Sabato, 13 Luglio 2024
Momenti di paura

Klaus Davi aggredito fuori da una moschea: "Ebreo di m***a"

Il giornalista stava girando un servizio su un centro islamico a Milano

Spintoni, sputi, minacce. Il giornalista Klaus Davi è stato aggredito venerdì fuori dal centro islamico di viale Jenner a Milano, dove era andato - come spiega lui stesso - per realizzare alcune interviste ai passanti e ai frequentatori della moschea. 

Verso le 13, come riporta MilanoToday, alcuni uomini si sono avventati sul giornalista intimandogli di abbandonare la zona urlando e spintonandolo: "Siete degli assassini, vattene, figlio di put***. Ebreo di m***a, ti ammazziamo". L'aggressione sarebbe degenerata se alcuni passanti non fossero intervenuti a contenere i due più esagitati. "Stavo facendo sul viale delle domande sul 7 ottobre, sulla guerra in Medio Oriente, sugli ostaggi in mano ad Hamas, quando i due uomini mi hanno minacciato e spintonato e sputato. Ho cercato di mantenere la calma. La mia intenzione era semplicemente indagare sul punto di vista dei frequentatori del centro relativamente alla strage del 7 ottobre", le parole di Davi.

"E poi eravamo sul viale, uno spazio pubblico, non all'interno del centro", ha proseguito. Davi si è fermato nonostante le frequenti intimidazioni fino alle 15: "La mia intenzione era rivolgere qualche domanda all'Imam. Ma non c'è stato verso e comunque ho rispettato la sua volontà di non parlare senza fare ingresso nella Moschea". Nel video diffuso da Klaus Davi c'è una scena eloquente. Il giornalista si rivolge a un giovane frequentatore della moschea chiedendogli di accendergli una sigaretta, ma il ragazzo viene bloccato da un uomo che gli intima in arabo 'non farlo, è un ebreo'". 

"Mi ha molto colpito questa cosa, davvero inquietante. Sono per la libertà religiosa, ma che tipo di cultura viene veicolata in questi contesti? Che rischi sta correndo la Comunità Ebraica?. Voglio precisare che ero solo, che non ho assolutamente allertato le forze dell'ordine perché non è mia abitudine farlo, non mi va di fare pagare ai contribuenti il costo della mia sicurezza solo perché faccio il mio lavoro, e detto sinceramente - ha concluso - non avrei immaginato un tasso di aggressività e di controllo territoriale così capillare". 

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