? Quanto il secondogenito di re Carlo intende riabilitare davvero un'immagine a suo dire falsata e quanto, invece, spera di crearsene un'altra nuova di zecca da cui ripartire, magari come imprenditore di se stesso? Qual è l'obiettivo che si aggiunge ad una verità che ad oggi resta incontestata, dal momento che assordante resta il silenzio dei Windsor? Degli interrogativi che aleggiano attorno alla biografia di Harry ne parliamo con Gilda Faleri, nota royal watcher italiana che già in altre occasioni ha analizzato gli accadimenti dell'arcinota famiglia. "È un lungo intreccio di gossip e cronaca da cui, tutto sommato, non esce fuori nulla di nuovo" commenta a caldo subito dopo la lettura del libro. Un libro destinato a creare ancora scompiglio come precedente di una seconda parte minacciata da Harry e paventata da Carlo, pronto a tutto per cercare di bloccarla e scrivere - stavolta lui, una volta per tutte - la parola "The end" su tutta questa storia.  

Spare, Il Minore: 540 pagine di vita, il resoconto di un passato che per dirla con la citazione iniziale stampata all'inizio "non muore mai. Non è nemmeno passato". Qual è il limite tra pettegola autocelebrazione e autentico desiderio di Harry di raccontare la propria verità sulla sua famiglia? 

"È un intreccio di entrambi, gossip e voglia di dire la sua. Un racconto da cui però non viene fuori nulla di nuovo. Che William abbia un carattere difficile era già noto ai tempi di Diana che aveva raccontato dettagli sulla personalità a volte irritabile del figlio; e pure che Carlo non fosse un padre modello si sapeva, proprio come si sapeva dell'anaffettività di tutta la famiglia. L'elemento di novità è che si tratta dell'autobiografia di un membro della famiglia reale tra le più importanti del mondo, ma di scoop e novità eclatanti non ce ne sono. Tutto è retto da un fil rouge di lamentele continue. In sostanza Harry appare come un "Cenerentolo" rancoroso, vittima di un sistema, di un'istituzione sorretta da parenti e funzionari di palazzo". 

Un mese fa il documentario Netflix con Meghan, poi l'autobiografia: perché Harry ha voluto raccontare anche la sua storia in questo libro? Qual è l'obiettivo, smettere di essere "ruota di scorta" e diventare forza motrice di una cronaca con mire sconvolgenti un intero sistema? 

"Innanzitutto l'obiettivo è economico, inutile girarci intorno. Si parla anche di cento milioni di dollari per più libri, ma al momento sarebbero 20 quelli guadagnati come anticipo per questa autobiografia che solo il primo giorno è stata venduta in un milione e 400mila copie tra Regno Unito, Canada e Stati Uniti. Altro obiettivo è quello di poter raccontare la versione personale di una vita che per anni qualcun altro ha descritto in modo diverso, rendere noto il proprio punto di vista che comunque non è verità assoluta, trattandosi solo della sua versione. Adesso però non si capisce più cosa voglia essere Harry, se carne o pesce: ha vissuto più di 30 anni in quell'istituzione, ora la mette in discussione parlandone in termini negativi, ma comunque parlandone...

Una versione che pare resterà priva di contraddittorio: dai palazzi, fino ad oggi, non è trapelato nulla se non l'ufficiosità di una reazione che descrive Carlo come furioso per le dichiarazioni rivolte alla consorte Camilla.

"Si parla di una linea rossa che Harry avrebbe superato parlando di Camilla in termini sconvenienti. Ma quella linea rossa da chi sarebbe stata tirata davvero? Sono indiscrezioni, informazioni di palazzo che come dice lo stesso Harry, a volte sono solo gossip, altre volte vere informazioni riportate da persone che lavorano a palazzo. E si parla anche di una certa tensione e non solo per questo libro. Harry ha assicurato che inizialmente la biografia contava 800 pagine, ma alla fine ne ha pubblicate molte meno perché ha preferito tagliare le parti più scottanti su William e il padre. Pertanto avrebbe materiale per un altro libro, possibilità che starebbe preoccupando non poco Carlo al punto da pensare al modo migliore per tentare un riavvicinamento con il figlio prima della cerimonia di incoronazione di maggio. Insomma, è la paura di altre dichiarazioni a spingere il re a trovare il modo per riavvicinarsi, ma non credo che il futuro possa essere dei migliori". 

Il "pene congelato", la perdita della verginità con una donna più grande, lo scontro fisico con il fratello riportata nei dettagli come la chat privata da Meghan e Kate sono elementi personalissimi e minuziosi che però non sembrano proprio apportare nulla a quella verità tanto decantata come fine primario di questa rivoluzionaria autobiografia. La sensazione è che siano elementi pertinenti più alla vita di una specie di star che concede ai fan dettagli pruriginosi. C'è dell'altro?

"È lo stile Hollywood. Così pure molto americano mi è parsa la scelta di lasciare il copertina il nome "Prince Harry", tanto hollywoodiano. Non ho capito perché non sia stato tradotto in italiano... Fa tanto star. Un racconto di questo genere è tanto americano e molto poco europeo, tantomeno britannico. C'è un'apertura delle porte della propria vita esagerata, la parte dedicata all'amore per Meghan, poi, è incredibile... Troppo celebrativa". 

Spare. Il minore: scritto da J.R. Moehringer e "diretto" da Meghan Markle?

"Non tanto da Meghan quanto dal paese di Meghan. Questo modo di raccontare tutto e troppo, di riportare i minimi dettagli... Perché Harry si lamenta della stampa pettegola, ma poi a quella stessa stampa presenta sul piatto d'argento decine di spunti su cui ricamare, dettagli inutili per la biografia, ma utilissimi per alimentare il gossip". 

Ma almeno c'è qualcosa che umanamente emerge dal libro sulla persona Harry? 

Il rapporto con William. Prima della lettura pensavo che tra fratelli ci fosse un bel rapporto, invece emerge che il loro sia stato sempre un rapporto conflittuale. Pare che Harry avesse sempre cercato una spalla che alla fine non avrebbe mai trovato nel fratello, a prescindere da Meghan arrivata dopo. Altra cosa che mi ha fatto riflettere è il dettaglio su una vita quotidiana alienata dalla praticità che a noi pare scontata: non avere le chiavi di casa, non aver mai ordinato un pacco su Amazon, non essere quasi mai salito su una metropolitana sono elementi che mi hanno fatto pensare al disagio provato da un ragazzo che nasce e cresce in un contesto obiettivamente pesante. 

La penna magistrale di uno scrittore del calibro di J.R. Moehringer, vincitore di un Pulitzer e già autore di un'altra autobiografia capolavoro come quella di Andre Agassi, eleva senz'altro la cronistoria dei fatti che estrapolati dal contesto letterario diventano materiale da talk show. Secondo lei, se Spare fosse stato scritto da qualcun altro o da lui stesso avrebbe avuto comunque lo stesso successo? 

"Non credo. Sicuramente la gente lo avrebbe acquistato per curiosità, ma non so se sarebbe stato letto fino alla fine come invece sta succedendo nonostante sia molto lungo. Il libro così ben scritto, invece, si lascia leggere. A tratti, per chi conosce già la storia, può risultare un po' noioso perché non dice nulla di nuovo, ma l'autore è un maestro e riesce a catturare l'interesse. Gli argomenti sono sempre quelli, rancori, gelosie e un trauma per la morte della madre mai superato che nomina praticamente quasi in ogni pagina".

Citare così spesso Lady Diana serve all'empatia? Suscita compiacimento?

"Non penso abbia voluto speculare nominando la madre così tanto. Credo, invece, che sia proprio la riprova di non essere in grado di gestire questo grande trauma della sua morte. Ma paragonando Diana alla moglie secondo me peggiora le cose, diventa stucchevole. La terza parte con l'apoteosi di questa moglie perfetta osannata dalla gente ma denigrata e odiata dalla stampa cattiva, risulta eccessiva, infatti, troppo sdolcinata. Insomma, se fosse stato un po' meno, diciamo che avremmo tutti dormito bene lo stesso". 

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